Amiloidosi cardiaca: se ne è parlato in un convegno per far conoscere le nuove opportunità terapeutiche

08.06.2026 12:59 di  Redazione Perugia24.net   vedi letture
Amiloidosi cardiaca: se ne è parlato in un convegno per far conoscere le nuove opportunità terapeutiche

Diagnosi più tempestive, percorsi assistenziali più vicini ai pazienti e una rete multidisciplinare sempre più strutturata per affrontare l’amiloidosi cardiaca. Sono questi alcuni dei principali risultati emersi dal congresso “Amiloidosi Cardiaca”, ospitato a Terni e dedicato a una patologia sistemica complessa che, grazie ai progressi della medicina, può oggi essere riconosciuta e trattata con maggiore efficacia. L’evento, che ha riunito specialisti provenienti da diversi ambiti clinici, ha rappresentato un importante momento di confronto scientifico sullo stato dell’arte della diagnosi e della gestione dell’amiloidosi, con particolare attenzione al coinvolgimento cardiaco, alle nuove opportunità terapeutiche e alla costruzione di percorsi condivisi tra ospedale e territorio.
Tra i dati più significativi illustrati dalla dottoressa Georgette Khoury, Dirigente Medico dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni, Tutor SIECVI per ecocardiografia transtoracica e transesofagea e Tutor EACVI per CardioRM, emerge il ruolo sempre più centrale dell’ambulatorio dedicato alle cardiomiopatie dell’ospedale ternano. “Al momento l’ambulatorio delle cardiomiopatie gestisce larga parte dei pazienti che fino a qualche mese fa erano costretti ad andare mensilmente a Perugia per il rinnovo del piano terapeutico e, inoltre, sono stati già presi in carico circa 15 pazienti provenienti da Terni e dal territorio provinciale”, ha spiegato la specialista. Un risultato che testimonia il progressivo rafforzamento dell’offerta assistenziale locale e la capacità del sistema sanitario ternano di rispondere in modo sempre più efficace alle esigenze dei pazienti affetti da questa patologia. Nel corso dei lavori è stato inoltre evidenziato come i sintomi cardiologici dell’amiloidosi compaiano generalmente tra i 60 e i 70 anni, spesso anche dieci anni dopo l’insorgenza delle prime manifestazioni extracardiache. Un dato che rende fondamentale la collaborazione tra diverse figure professionali per intercettare precocemente i segnali della malattia. Proprio per questo uno dei temi centrali del congresso è stato lo sviluppo di una rete multidisciplinare dell’amiloidosi, composta da cardiologi, ematologi, nefrologi, ortopedici, neurologi e medici di medicina generale. L’obiettivo è favorire un riconoscimento più precoce dei sintomi e un rapido invio dei pazienti agli ambulatori specialistici, consentendo l’accesso tempestivo ai nuovi trattamenti oggi disponibili. “La creazione di una rete multidisciplinare garantirà un più precoce riconoscimento dei sintomi e un tempestivo afferimento all’ambulatorio cardiologico, che potrà gestire la prescrizione dei nuovi farmaci a disposizione, assicurando una prognosi e una qualità di vita migliori”, ha sottolineato la dottoressa Khoury. Ampio spazio è stato dedicato anche agli strumenti diagnostici che consentono di individuare la malattia nelle sue fasi iniziali. La valutazione cardiologica, associata all’analisi degli esami ematochimici specifici, all’elettrocardiogramma e all’ecocardiogramma, rappresenta infatti il primo passaggio fondamentale per far emergere il sospetto clinico di amiloidosi.
Un ruolo determinante è svolto dall’ecocardiografia avanzata di secondo livello con analisi dello strain ventricolare, che permette di evidenziare il caratteristico segno del “cherry top”, considerato uno degli indicatori più suggestivi della patologia. Quando il sospetto clinico trova conferma nei riscontri strumentali, il percorso diagnostico prosegue con esami di terzo livello come la scintigrafia con tracciante osseo e la cardio-risonanza magnetica, strumenti oggi essenziali per una diagnosi accurata e tempestiva.

Il congresso ha così confermato come il futuro della gestione dell’amiloidosi cardiaca passi attraverso una sempre maggiore integrazione tra specialisti, medicina territoriale e tecnologie diagnostiche avanzate, con l’obiettivo di offrire ai pazienti percorsi di cura più rapidi, appropriati e vicini al territorio.