"A spasso nell'arte": la visita di Federica Sartori a Città della Pieve, un gioiello da non perdere
Arrivare a Città della Pieve una mattina di febbraio, con un cielo azzurro che sembra dipinto, preannuncia una giornata ancora più interessante di quanto pensato. L’aria di tramontana è frizzante ma non respinge, al contrario accoglie. La cittadina medievale che si eleva su un colle affacciato sulla Val di Chiana, al confine tra Umbria e Toscana, regala immediatamente un sorriso perché fin da lontano se ne intuisce la bellezza. Dà l’impressione di essere sospesa. Nei giorni in cui la nebbia si forma alla base del colle, appare davvero sospesa. I raggi del sole regalano invece lampi dorati al caratteristico colore del cotto, che passa dal rosa chiaro, al beige fino ad arrivare a un ocra rossastro. Le costruzioni realizzate con i mattoni a vista, il giro delle mura, le torri di avvistamento rimaste, le porte che ne segnano l’ingresso, rendono unica Città della Pieve. Una volta attraversata una delle porte d’accesso si osservano le strade in salita, le piccole case una attaccata all’altra, i vicoli stretti, i palazzi nobiliari, le chiese imponenti e quelle nascoste. Ben presto gli occhi diventano curiosi di conoscere ogni luogo, di entrare nei siti storici, di scoprire tutto ciò che è Arte con la A. Si avverte nell’aria che Città della Pieve custodisce tesori di valore inestimabile. È famosa nel mondo per aver dato i natali a Pietro Vannucci (Città della Pieve, 1448 circa – Fontignano, febbraio 1523) detto il Perugino. Di famiglia ricca, si trasferì a Firenze per frequentare la bottega del Verrocchio, allievo accanto a Sandro Botticelli e Leonardo da Vinci. Diligente, bravissimo, brillante tanto da venir chiamato per collaborare alla decorazione della Cappella Sistina. Proprio a Roma, nel capolavoro di Michelangelo, dipinse la sua opera più famosa, “La Consegna delle chiavi”. Aumentando a dismisura la grandezza e la fama di Michelangelo, Vannucci lasciò Firenze per Perugia. A Città della Pieve lavorò solo dall’inizio del 1500 (non ci sono riscontri di opere eseguite negli anni precedenti) realizzando tre affreschi, un dipinto e una pala d’altare. Tutte opere che lasciano senza fiato. Del resto se viene chiamato “Divin pittore” ... c’è un valido motivo.
All’interno della cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio, nella prima cappella di sinistra (Cappella di San Giovanni Battista) vi è un dipinto che racconta del Battesimo di Gesù. Essenziale, simbolico, i due uomini con i piedi nel fiume Giordano, ciascuno ha un angelo alle proprie spalle e nel centro, in alto, la colomba dello Spirito Santo. Sullo sfondo un paesaggio umbro composto da alberi sulle colline e nel centro è posta una città. Il luminoso cielo è bianco all'orizzonte, per poi diventare sempre più scuro verso l'alto. Il dipinto evidenzia la solennità del gesto di Giovanni Battista che versa l’acqua del Giordano sul capo chino di un profondamente umano Gesù con le mani giunte davanti al torace. Non ci si può sottrarre a quell’intensità che traspare da ogni elemento ed è con difficoltà che ci si sposta, comunque non prima di qualche minuto.
Rimanendo sulla navata di sinistra, nella cappella successiva, è da ammirare lo “Sposalizio della Vergine” attribuita ad Antonio Circignani detto il Pomarancio (alcuni testi riportano che potrebbe appartenere al figlio Antonio).
Il grande, terzo e ultimo altare, conserva una pala d’altare della scuola del Pomarancio, “La Madonna del Carmine”.
