La vergogna nel territorio di Marsciano dello Stadio di Castiglione della Valle: ma perchè è in queste condizioni?

25.07.2026 18:30 di  Redazione Perugia24.net   vedi letture
La vergogna nel territorio di Marsciano dello Stadio di Castiglione della Valle: ma perchè è in queste condizioni?

Diamo voce alla denuncia sui social de "La vocedel Nestore" riguardante lo stadio "Vestrelli" di Castiglione della Valle, dove disputava le proprie gare di serie D l'allora Villabiagio. "Una disamina critica sulla gestione dell'impiantistica sportiva a Castiglione della Valle e sul cortocircuito amministrativo del Comune di Marsciano. Fino a pochi anni fa, lo Stadio Comunale "Elio Vestrelli" di Castiglione della Valle - si legge - ha rappresentato un vero fiore all’occhiello per l’intera media valle del Tevere. Sarebbe stato un impianto concepito con criteri strutturali da categorie superiori: tribune rigorosamente divise tra ospiti e locali, parcheggi logistici intelligenti, recinzioni di sicurezza a norma e un manto in erba naturale invidiabile. Avrebbe potuto ospitare il grande calcio dilettantistico, dall'Eccellenza alla quarta serie. Ci ricordiamo della partita Villabiagio-Siena, fino alla prestigiosa Fase Nazionale della Coppa Italia Dilettanti. Oggi, quell'eccellenza parrebbe essere stata deliberatamente buttata a mare. Lo spettacolo a cui assistono i cittadini risulta indegno: un prato verde che completamente secco, pertinenze che parrebbero versare nell’incuria più totale, strutture tecnologiche all'epoca pionieristiche (come il solare termico) che risulterebbero abbandonate a se stesse., l'impianto sarebbe scivolato in un limbo inaccettabile che ferirebbe la memoria e il portafoglio della comunità.

Per comprendere le ragioni di questo sfacelo, bisognerebbe guardare alle responsabilità formali di questa ultima stagione sportiva. Ad oggi, l'impianto risulterebbe assegnato in concessione gratuita all'A.S.D. Nestor Calcio 1904. La firma su una convenzione per la gestione di un bene pubblico non dovrebbe essere un titolo onorifico, ma comporterebbe precisi oneri giuridici e gestionali. Chi avesse in carico il "Vestrelli" avrebbe il dovere categorico di assicurarne la manutenzione ordinaria. Nello specifico, l'irrigazione sistematica del manto erboso e la cura delle pertinenze rientrerebbero tra i requisiti minimi indispensabili per evitare il deterioramento del bene. Assistere a un campo totalmente inaridito significherebbe accertare che qualcuno sarebbe venuto meno ai propri impegni contrattuali. Se il gestore non irrigasse e lasciasse morire un prato rigenerato con i soldi della collettività, si configurerebbe una colpa evidente. Ma se il concessionario non adempisse ai suoi doveri, l'errore primario resterebbe in capo al Comune di Marsciano, che avrebbe l'obbligo di vigilare, revocare le concessioni inadempienti o intervenire in danno, anziché voltarsi dall'altra parte.

La vicenda del "Vestrelli" solleverebbe un velo impietoso su un modus operandi purtroppo consolidato nella politica locale: la caccia bulimica al finanziamento pubblico, slegata da qualsiasi capacità di conservazione del presente. Mentre il Comune di Marsciano si affannerebbe a produrre scartoffie e domande per accedere ai contributi nazionali del bando "Sport e Periferie" per nuove opere in altre frazioni, lascerebbe contemporaneamente marcire quello che avrebbe già in mano. Sarebbe un cortocircuito logico ed economico: si spenderebbero energie per progettare il nuovo pur di esibire un titolo di giornale o inaugurare un cantiere; si dimostrerebbe una totale incapacità di garantire la sufficienza manutentiva dell'esistente, riducendo a zero il valore di investimenti passati.

I numeri del resto non mentirebbero e peserebbero come macigni. Per riconsegnare questa struttura alla comunità, sarebbero stati spesi 218.000 euro. Di questi, 148.000 euro sarebbero stati attinti da casse pubbliche (101.000 euro dal Comune di Marsciano e 47.000 euro dalla Regione Umbria), a cui si sarebbero aggiunti ben 70.000 euro di sudore e autofinanziamento della società sportiva locale per il solo manto erboso. Permettere che un investimento di questa portata si polverizzasse per inerzia e per la totale assenza di acqua non sarebbe solo una scelta politicamente miope: sarebbe l'evidenza di un fallimento gestionale.

A rendere la situazione ancor più grottesca sarebbe la geografia politica del territorio. Farebbe specie notare come nella compagine amministrativa vi sarebbero esponenti e assessori nativi o residenti nel posto. Sorgerebbe spontanea una provocazione: i rappresentanti delle istituzioni userebbero forse deviazioni stradali per evitare di passare davanti all'impianto sportivo, oppure avrebbero sviluppato una singolare cecità selettiva che permetterebbe loro di non vedere lo scempio? La tutela del territorio non si farebbe con i proclami, ma con la vigilanza quotidiana sui beni della propria gente. Il deterioramento di un'opera pubblica per omessa vigilanza da parte dell'Ente o per l'accertata inerzia del concessionario nell'eseguire le normali operazioni di sussistenza (come irrigare il campo) non sarebbe solo una vergogna sportiva. Questo scenario configurerebbe, nei fatti, un potenziale danno erariale per depauperamento del patrimonio comunale. 

Conclusioni

Non avremmo bisogno di una politica che sapesse solo compilare moduli per chiedere nuovi fondi a Roma, se poi non fosse in grado di pretendere che il gestore firmatario pagasse la bolletta dell'acqua per irrigare un campo da 70.000 euro o mandasse un operaio a sfalciare le pertinenze. La vera buona amministrazione comincerebbe dalla custodia rigorosa del patrimonio esistente. Finché non cambia questa mentalità, ogni bando vinto non sarebbe una vittoria per la periferia, ma solo l'inizio del prossimo, annunciato abbandono".