Non smettete mai di sognare! Anche se a 23 anni giocate in Prima categoria! Lui ce l'ha fatta, anche se a Perugia gli è andata male...

15.11.2019 10:22 di Redazione Perugia24.net   Vedi letture
Non smettete mai di sognare! Anche se a 23 anni giocate in Prima categoria! Lui ce l'ha fatta, anche se a Perugia gli è andata male...

Oggi compie 45 anni uno degli ex del Perugia, anche se in maglia biancorossa per lui c'è stata solo una toccata e fuga. Tutti quei siti che raccontano di un calcio romantico di cui oggi ve ne sono solo dei piccoli ritagli, lo celebrano per gli auguri...

“Quando ho iniziato a giocare, lavoravo 12 ore al giorno e giocavo solo la domenica. Ho iniziato dalla Prima Categoria e intanto lavoravo. Poi mi prese la Pontevecchio, una società di Perugia e così al datore di lavoro riuscii a strappare mezza giornata libera.”
Un’adolescenza fatta di sacrifici, con il sogno di diventare qualcuno. Riccardo Zampagna se l’è dovuta “guadagnare la pagnotta”, prima di raggiungere il paradiso del professionismo, la serie A.
“Mi svegliavo tutti i giorni alle 6, alle 13 staccavo, prendevo la mia macchinina e da Terni andavo a Perugia. Alle 8 di sera tornavo a casa: cenavo e andavo al letto. Sono stati otto mesi intensi, ma non potevo rinunciare al lavoro e non volevo rinunciare al calcio…”.
Riccardo ha lavorato per mesi in una delle famose acciaierie ternane, non proprio un lavoro facile, ammesso che ce ne siano di lavori facili.
“Non sputo nel piatto dove ho mangiato. A me e alla mia famiglia le acciaierie di Terni ci hanno dato da mangiare, però mi hanno tolto un padre, perché lui lì dentro ci è morto. Presto, troppo presto.
Io posso solo augurare ad ogni ragazzo di avere modo di confrontarsi con un padre come il mio. Un giorno mi disse, ‘Riccardo non seguire le mie orme. Alle acciaierie nessuno ti darà mai una pacca sulla spalla per un tubo fatto bene’. E io ho giocato proprio per sentirmi dare questa pacca sulla spalla e sentirmi dire ‘bravo Riccardo’, anche per mio papà. Poi è chiaro sarei un’ipocrita se sputassi sopra i soldi, mica si mangia il marciapiede della strada! E le pacche sulle spalle dei bergamaschi, quando ho rifiutato Fulham e Monaco, forse sono state la cosa più bella…”

Dopo sei anni di dilettantismo, a ventitré anni l’approdo nei professionisti: è l’inizio della scalata verso la serie A.

Cinque anni di C con Triestina, Arezzo, Catania e Brescello, poi toccata e fuga a Perugia, che lo porta in A senza però farlo mai giocare. Andrà in prestito in serie B, dove tra Cosenza, Siena, Messina e Ternana segnerà quasi 60 reti in quattro stagioni. Ed è lo stesso Messina, nel frattempo promosso, a dargli la possibilità di esordire nella massima serie a quasi trent’anni. 12 gol il primo anno, che varranno una meravigliosa salvezza per la squadra dello “Stretto”.

Nel gennaio dell’anno seguente però, decide di ripartire dalla serie cadetta, allettato dall’ambizione dell’Atalanta. A Bergamo otterrà la promozione e in serie A si confermerà con altri 11 centri, molti in acrobazia davvero spettacolari.

Ma durerà poco la voglia di imporsi ancora nei palcoscenici più blasonati: Zampagna decide di scendere nuovamente in serie B “stanco dei riflettori e della troppa professionalità che c’è in serie A”.
Ma la sua è stata comunque una storia coinvolgente, la prova che anche la classe operaia può andare in paradiso.

Si può diventare calciatori da “doppia cifra” in serie A anche se a 23 anni sei ancora nei dilettanti e lavori come operaio in un’acciaieria.

Un inno alla vita, un inno a sognare. Parola di Riccardo Zampagna.