Raggiunto e oltrepassato l’altare maggiore ci si trova davanti la seconda opera del Perugino presente nella cattedrale, la “Madonna in gloria tra i Santi Protettori Gervasio e Protasio”. Anche in questo dipinto Pietro Vannucci non tralascia alcun dettaglio. I colori dominanti, rosso e blu, sono accesi, forti, che danno ancor più importanza ai protagonisti. In alto si trova la Madonna con il Bambino e nella parte sottostante, ai due lati, i Santi Gervasio e Protasio, martiri milanesi e patroni di Città della Pieve, tengono le aste con i vessilli bianchi e rossi della città. Al centro San Pietro è raffigurato con le chiavi del Paradiso mentre Paolo con la spada e il libro, i simboli propri dei due Santi. Alle spalle dei quattro Santi il Perugino ha delineato le dolci colline umbre che tanto amava, mentre il pavimento geometrico ricorda quello della chiesa. L’opera è firmata e datata 1514 con l'iscrizione "Pietro di Cristoforo Vannucci di Castel della Pieve", a sottolineare l'orgoglio dell'autore di essere nato in questa città. Di nuovo sale l’emozione, lo sguardo viene colpito dalla perfezione di ogni elemento, dall’intensità dei volti, dalla postura, dall’accuratezza di ciascun dettaglio.
La cattedrale non ha finito di regalare meraviglie: tornando davanti all’altare si può ammirare la pala di Giannicola di Paolo che raffigura la Vergine col Bambino fra il Beato Giacomo Villa e i Santi Giovanni Evangelista, Giovanni Battista e Pietro Martire. Se si scende nella cripta si possono ammirare parti di imponenti colonne e sono visibili anche frammenti dell’antica decorazione pittorica, attribuibili a Benozzo Gozzoli.
Nella piazza dove si eleva la cattedrale, Piazza Plebiscito, non passano inosservate la Torre Civica che, risalente al XII secolo è il monumento più antico della città e il maestoso palazzo della Corgna, all’interno del quale si trova la Biblioteca Comunale, con un patrimonio librario di quasi cinquantamila volumi. Nella Sala del Governatore, l’affresco realizzato intorno al 1564 dal Pomarancio denominato “Il Concerto delle Muse”, lascia senza fiato. Lo sguardo si fissa al soffitto, all'opera che rappresenta nove muse intente a suonare vari strumenti musicali. Al centro è presente una fontana con gli emblemi della famiglia committente, intorno sono dipinte le figure femminili, che suonano mentre la Dea Minerva è di spalle e impugna uno scudo con sopra l’immagine della Medusa. Lungo le scalate che portano al piano nobile, che si percorrono rigorosamente con lo sguardo in alto, il palazzo è arricchito da pareti e soffitti affrescati con decorazioni a grottesche, scene mitologiche e allegorie. Al piano nobile, nella sala Grande, la testa corre immediatamente al soffitto dove l’affresco “Il convito degli Dei” di Savio Savini è nuovamente un tripudio di bellezza, perfezione, eccellenza.
Usciti da Palazzo della Corgna, Città delle Pieve attende il turista con altre opere d’arte, come la piccola Chiesa di San Pietro dove il Perugino ha dipinto un affresco dietro l’altare maggiore: “Sant’Antonio Abate tra i Santi Paolo Eremita e Marcello”. Purtroppo è rovinato, manca la parte delle gambe di Sant’Antonio, ma l’accuratezza della pittura, i colori tenui, i volti finemente tratteggiati, sono lì a testimoniare la grandezza del pittore. Appena fuori dalla chiesa vi è una piazzetta che si apre su un panorama mozzafiato sulla Val di Chiana, con le morbide colline a fare da cornice, fino ad arrivare all’orizzonte in cui si eleva il monte Cetona. Tornando verso il centro di Città della Pieve si scorgono palazzi di notevole pregio, come il Palazzo della Fargna, un gioiello del rococò romano oggi sede del Comune e il teatro degli Avvalorati, in stile neoclassico italiano.
Davanti alla Rocca, in cui ha sede l’Ufficio Turistico dove chi scrive ha chiesto e ricevuto preziose informazioni da due gentili e preparate guide, si erge la Chiesa del Gesù al cui interno vi è una tela di Pomarancio che rappresenta “La Decollazione del Battista”, ancora un’opera che lascia ammaliato chi osserva. Lo sfondo scuro e la luce laterale che illumina le espressioni sui volti dei protagonisti riportano immediatamente a Caravaggio, di cui Pomarancio era coevo. I colori accesi, il contrasto luce-ombra, nella scena crudele del martirio, crea una fortissima intensità emotiva.
A causa dei lavori è chiusa la Chiesa di San Francesco, oggi Santuario della Madonna di Fatima, dove sono conservate altre due opere del Pomarancio (“Discesa dello Spirito Santo” e “Ecce Homo”).
