Dal 15 al 18 aprile torna il Festival del Giornalismo: Perugia sarà al centro del mondo

23.03.2026 11:45 di  Redazione Perugia24.net   vedi letture
Dal 15 al 18 aprile torna il Festival del Giornalismo: Perugia sarà al centro del mondo

Da due decenni il Festival Internazionale del Giornalismo riunisce a Perugia le
eccellenze mondiali del settore per parlare del presente e del futuro
dell’informazione. Dal 15 al 18 aprile celebrerà la sua XX edizione mantenendo intatto il suo
spirito originario: indipendente, aperto, democratico, globale.
Era il 2006, il sistema mediatico globale stava cambiando radicalmente e in pochi ne
avevano capito la portata. «Perché non organizzare un Festival internazionale del
giornalismo?», chiese la co-fondatrice e direttrice Arianna Ciccone. «Bella idea.
Impossibile da realizzare», rispose l'altro co-fondatore Christopher Potter.
In 20 anni, quell’idea ‘impossibile’ è diventata uno degli appuntamenti internazionali
sull’informazione più autorevoli e certamente il più amato.
Ogni anno il festival accoglie oltre 500 speaker provenienti da tutto il mondo.
Giornalisti, editori, ricercatori e innovatori dell'informazione che rappresentano mondi
diversi: dalle grandi redazioni internazionali alle nuove piattaforme digitali, dalle
redazioni costrette all'esilio ai laboratori di ricerca sull'intelligenza artificiale. Quasi
200 eventi per analizzare, tra panel, interviste, presentazioni e workshop, le sfide
globali dell’informazione libera e indipendente, provando a ridefinire i confini
dell’infosfera e tracciare un quadro aggiornato della geopolitica dell’informazione,
alla luce dei profondi cambiamenti globali e delle ultime evoluzioni tecnologiche.
E poi soprattutto il pubblico, giovani da tutto il mondo: videomaker, fotoreporter,
social media manager, blogger, studenti, giornalisti freelance pronti a raccontare
storie in presa diretta e senza filtri.
Ogni anno la comunità internazionale del Festival si ritrova a Perugia anche oltre il
programma ufficiale, grazie ai side events: eventi collaterali organizzati in modo
autonomo da giornalisti, organizzazioni mediatiche e fondazioni. Negli ultimi anni
hanno dato vita a un programma parallelo. Aperitivi, incontri, presentazioni e
meet-up diffusi tra bar, ristoranti, terrazze e spazi della città, questi momenti informali
diventano luoghi di lavoro e networking, dove si progettano collaborazioni, si
costruiscono reti e nascono iniziative che spesso si trasformano in consorzi globali
del giornalismo e in grandi inchieste transnazionali.
L’edizione 2026 si svolgerà nell’arco di quattro giorni, da mercoledì 15 a sabato 18
aprile. Le sessioni in inglese saranno concentrate tra giovedì, venerdì e sabato,
mentre gli incontri in lingua italiana si terranno principalmente nel pomeriggio e nella
serata di sabato. Come sempre, tutte le sessioni saranno gratuite e aperte al
pubblico, senza registrazione (salvo poche eccezioni, come le clinics).
Per celebrare la XX edizione, il Festival Internazionale del Giornalismo si concluderà
con una festa nella serata di sabato 18 aprile.
Come sempre gli incontri saranno trasmessi in diretta streaming e disponibili on
demand sul sito alla voce programma, all’interno delle singole pagine degli eventi, e
sul canale YouTube del Festival.
Il programma completo è disponibile su festivaldelgiornalismo.com e
journalismfestival.com, navigabile per giorni, sale, speaker e categorie, con
aggiornamenti in tempo reale. È inoltre possibile salvare gli eventi sulla propria
agenda elettronica per creare una versione personalizzata del programma da
seguire giorno per giorno.
Anche per la XX edizione Craig Newmark, tra i più importanti filantropi al mondo, ha
deciso di rinnovare la sua donazione, con la sua fondazione Craig Newmark
Philanthropies. E per la prima volta quest’anno a sostenere il festival anche la
MacArthur Foundation, una delle più grandi fondazioni filantropiche americane.

