“Per Aspera Ad Astra - riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza”: in scena il 18 maggio a Capanne

23.04.2026 14:23 di  Redazione Perugia24.net   vedi letture
“Per Aspera Ad Astra - riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza”: in scena il 18 maggio a Capanne

Torna con la sua ottava edizione il progetto “Per Aspera Ad Astra - riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza” con lo spettacolo Dalla costola di una colomba – Assemblea poetica, liberamente ispirato da Le tre ghinee di Virginia Woolf, in scena giovedì 14 maggio alle ore 18 presso la Casa Circondariale di Capanne e lunedì 18 maggio alle ore 19.30 al Teatro Morlacchi di Perugia.

La messa in scena diretta da Vittoria Corallo, promossa da Acri (l'Associazione nazionale delle fondazioni di origine bancaria) realizzata con il sostegno di Fondazione Perugia e prodotta dal Teatro Stabile dell'Umbria, è l'ottavo capitolo di una ricerca portata avanti insieme ai detenuti pensata per contribuire al recupero dell’identità personale e alla risocializzazione dei detenuti.

Dal 2018 “Per Aspera ad Astra” ha portato percorsi di professionalizzazione nei mestieri del teatro in più di 20 carceri italiane coinvolgendo oltre 1.000 detenuti. In questa edizione sono 17 le compagnie teatrali e 12 le fondazioni di origine bancaria che in 16 Istituti di pena di tutta Italia realizzano progetti di formazione e di teatro. Anche quest'anno a Perugia, il progetto ha previsto un corso di recitazione e rielaborazione drammaturgica e un corso di Illuminotecnica e fonica teatrale all'interno della Casa Circondariale, e ha coinvolto le studentesse e gli studenti del Liceo Artistico Bernardino di Betto, del Liceo Scientifico Alessi, del Liceo scientifico G. Galilei, del Liceo delle scienze umane e linguistico A. Pieralli e di OUT! l'Organismo Teatrale Universitario dell’Università degli Studi di Perugia.

L'ottava edizione è stata illustrata in occasione di una conferenza stampa in cui sono intervenuti: il Direttore della Fondazione Perugia Fabrizio Stazi, per il Teatro Stabile dell'Umbria Stefano Salerno (assistente di Direzione), la Direttrice della Casa Circondariale di Capanne Antonella Grella e la regista Vittoria Corallo.

Il Vicepresidente di Fondazione Perugia Fabrizio Stazi: «Il progetto Per Aspera Ad Astra rappresenta per Fondazione Perugia un investimento culturale e sociale di grande valore, capace di restituire dignità e possibilità attraverso il linguaggio universale del teatro. Dalla costola di una colomba – Assemblea poetica testimonia come l’arte possa diventare uno strumento concreto di trasformazione, favorendo percorsi di consapevolezza, responsabilità e reinserimento. Sostenere iniziative come questa significa contribuire a costruire una comunità più inclusiva, in cui anche il carcere può diventare spazio di crescita, dialogo e bellezza.»

Il messaggio del Direttore del TSU Nino Marino: «Il Teatro Stabile dell’Umbria conferma, con questo progetto, il proprio impegno nella promozione di percorsi artistici e formativi capaci di incidere nel tessuto sociale e culturale del territorio. L’esperienza realizzata all’interno della Casa Circondariale di Capanne, in dialogo con il mondo della scuola e dell’università, rappresenta un esempio concreto di teatro come strumento di partecipazione e crescita civile. La collaborazione con Fondazione Perugia si inserisce in questa prospettiva, contribuendo in modo determinante alla realizzazione di iniziative che rafforzano il rapporto tra istituzioni culturali e comunità.»

