Domani la seconda giornata del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia con tantissimi ospiti

15.04.2026 20:30 di  Redazione Perugia24.net   vedi letture
Domani la seconda giornata del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia con tantissimi ospiti

Con la seconda giornata del Festival Internazionale del Giornalismo 2026 si entra nel vivo della programmazione della XX edizione. Dopo il warm-up inaugurale, #ijf26 concentra a Perugia una densità rara di protagonisti globali: firme internazionali e alcune delle personalità più influenti nella trasformazione contemporanea dei media. Dal regista premio Oscar Yuval Abraham, co-autore di No Other Land, alla giornalista americana Amy Wallace, autrice e ghostwriter di Nobody’s Girl, il memoir postumo di Virginia Giuffre, vittima suicida di Epstein. Con loro anche Jess Michaels, sopravvissuta agli abusi legati alla rete Epstein, oggi attivista impegnata da oltre trent’anni sul fronte del trauma e della consapevolezza pubblica. Tra le grandi figure simboliche della giornata torna a #ijf26 Maria Ressa, premio Nobel per la Pace 2021 e tra le voci più autorevoli al mondo nella difesa della libertà di stampa. Fondatrice di Rappler, perseguitata e arrestata dal governo Duterte, Ressa continua a interrogare il collasso dell’ecosistema informativo globale, il ruolo della disinformazione e il rapporto sempre più critico tra piattaforme digitali, democrazia e violenza. Tra i momenti più attesi, l’incontro con Dave Jorgenson, autentica star del profilo TikTok del Washington Post e tra i volti più riconoscibili della nuova informazione digitale, simbolo di un giornalismo sempre più nativo delle piattaforme. Spazio ai format più innovativi: arriva dal vivo a Perugia una puntata speciale di The Rebooting: #ijf26 edition, il live show guidato da Brian Morrissey, tra i podcast più seguiti nel settore media. Un appuntamento che porta sul palco il paradigma dei creator-led media e racconta come il giornalismo stia migrando verso modelli più fluidi, personali e disintermediati, dove la sostenibilità si gioca sull’esecuzione più che sulla visione.

Per il quarto anno consecutivo, #ijf26 ospita in anteprima l’annuncio della shortlist dello European Press Prize 2026, nell’incontro “You heard it here first” con Paul Radu, cofondatore di OCCRP; Veronika Munk, direttrice innovazione e new markets di Denník N; Clara Jiménez Cruz, cofondatrice di Maldita.es; Cristian Lupșa, editor-in-chief di DoR (Decât o Revistă).

Al centro del dibattito anche l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’ecosistema informativo. Il concetto di “Contenuti liquidi”, destinato a ridefinire la produzione e la distribuzione delle notizie, sarà al centro di un panel di altissimo livello con una concentrazione di top speaker difficilmente replicabile: Phoebe Connelly (ex Washington Post), Mukul Devichand (New York Times), Erja Yläjärvi (Helsingin Sanomat) e Olle Zachrison (BBC). Un confronto su cosa significa “editare” contenuti che non sono più fissi, ma dinamici, personalizzati e sempre più guidati dagli algoritmi.

Ecco alcuni highlight dei principali appuntamenti di giovedì 16 aprile al Festival Internazionale del Giornalismo. 

“The censor’s paradox: Israeli censorship, Gaza and information control in the AI age”. Protagonista Yuval Abraham, giornalista investigativo di +972 Magazine e premio Oscar per No Other Land, simbolo di una nuova generazione di reporter capaci di muoversi tra inchiesta, attivismo e narrazione globale. Accanto a lui, Gur Megiddo, giornalista investigativo di TheMarker / Haaretz; Milàn Czerny, analista OSINT con collaborazioni per Wall Street Journal, Associated Press e OCCRP; Omer Benjakob, tech reporter di Haaretz: un panel che affronta i temi del giornalismo contemporaneo. A Gaza tra censura militare, limiti legali e uso crescente di strumenti open source per aggirare i blocchi informativi.

