Avviato oggi a Perugia il Festival del Giornalismo e subito emozioni e boom di pubblico

15.04.2026 14:26 di  Redazione Perugia24.net   vedi letture
Fonte: Antonello Menconi
Avviato oggi a Perugia il Festival del Giornalismo e subito emozioni e boom di pubblico

Il Festival Internazionale del Giornalismo celebra la sua XX edizione. Dal 15 al 18 aprile 2026, Perugia ospita le voci più autorevoli dell’informazione globale — premi Nobel, Oscar e Pulitzer, eccellenze, protagonisti e testimoni della cronaca contemporanea — per analizzare il presente e il futuro del giornalismo. Con oltre 500 speaker, provenienti da oltre 60 paesi. Circa 200 eventi a ingresso libero, 10 location, il festival da vent’anni osserva e interpreta l’evoluzione dell’infosfera, offrendo ogni anno una mappa aggiornata della geopolitica dell’informazione. Al centro del programma: guerre, libertà di stampa, crisi dei modelli economici, impatto dell’intelligenza artificiale, disinformazione, diritti e trasformazioni globali.

Accanto al programma ufficiale, ci sono i side events, quest’anno 50, nati e organizzati autonomamente da speaker, giornalisti, organizzazioni mediatiche e fondazioni — animano la città e i suoi locali, caffè e terrazze con incontri e momenti di networking diffusi, dove nascono collaborazioni e progetti di giornalismo transnazionale.

«Da vent’anni le eccellenze dell’informazione globale si danno appuntamento a Perugia perché qui si costruisce la conversazione sui temi cruciali del nostro tempo», afferma la direttrice Arianna Ciccone.

Tutti gli eventi sono gratuiti, trasmessi in streaming e disponibili on demand.
Il festival quest’anno si concluderà con una festa nella serata di sabato 18 aprile.

Anche per la XX edizione Craig Newmark rinnova il sostegno attraverso Craig Newmark Philanthropies. Per la prima volta, tra i sostenitori anche la MacArthur Foundation.

Main sponsor: Google News Initiative.
Main partner istituzionali: Regione Umbria e Comune di Perugia.
Sponsor: DW Akademie, Knight Foundation, McKinsey & Company, Microsoft.
Partner istituzionali: Commissione europea, Parlamento europeo.

HIGHLIGHTS OSPITI STRANIERI E TEMI #IJF26

Il programma della XX edizione offre una mappa delle forze che stanno ridefinendo il giornalismo e il suo ruolo nello spazio pubblico. Dai conflitti in corso — Gaza, Ucraina, Iran — alla pressione dei regimi sulla libertà di stampa, tra censura, repressione e giornalismo in esilio. In parallelo, il festival affronta le trasformazioni dell’ecosistema mediatico: intelligenza artificiale, potere delle piattaforme, crisi dei modelli economici e nuove forme di sostenibilità del giornalismo.

LIBERTÀ DI STAMPA, DEMOCRAZIA E DISINFORMAZIONE

Maria Ressa (Premio Nobel per la Pace 2021): fondatrice di Rappler, perseguitata e arrestata dal governo Duterte, Ressa concentra il suo lavoro sulla disinformazione e sul rapporto sempre più pericoloso tra piattaforme digitali, democrazia e violenza. A #ijf26 interviene su: libertà di stampa sotto assedio, la trasformazione degli Stati Uniti in una potenza destabilizzante dell’ordine democratico e l’escalation della violenza di genere alimentata anche dall’AI.

Tom Grundy fondatore di Hong Kong Free Press: piattaforma indipendente nominata al Nobel per la Pace 2021 per il giornalismo libero in Cina.

Robin Sparkman: presidente e CEO di ProPubblica, redazione giornalistica no-profit indipendente con sede negli Stati Uniti vincitrice di 8 Premi Pulitzer. Tra le ultime inchieste pubblicate, quella sul centro per migranti di Dilley in Texas, con denunce su condizioni sanitarie e abusi su minori.

Laura Zommer co-fondatrice e CEO di Factchequeado, organizzazione che combatte la disinformazione tra oltre 68 milioni di latinos negli USA, è una delle figure chiave del fact-checking globale. Pluripremiata, ha ricevuto il Gabo Award 2025 e la María Moors Cabot Special Citation 2024.

GAZA, GUERRA E TESTIMONIANZA DIRETTA

Wael Al-Dahdouh (Al Jazeera, Gaza): simbolo del giornalismo sotto assedio, racconterà il costo umano della guerra dopo aver perso gran parte della sua famiglia nei bombardamenti.

