Umbria Jazz celebra quest'anno Dabio Fo e lo fa con uno spettacolare manifesto, che sasrà un vero cult

07.04.2026 20:06 di  Redazione Perugia24.net   vedi letture
Fonte: Antonello Menconi
Umbria Jazz celebra quest'anno Dabio Fo e lo fa con uno spettacolare manifesto, che sasrà un vero cult

Quest'anno Umbria Jazz celebra Dario Fo e lo fa scegliendo "La Danza degli Zanni" come manifesto dell’edizione 2026. Umbria Jazz (a Perugia dal 3 al 12 luglio 2026) celebra quindi il genio dell'artista nel centenario della nascita, rendendo omaggio a una delle figure più originali e influenti della cultura italiana del Novecento. In questa occasione la storica collezione di manifesti artistici del Festival si arricchisce di un nuovo contributo di grande valore simbolico: il manifesto ufficiale dell’edizione 2026 è infatti un’opera firmata dal drammaturgo, attore e regista italiano, insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1997. Artista poliedrico e protagonista della scena culturale internazionale, Fo ha sempre vissuto la pittura come una vocazione primaria fin dall’infanzia, definendosi spesso «attore dilettante e pittore professionista». La Danza degli Zanni, realizzato nel 2013 e gentilmente concesso dalla Fondazione Fo Rame, non è soltanto un’opera pittorica: è quasi uno spartito visivo della ricerca teatrale di Dario Fo, una scena dipinta in cui immagini e ritmo sembrano muoversi come in una rappresentazione. Lo Zanni – Giovanni nel dialetto veneto – è la più antica maschera della Commedia dell’Arte: il servo povero, tormentato dalla fame, sfruttato e spesso deriso, ma anche portatore di una vitalità irriducibile e di uno sguardo capace di rovesciare il mondo con l’ironia. Nel dipinto lo Zanni appare al centro di una sorta di festa visionaria: intorno a lui i musici si muovono sulla tela con leggerezza quasi eterea, come se il colore stesso diventasse suono. La musica lo circonda, lo accompagna, lo celebra. È un’immagine che restituisce uno dei nuclei più profondi dell’arte di Fo: l’arte che dà voce agli ultimi e che trova nella musica una matrice di comunità, un linguaggio condiviso capace di unire le persone oltre ogni distanza. Lo Zanni, antenato di Arlecchino e figura originaria del giullare, trova nell’arte la propria emancipazione: da servo affamato diventa narratore del mondo, capace di svelarne contraddizioni e ingiustizie. Non è un caso che questa figura rimandi idealmente anche a Francesco d’Assisi, modello spirituale dei “minores”, che scelse deliberatamente di stare dalla parte degli ultimi e che definiva sé stesso e i suoi frati Giullari di Dio. A sottolineare questo legame con San Francesco, del quale nel 2026 si ricordano gli 800 anni dalla morte, esiste un bozzetto negli archivi della Fondazione Fo Rame, usato come base per la tela del 2013, appartenente al materiale della lezione spettacolo di Dario Fo intitolata "Giotto non Giotto" del 2009 dal titolo "Francesco danza e fa festa dopo la sua liberazione" presumibilmente riferito all'episodio legato alla guerra tra Assisi e Perugia che vede Francesco soldato e dove lo stesso fu catturato e imprigionato. In questa linea ideale, lo Zanni dipinto da Fo continua la sua trasformazione: da maschera popolare a simbolo universale di libertà creativa. E se San Francesco si proclamava giullare di Dio, Dario Fo è stato, nel teatro contemporaneo, il grande re dei giullari, colui che ha saputo restituire alla risata, alla satira e alla narrazione popolare la loro forza più antica e più necessaria. Con una formazione pittorica maturata presso l’Accademia di Brera di Milano, Fo ha sempre sostenuto che la sua capacità narrativa trovasse origine proprio nei dipinti: solo dopo aver disegnato le immagini che aveva in mente riusciva a sviluppare storie e scenari destinati al racconto teatrale. Forte anche il legame del Maestro con la musica jazz: una profonda amicizia nata negli anni Cinquanta lo univa a Enrico Intra, compagno di avventure artistiche e di quella narrazione ironica e satirica che attraversava il fermento culturale della Milano del dopoguerra. Insieme a figure come Enzo Jannacci e Franco Cerri, facevano parte di un nucleo creativo che contribuì a rinnovare la scena artistica e musicale milanese. Nel 2012 parteciparono alla mostra-spettacolo “Lazzi, Sberleffi Dipinti” al Palazzo Reale di Milano. «Non ho fatto altro ­– raccontava Dario Fo in un’intervista per La Stampa – che invitare tutti quelli che ho dipinto in questo enorme quadro che rappresenta le forze della musica che prendevano vita nel Dopoguerra con la scoperta del jazz. Molti club si chiamavano come i canali: il Lambro, la Ghisolfa. Chi sapeva suonare arrivava da tutta Italia. Ieri mattina hanno risposto all’invito: ho fatto i conti, erano 62 anni che non ci si incontrava tutti insieme». Sarà proprio Enrico Intra il protagonista del concerto che il prossimo luglio il Festival dedicherà al Maestro, scomparso nel 2016, per celebrare insieme il centenario della nascita e il decimo anniversario della sua scomparsa. Tutti i dettagli saranno annunciati prossimamente.

LA DANZA DEGLI ZANNI Dario Fo 2013 tecnica mista su tela 150 x 105 cm