Per Giuseppe Olimpieri una vita nel calcio e tanta soddisfazioni da raccontare e... da inseguire ancora
Alle società porta bene assicurarsi le prestazioni di Giuseppe Olimpieri. Accade dal primo impatto con il calcio da ragazzino di Porano in forza all’Orvieto Scalo dopo il provino agostano di cui era stato oggetto da parte del “mitico”, come dice lui, Antonio Stella. I rossoneri vanno a Baschi e vincono l’edizione annuale del Trofeo Garramone piccolo gioiello organizzativo degli anni ’80. Da lì in avanti, sia stato giocatore o allenatore o responsabile di settore o direttore sportivo il club di appartenenza ha conquistato almeno un successo nel primo anno del suo incarico. Ne va fiero, ancora non si capacita se tutto dipenda dall’essere bravo o fortunato. Nel dubbio prosegue nell’impegnarsi al meglio come faceva da giocatore che dominava le corsie laterali come un Frecciarossa prima di scodellare palloni pregiati alla punta centrale. Non per caso, cita Luca Frosinini, incaricato di finire il lavoro, quale compagno ideale dell’intera carriera. dopo quella rossonera dell’Orvieto Scalo ha vestito le maglie di Orvietana, Poranese, Chiusi, Bettolle prima di chiudere la carriera con tre stagioni al Fabro dando sempre il massimo e lasciando ovunque un ottimo ricordo. Con l’Orvietana ha sempre staccato biglietti di andata e ritorno. Il primo da giocatore dopo il trasferimento che accese un campanilismo sanguigno tra il centro e la periferia un po’ avaro di soddisfazioni nel calcio giocato. La sua fama puntò decisamente verso l’alto nel periodo toscano. A Fabro, avvicinandosi le trentasei primavere il pensiero andava già al nuovo ruolo che si era prefissato. All’inizio del terzo millennio è di nuovo all’Orvietana fresco di patentino da allenatore. Sarà il periodo più longevo nel quadri tecnici della società biancorossa. Un tempo, tutto sommato speso bene con opportunità di fare esperienze con ragazzi di tutte le fasce d’età di conoscerne nel profondo i passaggi derivanti dall’anagrafe per adeguare conseguentemente il lavoro. Si arriva al primo incrocio con Riccardo Fatone. Sono entrambi allenatori ma si dividono i compiti al momento di accettare le proposte della Vigor Acquapendente. Peppe decide di mettere a frutto quanto maturato anno dopo anno assumendo il nuovo ruolo di Direttore Sportivo. In Alto Lazio stanno bene e fanno altrettanto con la squadra. La dirigenza concede loro buoni margini di manovra ripagati con il successo nel campionato di Promozione e due ottimi campionati in Eccellenza. Riccardo prende altre strade, lui rimane in sella fino all’arrivo del Covid. Passata la bufera stacca un nuovo tagliando con l’Orvietana: per tre anni è responsabile del settore giovanile. Mette del suo nel modo diverso di impostare il lavoro che diventa più di prospettiva per i giovani a quello che potrebbe essere il loro futuro calcistico. Non è un caso se, alcuni di questi, arrivano e hanno opportunità di provare le prima squadra. Per non smentire quanto già detto al termine del primo anno dal suo arrivo l’Orvietana vince il campionato d’Eccellenza ripetendo quanto già avvenuto in altre sedi con Peppe. Ciliegina del terzo anno i play off della Juniores nazionale da lui guidata nel periodo decisivo della stagione con accesso alle finali di categoria.
Il suo partner preferenziale, Riccardo Fatone, lavora per l’OrvietoFC. Chiama Olimpieri e, su indicazione del Presidente, Roberto Lorenzotti, gli propone l’incarico di Direttore Sportivo e di allenatore della Juniores ruolo in quel momento scoperto. C’è un progetto sul quale lavorare, cosa che al neoassunto non dispiace. Nessuno mette l’ansia di dover lavorare in tempi necessariamente stretti per cui si va avanti per gradi partendo dalla base e, al tempo stesso innalzare di un po’ l’asticella per salire almeno di una categoria (dalla prima del momento). A costo di annoiare chi legge, pure l’OrvietoFC beneficia dell’effetto Olimpieri. A stagione conclusa la Società può fregiarsi della vittoria nella prima cat. e nel campionato juniores A2 che vale il passaggio nella più quotata A1 dove si prenderà il quinto posto alla prima partecipazione.
La primavera e l’estate di quest’anno vivono in un clima caldo e di grande fermento. Corrono voci di fusione per i settori giovanili dell’Orvietana e dell’OrvietoFC ma non se ne fa nulla. A fine campionato di serie D il titolo sportivo dei biancorossi finisce nel capoluogo di provincia. Il Comune di Orvieto pubblica il bando per l’affidamento della gestione del Polisportivo tramite il Terzo Settore. Tanta, forse troppa carne al fuoco per la realtà dell’OrvietoFC che si trova all’improvviso essere il primo polo del calcio cittadino. Le responsabilità di Lorenzotti e dei suoi collaboratori crescono, Olimpieri è uno fra questi: “ Indubbiamente c’è un carico di responsabilità nulla a che vedere con il passato. E’ anche – lasciamelo dire – un onore essere riferimento per il calcio territoriale avendo ereditato la storia calcistica dell’Orvietana che durava da centoquindici anni. I nove anni di vita dell’OrvietoFC non sono nulla a fronte di tutto questo e credo sia più che naturale la fatica che stiamo facendo per riposizionare il nuovo dimensionamento. Abbiamo avuto qualche preoccupazione, poi ritengo sia stata tracciata la linea all’interno della quale muoversi. Mi sembra che, quella presa possa essere la strada giusta”.
Quanto affermi vale per tutto, settore giovanile compreso? :
“Ripeto, stiamo lavorando perché tutto possa andare a regime al più presto. Assorbire tutto o quasi il patrimonio giovanile dell’Orvietana non è semplice. Stiamo cercando di addrizzare il tiro per individuare debolezze attuali e probabili punti di forza. Metti che sono ancora attivi alcuni resti di un campanilismo che sa di vecchio ma che esiste e ti rendi conto di quanto la strada non sia ancora del tutto pianeggiante”.
La prima squadra è imbattuta e domenica affronterà la seconda trasferta in quel di Sangemini. Sei fiducioso ?
“ Fino a ora non abbiamo nulla da farci rimproverare. Purtroppo, siamo alle prese con tre infortuni rilevanti. Barbabella, Bellagamba e Leonardi dovranno fare una lunga sosta e stiamo ragionando sull’opportunità di integrare la rosa almeno con un rinforzo. Comunque, bando al vittimismo. Il Sangemini, finora, ha perso in casa e vinto in trasferta per cui è difficile giudicare fatte salve le referenze che la descrivono squadra di categoria. Per cui andremo a giocarcela.