Adel Zaanoun (AFP, Gaza): da oltre trent’anni coordina la copertura giornalistica nella Striscia sotto bombardamenti. Dopo il 7 ottobre ha continuato a lavorare in condizioni estreme; oggi collabora con Reporters Without Borders per documentare alla CPI la morte di giornalisti palestinesi.

Yuval Abraham (giornalista e regista): co-regista del documentario premio Oscar No Other Land, porterà un’analisi sulla censura militare israeliana e sul racconto della guerra a Gaza.

Hélène Lam Trong (Prix Albert Londres 2023): giornalista e regista del documentario Inside Gaza, racconterà la vita dei reporter AFP nella Striscia dopo il 7 ottobre, offrendo una testimonianza diretta della guerra dell’informazione in un territorio chiuso ai media internazionali.

Francesca Caferri (la Repubblica) e Ruwaida Kamal Amer (Gaza): due prospettive sul racconto del conflitto in Palestina. Ruwaida Kamal Amer, giornalista, produttrice e regista palestinese basata a Gaza, ex insegnante di scienze, è rimasta nella Striscia con la sua famiglia dall’inizio della guerra, documentando in prima linea l’impatto del conflitto sui civili.

Ghousoon Bisharat (direttrice +972 Magazine, la sola testata israeliana a servirsi dei reporter gazawi): tra le voci chiave sul conflitto, interviene anche sull’uso dell’intelligenza artificiale nei bombardamenti.

EPSTEIN, POTERE E VIOLENZA DI GENERE

Amy Wallace (Los Angeles Times – due Premi Pulitzer): giornalista, scrittrice e ghostwriter delle memorie di Virginia Giuffre 'Nobody’s Girl', la vittima suicida di Epstein. La sua presenza a #ijf26 introduce nel festival anche il nodo del patriarcato, del potere e della rappresentazione delle sopravvissute agli abusi, a partire dal caso Epstein-Maxwel.

Sempre sul caso Epstein a #if26, Lucia Osborne-Crowley (pluripremiata giornalista e autrice) ha condotto sei anni di inchiesta sul sistema Epstein-Maxwell, i file, le rivelazioni, la conferma nero su bianco delle testimonianze delle sopravvissute nelle email di Epstein. Jess Michaels (attivista): survivor e founder di #WithYouToo, piattaforma per il supporto post-trauma.

Nel novembre 2025 Donald Trump ha zittito una reporter di Bloomberg con un “Quiet, piggy”, durante uno scambio sull’Epstein File: un episodio che riporta al centro il linguaggio misogino come strumento politico per intimidire e delegittimare le giornaliste. A #ijf voci autorevoli come la scrittrice best seller e attivista Soraya Chemaly, Juliana Dal Piva e Karyn Maughan — direttamente colpite da campagne di attacco e pressione — per analizzare come la misoginia venga sistematicamente usata per raffreddare il dibattito pubblico e quali strategie concrete possano essere messe in campo dalla comunità giornalistica per contrastarla.

REGIMI, CENSURA E GIORNALISMO IN ESILIO

Ivan Kolpakov e Galina Timchenko (Meduza): da anni sotto attacco del Cremlino, inseriti di recente nella lista dei ricercati e con condanne in contumacia.

Alesya Marokhovskaya (Important Stories – IStories): direttrice dal 2024 della testata investigativa indipendente russa, già responsabile del data journalism, premiata con European Press Prize e Sigma Award. Dichiarata “foreign agent” nel 2021, lavora oggi in un contesto in cui la sua redazione è stata definita “organizzazione indesiderata” dalle autorità russe, rendendo il giornalismo investigativo perseguibile penalmente.

Con Thibaut Bruttin (Reporter Senza Frontiere) analizza a #ijf26 come Russia, Iran e Cina stiano convergendo su modelli di controllo digitale, tra sorveglianza, disinformazione e restrizioni alle piattaforme, e come i media in esilio continuino a operare tra censura, pressioni sulle fonti e innovazione transnazionale.

Alsu Kurmasheva (Radio Free Europe/Radio Liberty): arrestata in Russia e poi liberata in uno scambio di prigionieri, testimonierà la repressione del giornalismo indipendente da parte del Cremlino.

Zahra Joya, tra le testimonianze più importanti del festival, giornalista afghana, fondatrice e direttrice di Rukhshana Media, agenzia che racconta la vita delle donne e delle ragazze in Afghanistan sotto il regime talebano. Le sue reporter firmano spesso sotto pseudonimo per proteggere la propria identità. Costretta a fuggire nel Regno Unito dopo la presa del potere da parte dei talebani, Joya continua a dirigere la testata dall’esilio.

Saad Mohseni (MOBY Group): da Kabul è considerato tra i principali media entrepreneur nei mercati emergenti, sul giornalismo in contesti repressivi.