Il programma della XX edizione del Festival Internazionale del Giornalismo
restituisce con chiarezza la complessità del tempo presente, componendo
un’autentica mappa geografica delle forze che attraversano oggi l’informazione
globale.
Dai conflitti in corso — Gaza, Ucraina, Iran — alla crescente pressione dei regimi
autoritari sulla libertà di stampa, fino alle nuove forme di censura, repressione e
giornalismo in esilio, il festival mette al centro le condizioni reali in cui il giornalismo
viene prodotto.
Allo stesso tempo, affronta le trasformazioni più profonde dell’ecosistema
informativo: l’impatto dell’intelligenza artificiale, il potere delle piattaforme, la crisi dei
modelli economici tradizionali e la ricerca di nuove forme di sostenibilità.
Accanto a questo, emergono con forza le traiettorie del giornalismo investigativo
globale, le collaborazioni transnazionali, il rapporto con la giustizia internazionale e il
ruolo crescente delle comunità e del pubblico. Il tutto attraversato da questioni
decisive come i diritti, il genere, la sicurezza dei giornalisti e la necessità di
sviluppare nuovi linguaggi e nuove sintassi capaci di raccontare la complessità
contemporanea. È dentro questo intreccio di temi — politici, tecnologici, economici e
culturali — che si collocano le voci e le esperienze degli speaker del festival,
chiamati non solo a interpretare il presente, ma a contribuire a definire il futuro del
giornalismo.
Al centro del programma: le guerre, la crisi del diritto internazionale, il crollo
del finanziamento al giornalismo, la crisi della libertà di stampa, tra leggi repressive e
attacchi ai media indipendenti; la manipolazione dell’informazione nell’era dell’IA,
con piattaforme che ridefiniscono la realtà stessa; la pressione degli oligarchi nei
media e il declino dell’editoria indipendente; le inchieste giornalistiche che
sfidano il potere, dai crimini di guerra in Ucraina ai regimi repressivi nel Medio
Oriente; le donne nel giornalismo investigativo e il coraggio di raccontare
storie censurate.
Si discuterà anche del ruolo cruciale dell’informazione nella crisi climatica, della
necessità di modelli editoriali sostenibili per garantire il futuro del giornalismo
indipendente e del impatto dell’intelligenza artificiale sulla produzione
e diffusione delle notizie. Il dibattito toccherà inoltre il tema della fiducia nel
giornalismo e delle strategie per riconquistare il pubblico in un’epoca di
polarizzazione e campagne di disinformazione su larga scala.
Come di consueto sarà dedicato spazio ai temi dei diritti umani, esplorando il
legame tra giornalismo e giustizia sociale: dall’uguaglianza di genere alla
rappresentazione delle minoranze nei media, fino alla denuncia della violenza
sessuale nei contesti di guerra e repressione. Fino ad analizzare gi sviluppi dell’era
dei “broligarchi”, la stretta élite di miliardari tecnocrati che ridefinisce
gli equilibri del potere tra media, tecnologia e politica.

GUERRE, CENSURA, TESTIMONIANZA
Dagli Oscar al fronte di Gaza: le voci che raccontano il presente
A Perugia arriveranno alcune delle voci più autorevoli e coraggiose del giornalismo
internazionale, protagoniste dirette delle grandi fratture del nostro tempo. Tra queste,
Yuval Abraham, giornalista investigativo israeliano e co-regista del documentario
premio Oscar No Other Land, che ha contribuito a portare all’attenzione globale le
espulsioni forzate dei palestinesi, analizzerà il sistema di censura militare israeliano
e il suo impatto sul racconto della guerra a Gaza, tra limiti legali, tecnologie di
controllo e nuove strategie per aggirare il silenzio imposto.
Dal cuore del conflitto arriva anche la testimonianza di Wael Al-Dahdouh, capo
dell’ufficio di Al Jazeera a Gaza e volto simbolo del giornalismo sotto assedio: dopo
aver perso gran parte della sua famiglia sotto i bombardamenti israeliani — tra cui la
moglie, i figli e altri parenti — e dopo essere stato lui stesso ferito in un attacco, ha
continuato a raccontare la guerra in prima linea. La sua presenza al festival
rappresenta una delle testimonianze più forti del costo umano del giornalismo nei
contesti di guerra.