Il commento della Direttrice della Casa Circondariale di Capanne Antonella Grella: «Lo spettacolo che i detenuti metteranno in scena si presenta come un’importante occasione di riflessione su temi di straordinaria attualità. Attraverso il linguaggio teatrale i protagonisti porteranno sul palco temi come il rapporto tra potere e violenza, le dinamiche di esclusione di genere, la necessità di promuovere la giustizia e l’uguaglianza per tutti. Il progetto ha rappresentato una importante occasione che ha favorito una presa di coscienza delle modalità con cui la violenza può essere utilizzata come strumento di affermazione personale, portando a interrogarsi criticamente sulle proprie esperienze e sulle conseguenze delle azioni compiute, nonché sulla possibilità di costruire forme alternative di relazione fondate sul rispetto. Particolare rilievo è stato dato al tema dell’estraneità vissuta dalle donne, spesso ancora escluse dalla sfera pubblica e dai luoghi del potere. In questo senso, il percorso teatrale ha offerto ai detenuti un’occasione di riflessione particolarmente significativa per la loro stessa condizione di estraneità rispetto alla società. Proprio l’esperienza detentiva, infatti, può favorire uno sguardo più attento, sensibile e consapevole verso forme di esclusione e marginalità. Lo studio del testo e la preparazione scenica ha richiesto un lungo percorso, durato diversi mesi, che ha visto i detenuti impegnati in un intenso lavoro teatrale guidato da operatori professionisti con la partecipazione anche di studentesse e studenti dei licei.

Il teatro all’interno del carcere si rivela sempre come uno strumento efficace per stimolare e incoraggiare la riflessione sui valori fondamentali della convivenza civile, rafforzando il senso di responsabilità individuale e collettiva, offrendo ai detenuti strumenti concreti per rileggere il proprio vissuto e immaginare nuove possibilità di reinserimento nella società.»

Le parole di Vittoria Corallo: «Quest'anno abbiamo coinvolto alcuni docenti dell’Università degli studi di Perugia nelle nostre esplorazioni drammaturgiche, per aiutarci ad approfondire alcuni aspetti sociologici e giuridici che potevano darci un quadro contemporaneo e reale delle tematiche che stavamo affrontando: Silvia Fornari docente di Sociologia, Maria Chiara Locchi e Jacopo Paffarini docenti di Diritto Pubblico Comparato. Con loro abbiamo osservato la differenza di genere attraverso gli studi e le statistiche del presente, e ritrovato nella nostra Costituzione la formula di un mondo immaginato proprio per favorire la pace, la collaborazione e la giustizia sociale. La risposta drammaturgica che ho scelto di esplorare è strettamente connessa a quei momenti di scambio, che abbiamo portato avanti in carcere nei mesi di laboratorio; è un esperimento di assemblea, in cui proviamo ad attuare il disegno di Virginia Woolf sulla “società delle estranee”. Un’assemblea per fare esperienza di un mondo mancato, non solo per capire o decidere, ma per sentire dove si annidano i semi della guerra e della pace, per incarnarli e riconoscerli in noi stessi.

Il linguaggio poetico teatrale entra in gioco per dare degli strumenti utili a questo scopo, ci insegna come entrare emotivamente nelle storie e nei personaggi, e a fare esperienza di una consapevolezza collettiva più complessa e meno ideologica.»

LO SPETTACOLO – Dalla costola di una colomba. Assemblea poetica

Proviamo a rivoluzionare un ipotetico spazio assembleare, cambiando gli strumenti in cui si esercitano il dialogo e la democrazia. Immaginiamo che non sia necessario raggiungere una conclusione, né trovare una posizione vincente, e che il percorso dell’espressione emotiva e poetica vada di pari passo con quello del pensiero e della riflessione.

Virginia Woolf scrive Le tre Ghinee così: tracciando una strada diversa per l’umanità a venire, definendo un’alterità sociale, di cui le donne del suo tempo erano naturalmente custodi, che potesse favorire la pace. Rispondeva che per prevenire la guerra bisognava immaginare un altro modo di essere mondo, e che lo sguardo delle donne, allora ancora profondamente distante da quello degli uomini, fosse necessario per farlo. Sono passati 90 anni da quelle lettere rivoluzionarie, per le donne sono cambiate molte cose, anche se restano più latenti delle disparità di fatto, sembra che il mondo si trovi immerso in un contesto che si può tristemente rispecchiare in quegli anni. Ci avviciniamo a quella visione come quando portiamo una conchiglia all’orecchio, perché ci sussurri un orizzonte, che speriamo possa ancora realizzarsi.