Oltrepassare però la porta dell’attiguo Oratorio di San Bartolomeo è stato del tutto naturale per chi unisce curiosità e passione per l’arte a quella per la scrittura, e la giornalista è stata premiata dal trovare aperta la porticina del Refettorio. Saliti il paio di gradini, abbassata la maniglia e aperta la porta la grande sala è illuminata dalla poca luce naturale che entra dall’esterno ma una forza incredibile spinge a volgere lo sguardo verso la parete di fondo. Immobili. Si rimane immobili davanti al capolavoro di Jacopo di Mino del Pellicciaio, “La Crocifissione”. Non si può che rimanere muti ed essere travolti da quest’opera datata intorno alla metà del XIV secolo, e si capisce immediatamente perché è conosciuta anche con il nome de “Il Pianto degli Angeli”. Nelle espressioni dei volti dei messaggeri celesti che circondano Gesù sulla Croce si legge un dolore profondo, una sofferenza estrema. Nella solitudine di quel luogo, di fronte a un affresco di quell’intensità, non si può che sentir salire una profonda emozione ed è con difficoltà che ci si riavvicina alla porticina per uscire.
A Città della Pieve è bello percorrere le strade e i vicoli senza guardare la mappa presa all’ufficio turistico e neanche farsi aiutare dal cellulare perché il centro storico è piccolo, tenuto alla perfezione, pulitissimo, con punti di riferimento che aiutano: la Torre Civica, i campanili delle chiese, le mura che segnano il perimetro.
Di strada in vicolo, di terziere in terziere, usciti dalla Porta Romana, si raggiunge il Museo Civico-Diocesano allestito nell’antica Chiesa di Santa Maria dei Servi. Nella prima cappella di destra è raffigurata la Deposizione dalla Croce di Pietro Vannucci, purtroppo mancante proprio della parte centrale in alto, dov’era la figura di Gesù mentre viene tolto dalla Croce, e si riesce a scorgere solamente il volto. L’affresco rappresenta uno dei momenti più alti della produzione artistica del Perugino, ormai ultra settantenne. Insolite le tre scale appoggiate alla Croce che servono a dare profondità e senso prospettico all’opera seppur, essendo l’affresco rovinato, si è perso molto del paesaggio sullo sfondo. Molto della raffigurazione è purtroppo andato perduto ma quel che è ancora visibile, come il corpo svenuto della Madonna che giace a terra sulla parte sinistra circondato da un gruppo di donne con i volti dolci e sofferenti e in basso sulla destra alcuni Apostoli, trasmette tutto il dolore di quel momento e l’emozione profonda coglie chi guarda.
La giornata si chiude all’Oratorio di Santa Maria dei Bianchi. Aperta la porta, l’impatto è ‘devastante’. “L’adorazione dei Magi”, affresco del Perugino, appare a pochi metri. Splendido, unico, meraviglioso. Gli aggettivi si affollano nella mente senza che uno prevalga sull’altro. Si tratta di uno di quei momenti in cui chi scrive, seppur viaggiatrice che ha visitato decine di musei e chiese, è entrata in luoghi di culto di tutte le religioni, ha varcato la soglia di una moltitudine di musei, ha ammirato teatri e palazzi, resta senza parole. La composizione ruota attorno alla figura della Madonna con il Bambino, a cui i Magi, disposti ai lati, offrono i preziosi doni. Ma c’è molto di più: San Giuseppe, il bue, l’asinello, un cagnolino e dietro alcuni pastori e pecore. Ai lati della sacra Famiglia, da entrambi i lati, tante persone accorse per vedere il Bambino. In alto, un angelo vola portando l’annuncio della stella cometa, in lontananza soldati e cavalli, addirittura due dromedari, alberi rigogliosi, le ondulate colline umbre e sullo sfondo una città. I colori chiari ma ben definiti, ogni particolare è curato, ogni centimetro della grande parete è dipinto. Nulla è lasciato al caso. Pietro Vannucci, verrà chiamato Perugino, ma ricorda perfettamente di essere nato a Città della Pieve e dona alla città un’opera magnificamente unica!
Tutti i luoghi che la giornalista ha visitato rendono Città della Pieve un gioiellino da conoscere, visitare e di cui divulgare la bellezza. Le profonde emozioni nate in una sola giornata possono essere descritte e condivise, ma il suggerimento è che vengano provate dal maggior numero di persone.