L'analisi politico-sociale dell'assessore comunale di Perugia Pierluigi Vossi sulla nazionale azzurra di calcio

31.05.2026 13:49 di  Redazione Perugia24.net   vedi letture
Fonte: Antonello Menconi
L'analisi politico-sociale dell'assessore comunale di Perugia Pierluigi Vossi sulla nazionale azzurra di calcio

"Nella conferenza stampa di Silvio Baldini, alla vigilia delle amichevoli della Nazionale di calcio del Lussemburgo e della Nazionale di calcio della Grecia, è emersa con forza un’idea semplice ma decisiva: questa non è solo una Nazionale giovane, ma una fotografia dell’Italia reale. Un’Italia che cambia nella società, nel calcio e nelle sue identità. Dentro questo percorso c’è il lavoro delle giovanili e delle Nazionali giovanili azzurre, costruito negli anni anche grazie alla visione metodologica di Maurizio Viscidi, che ha contribuito a rendere il sistema più moderno, competitivo e coerente con il calcio europeo. Ma questa Nazionale racconta anche una dinamica strutturale precisa: il calcio italiano continua a formare talento, ma non sempre riesce a garantirne lo sviluppo completo dentro la Serie A. Molti di questi giocatori sono cresciuti tra Italia e estero, tra vivai nazionali e accademie europee, costruendo percorsi sempre più internazionali. Le loro storie restituiscono un’Italia già profondamente cambiata.

Francesco Pio Esposito rappresenta la continuità della scuola italiana: formazione nei vivai, crescita tecnica e fisica dentro il sistema nazionale.

Cher Ndour, nato in Italia da padre senegalese e madre italiana, cresciuto tra Brescia, Atalanta e Benfica, incarna una generazione con identità plurale e formazione europea.

Michael Kayode, nato in Italia da famiglia nigeriana, è ormai pienamente inserito nel calcio professionistico italiano.

Honest Ahanor, origini nigeriane, è uno dei profili più interessanti dei settori giovanili moderni.

Jeff Ekhator, famiglia nigeriana, rappresenta le periferie urbane dove il calcio resta un canale concreto di crescita sociale.

Seydou Fini, origini ivoriane, racconta un’Italia multiculturale e urbana, sempre più integrata nel contesto globale.

Luca Koleosho, nato negli Stati Uniti da padre nigeriano e madre canadese di origini italiane, cresciuto tra Italia, Inghilterra e diversi sistemi calcistici, rappresenta una formazione completamente internazionale.

Samuele Inacio, con radici brasiliane e crescita nel Borussia Dortmund, è espressione di un percorso europeo precoce e altamente competitivo.

Questa generazione non è uniforme, ma nasce dall’incontro di esperienze diverse che confluiscono nella maglia azzurra.

Ed è qui che emerge il nodo centrale. Molti di questi ragazzi hanno completato o accelerato la loro crescita fuori dalla Serie A. Non per mancanza di qualità del sistema italiano, ma per una difficoltà strutturale nell’offrire continuità e minuti ai giovani nel calcio professionistico.

Ndour ha trovato nel Benfica un contesto di sviluppo più costante e competitivo.
Koleosho è cresciuto nel calcio inglese, dove il giovane viene responsabilizzato subito.
Inacio ha vissuto il Borussia Dortmund, modello europeo nell’inserimento dei talenti.
Altri come Kayode, Fini, Ekhator e Ahanor hanno costruito il proprio percorso tra Italia ed estero per completare la formazione.

Il risultato è una generazione più pronta al calcio internazionale: più veloce, più fisica, più abituata a contesti ad alta intensità. Dal punto di vista sociale, questa Nazionale racconta un Paese già trasformato: multiculturale, urbano, complesso ma integrato. Dal punto di vista tecnico, racconta una crescita evidente nella completezza dei profili. Ma dal punto di vista del sistema resta una questione aperta: la capacità della Serie A di trattenere e sviluppare fino in fondo i propri talenti. Perché il punto non è solo formarli, ma accompagnarli nel momento decisivo della crescita. E alla fine, indipendentemente dal risultato contro Grecia e Lussemburgo, il senso più profondo resta questo: il calcio italiano non ha bisogno di nostalgia, ma di un sistema di fiducia organizzata. Perché un Paese cresce davvero quando il talento non viene solo scoperto, ma messo nelle condizioni di diventare stabilmente parte del presente. Dentro... e fuori dal campo".