L’hashtag #NoClubsNoVolley lanciato dalla Sir Perugua gira l'Italia e trova apprezzamenti
L’hashtag #NoClubsNoVolley sta facendo il giro d'Italia, con l’appello lanciato dal presidente della Sir Susa Scai Perugia Gino Sirci, sulla proposta di riforma dei calendari della FIVB per il 2028-2032, che sta raccogliendo consensi e adesioni. Nella giornata di ieri, molti club di Superlega hanno rilanciato lo slogan che non lascia spazio ad interpretazioni: senza i club, la pallavolo muore. Al fianco di Perugia ci sono Piacenza, Modena, fino a Milano, che si sono uniti all’appello e alla presa di posizione partita da Perugia. Ne parla il centrale di casa Perugia, Agustin Loser, esprimendo la sua posizione da giocatore di club, ma anche da capitano della nazionale argentina di pallavolo: «Come hanno detto il Presidente e i miei compagni l’altro giorno in conferenza stampa, penso che l’Fivb stia facendo delle cose non per gli atleti, ma per beneficio proprio e questo non va bene! Si vede che ogni anno ci sono infortuni e meno tempo di riposo, più campionati, il Mondiale ogni due anni e tante cose in più che vanno al contrario di quello che è il riposo dei giocatori, che penso sia importante, anche per le società e per i clubs, perché alla fine i contratti ce li fanno loro e l’importante è arrivare bene ad ogni stagione; non con più partite di quelle che facciamo, che sono tante, ma non solo partite, anche viaggi. Ci sono tante altre realtà organizzative come la Vnl che in Cina organizza le Final e non possono retrocedere perché loro alla fine mettono soldi, quindi tutte queste cose, sono cose che non vanno d’accordo con i giocatori, con lo sport e speriamo che facciano uno stop a questo nuovo calendario perché dobbiamo andare avanti nella pallavolo e secondo me questo è un retrocedere. Noi alla fine dobbiamo dare il nostro massimo in Nazionale e nel Club, però arriva un punto in cui “non siamo robot”, alla fine il corpo parla. Anche la stagione scorsa ci sono stati tanti infortuni, anche a me è successo, quindi parlo anche per esperienza personale. Per questo vogliamo che lo spettacolo cresca e secondo me questo non è un passo in avanti. È un passo indietro».