Sempre sul fronte dei conflitti, “Cutting through the noise” porta sul palco chi combatte la disinformazione direttamente nei teatri di guerra. Dal Congo alla Siria fino all’Ucraina, Ange Adihe Kasongo, giornalista e fact-checker congolese; Ahmad Primo, giornalista siriano e fondatore di Verify-Sy; Dmytro Raiskyi, fact-checker ucraino e analista OSINT, raccontano come la verifica delle informazioni sia diventata parte integrante delle operazioni sul campo, una vera e propria infrastruttura della guerra contemporanea.

Il rapporto tra media e potere torna con forza in “The New Censorship: Now What?”, dialogo tra Alan Rusbridger, già direttore del Guardian e oggi editor di Prospect Magazine, e Ayala Panievsky, giornalista e ricercatrice esperta di media e potere digitale. Qui la censura non è più esplicita ma sistemica: SLAPP, campagne di delegittimazione, pressione politica e manipolazione dell’ecosistema informativo.

Tra i momenti più pop e strategici della giornata, “A 101 guide to doing serious journalism that brings a smile” con Dave Jorgenson, video journalist e volto del canale TikTok del Washington Post, oggi tra i più riconoscibili interpreti della nuova informazione digitale. Accanto a lui, Aled John, head of social media del Financial Times, per un confronto tra legacy media e nuovi linguaggi.

Ampio spazio al caso Epstein con “The Epstein Files: where did the media get it wrong?”: sul palco Monique El-Faizy, giornalista investigativa e autrice; Jess Michaels, sopravvissuta agli abusi e attivista; Lucia Osborne-Crowley, reporter investigativa e autrice per The Guardian e New York Times.

Il tema si amplia in “Understanding US power, politics and patriarchy”, con Amy Wallace, giornalista e autrice, ghostwriter del memoir di Virginia Giuffre, in dialogo con Eliza Anyangwe, executive editor di The Fuller Project, organizzazione non profit dedicata al giornalismo sulle questioni di genere.

Il futuro del giornalismo passa anche dai modelli indipendenti. In “Uncensorable: the front lines of resistance journalism”, la Pulitzer Julia Angwin, appena reduce da una causa contro Grammarly per l’uso non consensuale dei suoi articoli nell’addestramento dell’AI, fondatrice di Proof News, riunisce alcune delle realtà più dinamiche del panorama americano: Marisa Kabas, giornalista indipendente e founder della newsletter The Handbasket; Tara Palmeri, reporter politica e autrice di newsletter indipendenti; Memo Torres, giornalista e creatore di contenuti digitali. Un racconto concreto di come alcune delle inchieste più incisive oggi nascano fuori dai grandi gruppi editoriali.

Per il quarto anno consecutivo, #ijf26 ospita in anteprima l’annuncio della shortlist dello European Press Prize 2026, nell’incontro “You heard it here first” con Paul Radu, cofondatore di OCCRP; Veronika Munk, direttrice innovazione e new markets di Denník N; Clara Jiménez Cruz, cofondatrice di Maldita.es; Cristian Lupșa, editor-in-chief di DoR (Decât o Revistă).

Infine, il 16 aprile lo sguardo si spinge oltre le piattaforme tradizionali. In “Managing the open social web for media companies” si confrontano Felix Hlatky, Executive Director di Mastodon; Rose Wang, Chief Operating Officer di Bluesky; Paul Nemitz, già Principal Adviser della Commissione europea e tra gli architetti di alcune delle più importanti politiche Ue su dati e digitale. Modera Björn Staschen, esperto di media pubblici e innovazione digitale. Un dibattito raro, perché mette attorno allo stesso tavolo visioni diverse del web sociale aperto e interroga una questione ormai decisiva per l’industria dell’informazione: se e in che misura i media possano riconquistare una parte del controllo sulla distribuzione dei contenuti e sulla relazione con il pubblico.