Presentato a Perugia il libro "Traditi. Le mie verità sui misteri di Palermo e sulla magistratura" di Antonio Ingroia e Massimo Giletti

26.05.2026 15:59 di  Redazione Perugia24.net   vedi letture
Fonte: Francesco Gori
Presentato a Perugia il libro "Traditi. Le mie verità sui misteri di Palermo e sulla magistratura" di Antonio Ingroia e Massimo Giletti

«I misteri di Palermo non sono fantasmi del passato: sono ferite aperte che il Paese non ha ancora il coraggio di guardare». Nel cuore pulsante di Perugia, a Piazza IV Novembre, è sbarcato "Traditi. Le mie verità sui misteri di Palermo e sulla magistratura" (edito da Piemme), il libro-intervista scritto a quattro mani dall'ex magistrato Antonio Ingroia e dal giornalista Massimo Giletti. L'evento, svoltosi a ventiquattrore esatte dalle celebrazioni per la Giornata Nazionale della Legalità e dal XXXI Premio "Livatino Saetta Costa", ha richiamato una folla straordinaria di cittadini, studenti, esponenti delle istituzioni e delle forze dell'ordine, desiderosi di ascoltare una delle testimonianze più scottanti, divisive e necessarie della storia giudiziaria e politica recente del nostro Paese.

Una testimonianza senza sconti: la solitudine dei giusti

Promossa dalla Fondazione Spazio Legalità con il patrocinio del SIULP e dell'Associazione Libertas Margot, la serata non è stata una semplice e formale presentazione editoriale, ma si è trasformata in un vero e proprio laboratorio di memoria civile.

Antonio Ingroia, per anni uno dei magistrati più esposti sul fronte della lotta a Cosa Nostra, stretto collaboratore di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e pubblico ministero di processi storici, ha ripercorso le stagioni più buie e decisive della Repubblica. Nelle pagine di Traditi, l'ex pm non cerca assoluzioni né condanne facili, ma offre la prospettiva lucida e spesso dolorosa di chi ha visto lo Stato oscillare tra l'eroismo dei singoli e i compromessi indicibili dei palazzi del potere.

Al centro del dibattito, moderato con polso e sensibilità da Simona Ambrosio, dirigente di Libertas Margot e da anni in prima linea nel contrasto alle violenze, sono emersi i temi caldi del volume: le trattative mai del tutto chiarite tra pezzi delle istituzioni e vertici mafiosi, i depistaggi strategici, ma soprattutto la radiografia di una magistratura che – come ha denunciato lo stesso autore – ha subito drammatici tradimenti dall'interno e intollerabili pressioni politiche dall'esterno.

Il valore della rete locale: istituzioni e associazionismo a confronto

Il valore aggiunto dell'appuntamento perugino è stato la capacità di connettere i grandi misteri nazionali con il tessuto sociale e civile del territorio umbro. Il pomeriggio è stato inaugurato dai saluti delle autorità e dei promotori:

Antonio Donato (delegato alla sicurezza del Comune di Perugia) e Leonardo Varasano (consigliere comunale), che hanno ribadito l'importanza di ospitare nel capoluogo dibattiti che tengano accesi i riflettori sulla salute democratica del Paese.

Massimo Pici, Segretario Provinciale del SIULP e Presidente di Libertas Margot, il quale ha ricordato come la battaglia per la legalità sia unica, e colleghi idealmente il contrasto alle grandi mafie al lavoro quotidiano svolto sul territorio contro la criminalità e, in particolare, contro la violenza di genere.

A stimolare il fitto dialogo con Antonio Ingroia è stato Pippo Di Vita: docente, sindacalista, formatore e storico attivista antimafia. Di Vita, figura di riferimento a Perugia per la divulgazione della cultura della legalità, ha incalzato l'autore guidando il pubblico dietro le quinte di indagini blindate, analizzando l'evoluzione della percezione della giustizia nell'opinione pubblica dal 1992 a oggi.

«Questo libro è una lettura necessaria per capire dove siamo e come ci siamo arrivati», è stato il commento unanime emerso dal tavolo dei relatori.

L'incontro si è chiuso con un lungo dibattito con il pubblico presente in sala. Perugia, attraverso la straordinaria partecipazione alla Sala della Vaccara, ha dimostrato che il desiderio di verità e giustizia non appartiene al passato, ma resta una necessità viva, pulsante e collettiva.