INCHIESTE GLOBALI E GIORNALISMO INVESTIGATIVO

Yaroslav Trofimov (Wall Street Journal, finalista Pulitzer): nato a Kyiv, finalista al Pulitzer 2023 (Ucraina) e 2022 (Afghanistan), vincitore del National Press Club Award 2024, analizzerà la propaganda russa e le strategie editoriali per raccontarla senza amplificarla.

Roman Anin (Panama Papers – Premio Pulitzer): giornalista investigativo sulle reti di potere russo. Ha fondato la testata investigativa indipendente, iStories, dove ha firmato una recente inchiesta su Telegram e i suoi legami con le autorità russe.

Frederik Obermaier (Panama Papers – Premio Pulitzer): tra i reporter che hanno avviato una delle più grandi inchieste globali sui paradisi fiscali.

Carole Cadwalladr (finalista Pulitzer): autrice delle inchieste su Cambridge Analytica e il ruolo dei dati nelle elezioni.

TECNOLOGIA, PIATTAFORME E SICUREZZA

Felix Hlatky (direttore esecutivo Mastodon) e Rose Wang (Chief Operating Officer di Bluesky Social): due modelli di piattaforme social alternative e decentralizzate.

Attaullah Baig (esperto sicurezza): ex WhatsApp e PayPal, al centro di una causa contro Meta su governance e intelligenza artificiale.

Alexa Koenig (UC Berkeley, Berkeley Protocol ONU): tra le massime esperte di indagini digitali open source, ha definito gli standard globali per le investigazioni online usate anche nei crimini di guerra. Inserita tra le “100 Brilliant Women in AI Ethics” e premiata da Harvard Law School, il lavoro del suo team ha contribuito a inchieste premiate con il Pulitzer.

INNOVAZIONE, LINGUAGGI E NUOVI FORMATI

Dave Jorgenson (ex Washington Post): caso globale di giornalismo su TikTok e nuovi linguaggi, è il volto che ha trasformato l’account TikTok del Washington Post in un caso globale di successo, capace di raggiungere milioni di utenti con linguaggi ironici, nativi digitali e pienamente giornalistici.

Feurat Alani (premio Albert Londres 2019): giornalista e autore francese tra Medio Oriente e USA, porta il suo lavoro sul graphic journalism come strumento per raccontare guerre e contesti dove le immagini sono impossibili o censurate. Il disegno può documentare, proteggere le fonti e raggiungere nuovi pubblici, ridefinendo il rapporto tra immagine, verità e testimonianza.

Cristian Alarcón (Premio Alfaguara 2022): fondatore di Revista Anfibia e tra i principali innovatori del giornalismo narrativo in America Latina, porta a Perugia il “giornalismo performativo”, un formato che trasforma l’inchiesta in esperienza live. Un approccio che unisce rigore investigativo e linguaggi artistici per riconnettere il giornalismo al pubblico.

NEWSROOM, LEADERSHIP E CONDIZIONE PROFESSIONALE

Jillian Green (direttrice Daily Maverick): alla guida di una delle newsroom indipendenti più influenti in Africa, premiata per inchieste come i GuptaLeaks. Sotto la sua guida ha trasformato la testata indipendente da startup coraggiosa a una delle newsroom più solide e premiate del continente africano.

Alessandra Galloni (Reuters): prima donna alla guida dell’agenzia, sul costo psicologico del giornalismo.

Giornalisti sotto attacco: minacce, querele temerarie e sorveglianza. Le testimonianze di Giorgio Mottola (Report, Rai 3), destinatario di una richiesta di risarcimento da parte di un partito di governo per un’inchiesta televisiva, e Raffaele Angius (IrpiMedia), che ha indagato sullo spyware “Graphite” di Paragon Solutions, riportando al centro il tema della sicurezza delle fonti nell’era delle tecnologie intrusive.

DIRITTO INTERNAZIONALE E GIUSTIZIA

Beatrice Fihn: attivista, esperta di diritto internazionale e governance degli armamenti, è stata direttrice esecutiva della International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN). Sotto la sua guida, l'ICAN ha vinto il Premio Nobel per la Pace nel 2017 per l'impegno nel promuovere il trattato ONU che proibisce le armi nucleari.

Rosario Aitala (Corte Penale Internazionale) e Nello Scavo (Avvenire): confronto tra diritto internazionale e giornalismo tra il vicepresidente CPI, firmatario del mandato contro Putin e per questo condannato in contumacia da un tribunale di Mosca, e Nello Scavo inviato di Avvenire), sulle tensioni tra giustizia, ragioni di Stato e difesa della responsabilità penale globale.