"Il primo posto? Non vuol dire essere arrivati, ma siamo solo all’inizio del nostro percorso..."

13.11.2020 12:01 di Redazione Perugia24.net   Vedi letture
"Il primo posto? Non vuol dire essere arrivati, ma siamo solo all’inizio del nostro percorso..."

Il diesse del Perugia Marco Giannitti dopo il sollievo e poi l’entusiasmo per la vittoria sul Padova predica «umiltà, perché il primo posto ora non vuol dire essere arrivati, siamo solo all’inizio del nostro percorso». Direttore - scrive Francesca Mencacci su La Nazione - l’entusiasmo va frenato o va cavalcato? «C’è un entusiasmo positivo e uno negativo, il primo ti fa crescere ed è quello che noi dobbiamo cavalcare. Non dobbiamo invece pensare di aver vinto il campionato. La classifica si guarda a maggio perché la stagione è lunga, dobbiamo restare con i piedi per terra: la prima parte di campionato ci sta dicendo che non ci sono solo Padova e Perugia, ma altre formazioni che lotteranno». Sorpreso di essere in testa dopo un avvio difficile? «Siamo all’inizio, io mi sono dedicato a creare un gruppo che fosse compatto e che avesse senso di appartenenza, vederli felici, aiutarsi, è motivo di orgoglio. Siamo sulla buona strada, lo dimostra che esulta anche chi non, perché dà più importanza al gruppo. Il mister ha parlato anche di Dragomir per spiegare il concetto. Ora dovremo essere maturi e gestire al meglio questo momento. Dobbiamo ‘stare sul pezzo’». In cosa la squadra è migliorata? «Ha capito la categoria, è servito tanto lavoro. Se vuoi pensare in grande devi capire che serve anche essere brutti e saper soffrire. Più lo capiremo e più faremo bene. Abbiamo scoperto il campionato e ora l’attenzione deve restare alta». Il punto di svolta dopo lo scivolone di Mantova. «È stato lo spartiacque, costruivi o naufragavi. Abbiamo straperso la partita e in quel momento abbiamo deciso di costruire, le dichiarazioni del direttore Comotto sono state molto importanti. Io vedevo il lavoro di Caserta, sapevo che sarebbe venuto fuori, adesso si vede una nuova squadra. I ragazzi hanno mandato giù l’umiliazione e capito la serie C. Stanno dando dimostrazione di umiltà e compattezza». Covid: ha mai pensato fosse più giusto fermarsi? «A ridosso della gara con il Padova. A due ore dalla partita non sapevamo chi sarebbe sceso in campo. Ecco in quel momento ho pensato fosse meglio uno stop. Sono contento però di quello che vedo, ci sono 22 persone che stanno dimostrando di valere il Perugia, a questi ragazzi un applauso, perché mettono tutto nonostante le difficoltà». Qualcuno sostiene che l’attacco sia da rinforzare. «La difesa è il miglior attacco. Perché se non prendi gol, qualcuno poi lo fa. Non credo nell’attaccante da venti gol, credo nell’attaccante decisivo e i nostri tre lo sono stati. Vedere poi esultare Murano al gol di Bianchimano è per me la soddisfazione più grande». Questo Perugia è simile al «suo» Frosinone vincente? «La serie C richiede certi parametri, soprattutto caratteriali, noi abbiamo un obiettivo: lavorare con umiltà e abnegazione per conquistare gli applausi di una tifoseria scontenta. Un giorno li avremo perché i tifosi si sentiranno rappresentati». Un giocatore che ha stupito in maniera positiva? «Faccio i complimenti al settore giovanile del Perugia, Lunghi è un giocatore forte. So che non si monterà la testa».