Uno sguardo diretto sulle pressioni e i rischi del raccontare la guerra arriva anche da
Ghousoon Bisharat, direttrice di +972 Magazine, testata indipendente fondata da
giornalisti israeliani e palestinesi, diventata una delle fonti più rilevanti per
comprendere ciò che accade a Gaza e nei territori occupati. Le sue inchieste — tra
cui quelle sull’uso dell’intelligenza artificiale nei bombardamenti — hanno avuto
risonanza internazionale e contribuito a ridefinire il dibattito sul ruolo del giornalismo
in tempo di guerra.
Dal Medio Oriente arriverà anche Noa Landau, vicedirettrice di Haaretz, il più
autorevole quotidiano progressista israeliano e una delle poche voci critiche rispetto
al governo Netanyahu. Giornalista da oltre vent’anni, Landau ha anche fondato
Haaretz21, progetto volto a dare più spazio alle storie e alle voci palestinesi e arabe
in Israele. Il suo intervento si inserisce in uno dei nodi più sensibili del programma: la
guerra interna condotta dal potere politico contro i media indipendenti e il prezzo che
il giornalismo critico continua a pagare anche dentro le democrazie.
Infine, dal cuore di Gaza arriverà anche Adel Zaanoun, capo dell’ufficio AFP per la
Striscia, dove lavora da oltre trent’anni. È uno dei giornalisti raccontati nel
documentario Inside Gaza e uno dei testimoni più autorevoli di ciò che significa
organizzare e mantenere una copertura giornalistica sotto bombardamenti,
sfollamenti, morte e distruzione. Dopo il 7 ottobre 2023 ha continuato a coordinare il
lavoro dei colleghi e delle loro famiglie in condizioni estreme; oggi, trasferito a Cipro
con la moglie e i figli, continua a seguire Gaza e collabora con Reporters Without
Borders nella documentazione delle denunce alla Corte Penale Internazionale per la
morte di giornalisti palestinesi uccisi dall’esercito israeliano. La sua presenza,
accanto a quella di Wael Al-Dahdouh e di altri reporter in prima linea, dà al festival
una densità umana e professionale che pochi altri appuntamenti internazionali
possono vantare.
LIBERTÀ DI STAMPA SOTTO ASSEDIO
Premi Nobel, reporter incarcerati e media indipendenti sotto attacco
Tra le grandi figure simboliche del festival torna a #ijf Maria Ressa, premio Nobel
per la Pace 2021, già ospite del festival nelle passate edizioni e oggi più che mai
punto di riferimento globale nella difesa della libertà di stampa. Fondatrice di
Rappler, perseguitata e arrestata dal governo Duterte, Ressa continua a concentrare
la sua attenzione sul collasso dell’ecosistema informativo globale, sulla
disinformazione e sul rapporto sempre più pericoloso tra piattaforme digitali,
democrazia e violenza. A Perugia porterà il suo sguardo su tre fronti decisivi: la
libertà di stampa sotto assedio, la trasformazione degli Stati Uniti in una potenza
destabilizzante dell’ordine democratico e l’escalation della violenza di genere
alimentata anche dall’intelligenza artificiale.
A presidiare il fronte della libertà di stampa ci sarà Jodie Ginsberg, CEO del
Committee to Protect Journalists, tra le figure più rispettate a livello internazionale
nella difesa dei reporter sotto attacco. Il suo intervento, accanto a quello di Maria
Ressa, offrirà una lettura globale dell’assedio crescente alla stampa indipendente,
tra violenza, querele, soffocamento economico e nuove strategie di intimidazione
anche nelle democrazie occidentali.
A difesa della libertà di stampa interverrà anche Thibaut Bruttin, direttore generale
di Reporter Senza Frontiere, tra i protagonisti delle principali iniziative globali a tutela
dei giornalisti, dall’evacuazione dei reporter afghani ai programmi di informazione
indipendente per i paesi sotto censura.
