"Questa Sir Perugia cresce anche attraverso gli errori fatti e siamo arrivati all’ennesima finale"
Angelo Lorenzetti (Sir Susa Scai Perugia)
La gestione delle difficoltà - È un gruppo che sta insieme da un po' di tempo, ci si prova anche attraverso gli errori fatti. Un gruppo che, in questi anni, è arrivato all’ennesima Finale. La Finale delle manifestazioni è la torta, poi serve la ciliegina. Di Finali ne sono sfuggite tre, un percorso virtuoso di cui sono orgoglioso, fiero e soprattutto grato alla società nei confronti.
Dito contro, mai - Quella del dito contro è un'arte di chi si vuol parare … chiaro, no? Io non mi devo parare da niente, devo migliorare, devo divertirmi, devo capire i miei giocatori. Sono cambiato molto, per questa squadra in meglio e il "dito contro" è veramente uno sport che non mi piace frequentare.
Loser e Ishikawa - Loser ha dovuto operarsi al menisco, sta rispettando i tempi e se va tutto bene ci vogliono in tutto due mesi. Ha ricominciato a fare qualche saltino. Ma è un lottatore e più passa il tempo e più e più ci sarà, però l'infortunio è stato importante e non è giusto accelerare i tempi. Ishikawa? Non è al 100%, ma per certi tipi di infortuni è meglio operarsi. Si tratta di una recidiva, meglio andare con cautela, è un po' più avanti rispetto a Loser, ma non è ancora pronto per giocare.
Argilagos, la dura vita del secondo di Giannelli - L'esperienza di quest'anno con Bryan è stata un'esperienza fra le più belle della mia carriera. È bravo, ha una capacità di apprendimento incredibile. Quando la società mi dice: "Telefona a questo giocatore per farlo venire", ma quando di solito telefono non vengono mai. Quando i procuratori mi hanno chiesto: "Qual è il progetto per Bryan?". Ho risposto: "Cosa volete sapere? Quanto gioca? Mai". Però ho detto che se vuole venire in "università" è il benvenuto. E lui incredibilmente ha detto di sì ed è stata un'esperienza veramente bella.
I complimenti a Boninfante - Vedere giocare come ha giocato Piacenza quest'anno, guidata da Boninfante cui un giorno dicevo: "Dante, smetti di giocare, vieni a fare l'allenatore" è stato veramente un orgoglio. Non volevo giocare contro, ma non era possibile evitarlo.