Non c'è un fondo che vuole acquistare il Perugia Calcio, ma alcuni imprenditori disposti ad impegnarsi
Scrive Francesca Mencacci su La Nazione che il Perugia dispensa ottimismo e fiducia e che «il club non è in soffeenza», come ha fatto sapere nei giorni scorsi il direttore generale Hernan Borras per spegnere voci allarmanti e allarmistiche. Di certo però non gode di ottima salute dal punto di vista economico: è in una fase di autofinanziamento. Ed è per questo che la società di Faroni potrebbe aver deciso di abbassare le sue richiese economiche per cedere le quote del club di Pian di Massiano. Inutile perseverare, soprattutto alla luce della volontà del presi- dente argentino che ha deciso di chiamarsi fuori dall’avventura perugina, a due anni dall’acquisto della società. A una richiesta iniziale che era parsa sproporzionata, tutto considerato, oggi la società argentina si sarebbe allineata a quella che potrebbe essere una cifra adeguata, anche considerando la situazione debitoria del club (come buona parte delle società calcistiche), non allarmante ma esistente. La società aveva fissato nel 30 giugno la prima data spartiacque, il termine ultimo per ascoltare le offerte, ma il gruppo che sta lavorando dietro le quinte da tre mesi avrebbe chiesto una settimana in più per formalizzare l’offerta. Il gruppo interessato continua ad avere rapporti con i professionisti del Perugia (avvocato e commercialista), avrebbe anche avuto contatti con l’amministrazione comunale, perché ha chiare intenzioni di mettere sul piatto un’offerta che poi Faroni sarà chiamato a valutare. Dietro a questo gruppo, almeno in una prima fase, non ci sarebbe un fondo (come aveva confermato il dg Borras) ma una cordata di imprenditori che vorrebbe risollevare le sorti del club. Il piano B, invece, nel caso in cui l’offerta non dovesse materilizzarsi o non fosse all’altezza, sarebbe rappresentato da imprenditori di buona volontà che potrebbero aiutare con alcune sponsorizzazioni importanti la società biancorossa. Di sicuro c’è da allestire una squadra per Giovanni Tedesco. E poi con la certezza, allo stato attuale, delle cessioni che devono servire alla società per abbassare il monte ingaggi anche alla luce della fideiussione da presentare ad agosto sullo sforamento del milione di euro di stipendi. Prima l’addio di Angella, poi le altre uscite pesanti, come quelle di Luca Gemello, poi Daniele Montevago e Luca Bacchin.