Il nodo giuridico della libertà di stampa sarà rappresentato da Karen Kaiser,
responsabile legale globale dell’Associated Press, da venticinque anni impegnata
nella difesa della libertà d’espressione, della sicurezza dei giornalisti e della
governance dell’intelligenza artificiale. La sua esperienza illumina un terreno sempre
più insidioso: quello della repressione amministrativa e burocratica, fatta di visti
negati, accrediti revocati, divieti di viaggio ed esclusioni dagli spazi istituzionali,
forme di “lawfare light” che non arrestano i giornalisti, ma impediscono loro di
lavorare.
Il versante legale della difesa del giornalismo sarà ulteriormente rafforzato dalla
presenza di David McCraw, lead newsroom lawyer del New York Times, da oltre
vent’anni al centro delle battaglie giudiziarie che hanno accompagnato la copertura
di Trump, Weinstein, della sicurezza nazionale e della crescente polarizzazione
politica americana. Vincitore di importanti riconoscimenti per la difesa della libertà di
stampa, McCraw rappresenta una figura-chiave per comprendere come il
giornalismo possa resistere all’intimidazione crescente di governi, leader politici e
attori potenti.
ESILIO, REPRESSIONE, RUSSIA
Quando il giornalismo diventa reato
Accanto alla storia di resistenza di Meduza — il più importante media indipendente
russo ancora capace di raggiungere milioni di lettori in russo e in inglese, nonostante
nove anni di esilio, il blocco del sito e la messa al bando da parte del Cremlino — il
festival intercetta ancora una volta il presente mentre accade.
Proprio in questi giorni le autorità russe hanno inserito il cofondatore e direttore Ivan
Kolpakov nella lista dei ricercati, ultimo passo di un’escalation repressiva che ha già
visto la testata dichiarata “organizzazione indesiderata” e Galina Timchenko —
cofondatrice, CEO e publisher — condannata in contumacia a cinque anni di
carcere. Un segnale ulteriore di come in Russia il giornalismo indipendente venga
progressivamente trasformato in reato.
La loro presenza a #ijf26 racconta con forza il costo politico, personale e
professionale del giornalismo sotto pressione, ma anche la capacità di costruire
modelli di sopravvivenza e sostegno economico in condizioni estreme, tra
crowdfunding, editoria e comunità.
Tra le storie simbolo della repressione contro i giornalisti ci sarà anche quella di Alsu
Kurmasheva, reporter di Radio Free Europe/Radio Liberty arrestata in Russia nel
2023, processata in segreto e condannata a sei anni e mezzo di carcere con accuse
politicamente motivate legate alla guerra in Ucraina. Il suo caso ha suscitato proteste
internazionali, l’intervento di Joe Biden e la mobilitazione delle principali
organizzazioni per i diritti umani e la libertà di stampa, fino alla liberazione
nell’agosto 2024 in uno scambio di prigionieri tra Russia e Stati Uniti. La sua
testimonianza darà corpo a uno dei temi del festival: l’uso della sicurezza nazionale
e delle leggi sugli “agenti stranieri” come strumenti per imprigionare il giornalismo
indipendente.
A raccontare il giornalismo investigativo sotto pressione sarà anche Roman Anin,
fondatore del media indipendente russo iStories ed ex firma di Novaya Gazeta,
membro del team premiato con il Pulitzer per i Panama Papers. Le sue inchieste
hanno svelato i sistemi di corruzione legati al potere russo e, più recentemente, i
legami tra la piattaforma Telegram e le autorità del Cremlino.
PROPAGANDA, AUTOCRAZIE, DISORDINE MONDIALE
Raccontare il potere senza rilanciarne le narrazioni
Sul terreno della propaganda e della guerra dell’informazione interverrà Peter
Pomerantsev, tra gli studiosi più influenti al mondo sulle narrazioni autoritarie
contemporanee. I suoi libri sulla propaganda russa — da Nothing is True and
Everything is Possible a This Is Not Propaganda — hanno ridefinito il modo in cui
comprendiamo la manipolazione della realtà nell’era digitale.
