"Il fallimento della Ternana non è cronaca sportiva, ma è il riflesso di un collasso d'identità e una ferita al cuore verde"
Il fallimento della Ternana "è un'altra coltellata e una ferita al cuore verde". Lo dice Fabbrizio Paffarini, presidente regionale ed opinionista. "Le vicende della Ternana, che seguono a ruota quelle già ampiamente sofferte dal Perugia - sottolinea - non devono essere pensate soltanto quale cronaca sportiva, ma sono il riflesso di un collasso d'identità. Siamo un territorio dove la squadra di calcio è un collante generazionale, un simbolo di appartenenza e di orgoglio operaio e storico. Il fallimento societario viene percepito come un tradimento del tessuto sociale stesso. È un figlio che è caduto in disgrazia. Ma siamo pure il grido di una anomalia del sistema calcio nazionale. Il calcio italiano oggi si regge su sul paradosso dei debiti d'oro. Mentre i top club di serie A navigano in mari sconfinati di buchi di bilancio quasi miliardari, ampiamente "tollerati" dal sistema, le realtà di provincia, quelle più vicine alla gente, affondano alla prima manovra sbagliata. Nessuno che denunci i costi esagerati perfino per l'attività calcistica di base. Impegni che per le piccole realtà paesane regionali sono diventati proibitivi. Quando lo sport smette di essere inclusivo, quello dei ragazzi delle curve e diventa un lusso per pochi, perde la sua missione sociale e educativa. Burocrazia e ridicola formazione online a lauto pagamento perfino per i tecnici dilettanti di 3^ categoria. Corsi molto onerosi e svuotati di contenuti pratici, che sembrano più mirati a rimpinguare le casse della Federazione (costo organizzazione corsi praticamente a zero rivenduti a cifre assurde) che a migliorare la qualità dell'offerta e del gioco. Oggi, dire che "il pesce puzza dalla testa" è l'adagio più azzeccato. La distanza tra chi decide nelle alte sfere e chi vive il fango dei campi di periferia o la passione degli spalti, è diventata un abisso. Finché il calcio sarà gestito solo come un prodotto #Finanziario e non come un bene culturale e sociale, vedremo ancora piazze storiche, dal nord al sud, sacrificate sull'altare della cattiva gestione. Senza dimenticare che la settimana scorsa l'Istat ha certificato che soltanto un ragazzo/a su quattro pratica ormai un qualsiasi sport. L'Umbria, con la sua laboriosità, meriterebbe investitori capaci di guardare oltre il bilancio trimestrale, rispettando quella dignità che i tifosi e i cittadini non hanno mai perso, a differenza di certi pseudo politici e dirigenti. Forza Ternana. Il derby è un'altra cosa".