Simone Giannelli da Perugia a leader della nazionale azzurra... "Ci sono giocatori che già oggi si prendono grandi responsabilità"
Perugia al centro della Nazionale italiana di volley. Nell’intervista rilasciata a Time2play.com/it, Simone Anzani riconosce in Simone Giannelli, oggi protagonista con la Sir Susa Scai Perugia, uno dei leader del gruppo azzurro. “Ci sono giocatori che già oggi si prendono grandi responsabilità”, spiega Anzani, sottolineando il peso del palleggiatore sia dal punto di vista tecnico che della leadership. Un’investitura che rafforza il ruolo di Giannelli come punto di riferimento per Perugia e per tutto il movimento italiano.
Partiamo dal 6 febbraio, con l’inaugurazione delle Olimpiadi, che ti ha visto protagonista a San Siro tra gli ultimi tedofori insieme a Giannelli e Porro. Com’è stato vivere quel momento dal centro della scena? Come è nata l’idea e chi vi ha fatto la proposta?
La proposta è arrivata direttamente tramite il Comitato Olimpico. E quando me l’hanno comunicata ho detto subito sì. Con Modena, la mia squadra di club, avevamo la possibilità di partecipare alla Final Four di Coppa Italia proprio in quel weekend, quindi la situazione inizialmente era un po’ diversa. Poi, non essendoci qualificati all’evento a causa dell’eliminazione ai quarti di finale, è stato tutto più semplice anche a livello organizzativo. Essere lì, in uno stadio gremito… noi siamo abituati a giocare nei palazzetti pieni, ma San Siro è un’icona del calcio italiano. Partecipare attivamente a una manifestazione così importante a livello mondiale, essere al centro del palco, è un’emozione incredibile. Perché stai portando il simbolo dello sport, la fiamma olimpica: è qualcosa di unico perché sei circondato da altri atleti, da tutte quelle persone che contribuiscono a rendere grande lo sport.
A proposito di queste Olimpiadi invernali: le hai seguite? Quali sono state le gare o le storie che ti hanno colpito di più?
Mi hanno appassionato molto le gare di Federica Brignone: le sue medaglie d’oro olimpiche sono state qualcosa di incredibile. Ho seguito anche con grande attenzione i ragazzi del curling, che hanno raggiunto ancora un traguardo importantissimo.
Restando sul tema Olimpiadi, vorrei tornare anche a quelle del 2024, a cui non hai potuto partecipare per i noti motivi di salute. Com’è stato viverle da fuori?
È stato un momento abbastanza difficile a livello personale, perché sentivo che avrei dovuto esserci anch’io, ma per lo stop dei medici per le note vicende di salute non sono potuto essere presente a Parigi. Ho fatto fatica a seguirle: da un lato volevo sostenere i miei compagni, ma dall’altro le emozioni erano molto forti e non è stato semplice gestirle.
C’è anche questa sorta di “maledizione olimpica” che è continuata per l’Italia nella pallavolo maschile. Però sei tornato in Nazionale per i Mondiali del 2025 e hai messo a terra il match point nella finale contro la Bulgaria, conquistando il secondo titolo consecutivo, una sorta di riscatto sia personale che per l’Italia. Cosa hai provato quando hai realizzato il punto decisivo?
È stato un momento molto intenso, difficile da descrivere. Ho pensato a tutto quello che ho dovuto passare nei due anni precedenti, a quanto ho sofferto per i problemi di salute. In quei secondi si concentrano anni di lavoro, sacrifici e scelte. Non è qualcosa che puoi davvero pianificare o controllare fino in fondo: succede e basta. È un’emozione fortissima, che ti rimane dentro.
Dopo quella finale hai deciso di dire addio alla Nazionale. Come hai maturato questa decisione?
È stata una decisione molto personale e anche difficile. Nel tempo ho iniziato a riflettere su diversi aspetti, anche legati alla mia vita fuori dal campo. A un certo punto ho sentito il bisogno di fare una scelta per me stesso, per il mio futuro e per la mia famiglia. Ho due figlie piccole ed è difficile passare tanto tempo lontano da loro. So che forse avrei potuto dare ancora qualcosa, e proprio per questo non è stato semplice. Come dice sempre il mio allenatore, alla Nazionale non si dice mai davvero addio. Però ho voluto prendere questa decisione in autonomia, senza che fossero altri a farlo per me. Ho ritenuto che fosse il momento giusto, dopo tutto il percorso fatto e l’impegno che ci ho messo.
Chi vedi come tuo erede in azzurro, sia dal punto di vista del ruolo che della leadership?
Ci sono diversi ragazzi con grande potenziale. Voglio fare il nome di un mio giovane compagno di club a Modena: Pardo Mati è sicuramente un profilo molto interessante e un centrale di grande talento. La nazionale italiana ha però un’ottima base. Ci sono tanti giocatori con grande carisma, che già adesso sono leader e si prendono responsabilità importanti in campo, come Giannelli, Michieletto, Sbertoli.
Un’ultima domanda sulla Nazionale: cosa ha portato il CT, Fefè De Giorgi, a questa squadra che è riuscita a vincere due Mondiali consecutivi?
Ha portato equilibrio, mentalità e una visione chiara. È riuscito a creare un gruppo molto unito, dove ognuno sa cosa deve fare e si sente parte di qualcosa di importante. Questo ha fatto la differenza nei momenti decisivi.
Passando al presente: state affrontando una stagione intensa con Modena. Il 29 marzo vi aspetta gara 5 contro Piacenza, nella serie più combattuta dei quarti di finale di Superlega. Come la affronterete e cosa ti aspetti?
Sarà una partita molto dura, come lo è stata tutta la serie. Modena e Piacenza sono arrivate quarta e quinta nella regular season: sono due squadre con un potenziale simile e questo si è visto in campo in una serie equilibratissima. Sono gare che si decidono su pochi dettagli, quindi servirà massima concentrazione e grande lucidità. Ci prepareremo al meglio per arrivare pronti a questo appuntamento.
Guardando invece al futuro, come ti vedi nei prossimi anni? Sia per la parte finale della carriera da giocatore, sia per quello che verrà dopo: hai già qualche idea?
Ci sto pensando, ma senza fretta. Voglio vivere al meglio gli ultimi anni da giocatore e poi capire quale sarà il percorso giusto. Sicuramente resterò legato al mondo dello sport in qualche modo, ma prenderò le decisioni quando arriverà il momento, senza precorrere le tappe. Sono ancora un giocatore e voglio dare ancora tanto a Modena.
Seguendo la pallavolo dal vivo si percepiscono grandi differenze rispetto ad altri sport, a livello di tensioni con gli avversari, di rapporto tra compagni di squadra e tra giocatori e tifosi. Secondo te, cosa rende speciale il mondo della pallavolo rispetto agli altri sport?
La pallavolo ha una dimensione molto umana. Il rapporto con i tifosi è diretto e genuino. Non ci sono grandi barriere e questo crea un ambiente più familiare. Inoltre, forse il fatto che non ci siano contatti fisici tende a non estremizzare le rivalità con gli avversari, con cui c’è sempre un rapporto di grande rispetto. È uno degli aspetti più belli di questo sport.
Per concludere, segui altri sport? Se sì, quali?
Sì, mi piace seguire diversi sport. Mi appassiona vedere competizioni di alto livello, anche al di fuori della pallavolo, perché penso che ci sia sempre qualcosa da imparare. Seguo il calcio e sono molto tifoso della Juventus. Poi anche i motori e in particolare la Formula 1 e la Scuderia Ferrari.