A Perugia dialogherà con Olga Rudenko, direttrice del Kyiv Independent e figura
simbolo del giornalismo ucraino, già protagonista delle scorse edizioni del festival.
Con il suo lavoro ha contribuito a costruire una delle testate più autorevoli nate dopo
la frattura con il Kyiv Post, trasformando una startup editoriale in una voce centrale
del racconto internazionale della guerra. Il loro confronto offrirà una lettura cruciale di
come le narrazioni autoritarie russe penetrino nell’agenda globale e contribuiscano a
deformare la percezione del conflitto in Ucraina.
Un altro nome imprescindibile è quello di Gerard Ryle, direttore dell’International
Consortium of Investigative Journalists (ICIJ), la rete che ha guidato le più grandi
collaborazioni giornalistiche della storia, dai Panama Papers ai Paradise Papers.
Sotto la sua guida, ICIJ è diventato uno dei marchi più autorevoli del giornalismo
globale. La sua presenza permette al festival di affrontare uno dei temi più urgenti
della contemporaneità: la repressione transnazionale esercitata dai regimi autoritari,
che non si fermano più ai confini nazionali ma colpiscono dissidenti, reporter e
oppositori anche all’estero, attraverso hackeraggi, intimidazioni, reti private e
apparati paralleli.
Dal Medio Oriente e dai mercati emergenti arriverà anche Saad Mohseni,
cofondatore e presidente di MOBY Group, la più importante media company nata in
Afghanistan dopo il 2001, capace di portare informazione, intrattenimento e
contenuti di qualità in Afghanistan, Asia centrale, Medio Oriente e Africa. Inserito dal
Time tra le cento persone più influenti al mondo, Mohseni porterà a Perugia una
riflessione decisiva su un tema che attraversa molte aree del pianeta: come
continuare a fare giornalismo in contesti repressivi senza scivolare nella complicità
con il potere.
GIORNALISMO INVESTIGATIVO GLOBALE
Dai Panama Papers alle nuove reti transnazionali
A rappresentare la dimensione più avanzata del giornalismo investigativo
transnazionale tornerà Paul Radu, cofondatore di OCCRP, pioniere delle grandi
inchieste collaborative su criminalità organizzata, corruzione e finanza opaca. È
stato tra gli ideatori delle indagini Laundromat, ha contribuito a Suisse Secrets e
NarcoFiles, ha creato strumenti fondamentali come Investigative Dashboard e ha
lavorato per portare il giornalismo investigativo oltre i suoi confini tradizionali, fino al
cinema, alle serie TV e perfino ai videogiochi.
Sul giornalismo investigativo transnazionale ci sarà anche Miranda Patrucic,
direttrice di OCCRP, una delle più importanti reti investigative del mondo. Bosniaca,
cresciuta professionalmente all’interno dell’organizzazione fin dai suoi inizi, ha
guidato inchieste che hanno contribuito a far cadere governi, esposto tangenti
miliardarie e colpito le élite corrotte in Asia centrale, nei Balcani e nel Caucaso. Ha
lavorato a Panama Papers, Paradise Papers, Pandora Papers e a numerose altre
collaborazioni globali, incarnando un’idea di giornalismo investigativo capace di unire
sei continenti in una sola redazione diffusa.
Nella stessa scia si inserisce Frederik Obermaier, reporter investigativo premio
Pulitzer e uno dei due giornalisti contattati per primi dalla fonte anonima dei Panama
Papers. Da allora ha contribuito anche alle rivelazioni dei Paradise Papers e di
Suisse Secrets, diventando uno dei simboli mondiali del giornalismo d’inchiesta
contemporaneo.
A rappresentare il giornalismo investigativo che continua le storie dei reporter uccisi
o incarcerati ci sarà Laurent Richard, fondatore di Forbidden Stories, il consorzio
internazionale nato da un’idea semplice e potentissima: “Avete ucciso il
messaggero, ma non ucciderete il messaggio”. Da oltre vent’anni impegnato in
grandi inchieste televisive e documentarie, Richard ha trasformato questa intuizione
in una rete globale che ha coordinato progetti come il Daphne Project e il Pegasus
Project, dimostrando che il giornalismo può organizzarsi oltre i confini nazionali non
solo per collaborare, ma per resistere insieme agli attacchi del potere.
