"Nel parlare di questo Perugia, mai nessuno che fosse andato alla radice del problema, alle cause profonde"

16.02.2026 21:10 di  Redazione Perugia24.net   vedi letture
"Nel parlare di questo Perugia, mai nessuno che fosse andato alla radice del problema, alle cause profonde"

L'opinione del giornalista Marco Taccucci dopo la partita tra Perugia e Carpi. "Eh si, l’ennesima partita che bisognava vincere a tutti i costi, quella da ultima spiaggia, quella da dentro o fuori. Poi vai in campo e pareggi. E ti devi tenere stretto il punto! Strettissimo. E giù processi, no? Sono due anni che gli allenatori “non en boni”, vero? Mai nessuno che fosse andato alla radice del problema, alle cause profonde. Alle scelte sbagliate a monte, poi complicate, da ripianare quando la stagione ti sta sfuggendo di mano. Si dice che sbagliando si impara, no? Eppure non c’è tempo per sbagliare per chi ha l’onore e l’onere di provare a tirarci fuori dai guai. Quanto al “gioco”. Dobbiamo salvarci, allora vale la pena “osare e giocare all’attacco ho sentito dire e ho detto anche io . Poi vedi le partite e rifletti. Se ho un minimo di esperienza penso che per giocare all'attacco (come fanno alcune squadre di A) devi avere una struttura per farlo. Se la tua struttura è quella di una squadra come il Perugia che difende basso, con giocatori che hanno un eta media abbastanza alta, non più giovanissimi calcisticamente parlando come fai ad attaccare alto, accompagnando la squadra in avanti ? Senza terzini “veri” ma solo con giocatori “adattati”? Età anagrafica e caratteristiche dei giocatori mi fanno pensare all’esatto contrario. Difesa bassa e ripartenze. Compattezza si, ma verso il basso. Giocare con un po di umiltà sperando che la difesa faccia il suo (come oggi) e che gli attaccanti, tanti che abbiamo, la buttino dentro in qualche modo. Tedesco ha provato a fare l’esatto contrario anche costretto dalle caratteristiche dei giocatori che sono arrivati . Con quali risultati? Bene a San Benedetto, meno bene con due squadre più giovani e organizzate, che corrono. Che hanno dimostrato di essere superiori alla nostra. Si è preso il rischio di provare ad osare, anzi provare senza avere il tempo di allenare, con tre partite in sette giorni e giocatori in condizioni fisiche non ottimali. È andata così, non come volevamo. Mi fanno sorridere quelli che pensano che la squadra non ha un gioco, che si aspettavano di vedere calcio champagne da un momento all’altro. Ricordo che in questa stagione abbiamo avuto due direttori sportivi e tre allenatori, che fanno 5 in poco più di un anno. Siamo stati sempre nelle ultime posizioni e salvo miracoli saremo lì anche alla fine. E che Dio ce la mandi buona".