NOTE DI REGIA di Vittoria Corallo

In questo momento storico le certezze su cui si basa il nostro modo di vivere sembrano sgretolarsi, il cuore delle democrazie occidentali mi appare gravemente ammalato, e davanti alla violenza, che osserviamo quasi ogni giorno, ci sentiamo testimoni impotenti. Immagino che lo scenario in cui siamo immersi, con tutte le differenze specifiche dei diversi contesti storici, sia simile a quello che vedeva Virginia Woolf intorno a sé nel 1933, quando il segretario di un’associazione antifascista le chiedeva “Che cosa possiamo fare per prevenire la guerra?”.

La sua risposta arriva dopo tre anni ed è raccolta nel suo saggio Le tre ghinee in cui immagina una trasformazione radicale in cui le donne abbiano accesso a quegli spazi e libertà, che fino ad allora erano stati un privilegio esclusivo degli uomini, ma riformula i valori che dovrebbero definire quegli spazi e quelle libertà. Riconosce che le radici della guerra e dei totalitarismi sono allacciate ai principi che di fatto promuovono un modello sociale gerarchico, in cui il dominio è un esercizio quotidiano e che nell’educazione, ad esempio, la spinta alla competizione sia il seme di quelle ramificazioni. Portare questa riflessione in carcere è stata una sfida, ma ogni volta che l’abbiamo affrontata era sempre più evidente quanto fosse necessaria.

Dalla costola di una colomba è il tentativo di una riformulazione che si appoggia allo sguardo di Virginia Woolf: se le donne, estranee alla guerra e a quei valori sociali che, in maniera sotterranea, la promuovono, fossero custodi di una differenza, non importa se innata o accidentale, potrebbero assecondare quell’alterità e dargli uno spazio pubblico e politico. E se fosse proprio quella parte, che è mancata nello sviluppo della struttura del mondo, la custode della pace?

Le tre Ghinee è un testo capace di infilarsi nelle trame più fitte delle narrazioni dominanti, stimolando il pensiero critico e la ricerca di una verità che è più complessa di come spesso viene raccontata.

INFO e PRENOTAZIONI

Entrambi gli spettacoli sono a ingresso gratuito e aperti a tutta la cittadinanza.

Per l’evento di giovedì 14 maggio alla Casa Circondariale è possibile inviare una e-mail all’indirizzo: promozione@teatrostabile.umbria.it entro giovedì 30 aprile. Per lo spettacolo di lunedì 18 maggio al Teatro Morlacchi sarà possibile prenotare i biglietti a partire dalle ore 12.00 di lunedì 4 maggio, registrandosi sulla piattaforma Eventbrite. Il link per la registrazione sarà diffuso online tramite i canali di comunicazione del Teatro Stabile dell'Umbria e di Fondazione Perugia.

CREDITI | Dalla costola di una colomba. Assemblea poetica

Liberamente ispirato da Le tre ghinee di Virginia Woolf

Ideazione e regia Vittoria Corallo

Con i detenuti attori della Casa Circondariale di Capanne, le studentesse e gli studenti del Liceo Artistico Bernardino di Betto, del Liceo Scientifico Alessi, dell’Università degli Studi di Perugia

Cura dei movimenti Marta Bichisao

Luci Emiliano Austeri e Ludovico Lesina

Scene Chiara Ghigi e Attrezzeria urbana Aps

Costumi Rosa Mariotti

Paesaggi sonori Nicola Fumo

Video Riccardo Dogana

Collaboratore alla formazione Carlo Dalla Costa

una produzione Teatro Stabile dell’Umbria nell’ambito del progetto Per Aspera Ad Astra promosso da Acri realizzata con il sostegno di Fondazione Perugia