Oggi lo sciopero dei giornalisti per il rinnovo del contratto di lavoro scaduto da dieci anni: in piazza a Perugia e Terni
Oggi le giornaliste e i giornalisti tornano a scioperare per il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto da dieci anni, unica categoria di lavoratori dipendenti in Italia (il sito www.perugia24.net aderisce in segno di partecipata solidarietà e vicinanza e sarà aggiornato in termini ridotti e senza le firme). Giornalisti in piazza nelle principali città italiane: la Fnsi chiede dignità per il lavoro giornalistico e garanzie per il futuro dell'informazione: rivendicazioni, che riguardano sia i lavoratori dipendenti sia i colleghi lavoratori autonomi, alle quali gli editori della Fieg continuano a opporre chiusure, avanzando proposte che il sindacato ritiene irricevibili. Un doppio appuntamento è previsto in Umbria, promosso dall'Associazione Stampa Umbra, insieme con l'Ordine regionale dei giornalisti: a Perugia in piazza Italia e a Terni, in piazza Tacito. L'orario è lo stesso: le 10.30. Questa è la seconda giornata di sciopero di un pacchetto di cinque, la terza è già proclamata per il 16 aprile. Avere un contratto rinnovato non è un privilegio. Essere pagati in modo dignitoso, dentro e fuori le redazioni, non è un privilegio. Lavorare senza precarietà permanente non è un privilegio. Fare informazione libera, professionale e indipendente, senza ricatti economici, è un diritto. Garantire condizioni dignitose per chi lavora, per chi entra nella professione e per chi ne esce è un obbligo. Assicurare un futuro all'informazione, bene comune tutelato dalla Costituzione, dall'articolo 21 intimamente connesso all'articolo 36, è un dovere sociale. Gli editori, al contrario, preferiscono scaricare i costi del lavoro sulla collettività. I numeri parlano chiaro: tra il 2024 e il 2026 hanno ricevuto 162 milioni di euro di contributi pubblici per le copie cartacee vendute; nello stesso biennio altri 66 milioni per 1.012 prepensionamenti; tra il 2022 e il 2025 hanno risparmiato circa 154 milioni sull'acquisto della carta, tra il 2024 e il 2026 avranno altri 17,5 milioni per investimenti in tecnologie innovative. Questi sono privilegi per pochissimi e per di più a carico di tutti gli italiani. Dal 1° aprile 2016, scadenza dell'ultimo contratto, è cambiato tutto: carichi e ritmi di lavoro aumentati a dismisura, prestazioni su multipiattaforma, redazioni quasi fantasma. Le retribuzioni invece sono rimaste ferme, ulteriormente erose dall'inflazione o addirittura ridotte da forfettizzazioni selvagge. Riconoscere la dignità del lavoro è il punto di partenza per un confronto serio. Invece viene descritto come un eccesso. È una narrazione sbagliata e pericolosa, che mina dalle fondamenta il lavoro e la qualità dell'informazione. Senza diritti e tutele, il giornalismo muore. E con esso la democrazia. Questo sciopero non difende privilegi. Difende un principio semplice, un diritto: il nostro lavoro vale.