Dall’America Latina arriverà María Teresa Ronderos, giornalista colombiana e
cofondatrice di CLIP, il Centro Latinoamericano de Investigación Periodística. Premio
Ortega y Gasset e Maria Moors Cabot, Ronderos ha coordinato grandi inchieste
transfrontaliere su migrazioni, corruzione, disinformazione e fondamentalismi
religiosi. Il suo lavoro offre un’altra chiave centrale del festival: i nuovi hub regionali
del giornalismo investigativo, capaci di rafforzare la cooperazione tra paesi e
redazioni in aree del mondo dove la libertà di stampa e la tenuta democratica
restano profondamente fragili.
Dall’India arriverà Anant Nath, direttore di The Caravan, una delle testate più
rispettate dell’Asia meridionale per il giornalismo narrativo e investigativo su politica,
potere e affari. Ex presidente dell’Editors Guild of India, Nath ha guidato diverse
iniziative in difesa della libertà di stampa in un paese che nel 2025 occupa il 151°
posto su 180 nel World Press Freedom Index. Il suo intervento porterà al festival un
vero e proprio “playbook” per costruire media indipendenti in un sistema in cui lo
Stato è insieme regolatore, litigante e grande inserzionista.
Dal Regno Unito arriverà anche Franz Wild, CEO ed editor-in-chief del Bureau of
Investigative Journalism, una delle realtà più importanti del giornalismo investigativo
britannico. Dopo anni a Bloomberg a indagare l’intreccio tra affari, politica e grande
corruzione, oggi guida una redazione che ha sviluppato una forte competenza nelle
inchieste basate su documenti, nei progetti collaborativi internazionali e nelle
strategie di impatto.
GIUSTIZIA INTERNAZIONALE, CRIMINI DI GUERRA, ACCOUNTABILITY
Quando il giornalismo incontra il diritto
Sul versante della giustizia internazionale il festival ospiterà Philippe Sands, tra i
massimi esperti mondiali di diritto penale internazionale, diritti umani e memoria di
Norimberga. Professore a University College London e visiting professor a Harvard,
Sands ha preso parte a casi che hanno cambiato la storia del diritto internazionale,
dal processo Pinochet alla causa sul genocidio del Myanmar, fino all’iniziativa per il
tribunale speciale sul crimine di aggressione contro l’Ucraina.
Sul versante delle nuove tecniche investigative e del giornalismo open source, il
festival ospiterà Alexa Koenig, tra le figure più influenti al mondo nell’incrocio tra
giornalismo, diritto, tecnologia e diritti umani. È cofondatrice e direttrice
dell’Investigations Lab dell’Università di Berkeley, ha guidato la stesura del
Protocollo di Berkeley delle Nazioni Unite sulle indagini digitali open source e ha
formato reporter e investigatori sui metodi di verifica online utilizzati anche nei casi di
crimini di guerra.
Nella stessa direzione si muove la presenza di Frederik Obermaier, che a Perugia
parlerà di un tema di enorme rilievo pubblico: come trasformare il materiale raccolto
dai giornalisti nei teatri di guerra in prove digitali utilizzabili nei percorsi di giustizia e
accountability internazionale.
Infine, il festival ospiterà anche la testimonianza di Andrés Olarte Peña, ingegnere
e whistleblower colombiano costretto a lasciare il proprio paese dopo aver
denunciato gravi forme di inquinamento ambientale e attività di sorveglianza contro
leader socio-ambientali da parte di Ecopetrol, la più grande compagnia petrolifera
colombiana. Dopo aver raccolto prove e subito minacce di morte insieme alla sua
famiglia, ha condiviso i documenti che hanno portato alla pubblicazione degli Iguana
Papers e a un documentario della BBC.
INTELLIGENZA ARTIFICIALE, BIG TECH E NUOVA ECOLOGIA
DELL’INFORMAZIONE
Chi controlla il futuro delle notizie
Il rapporto tra tecnologia, potere e responsabilità sarà al centro dell’intervento di
Attaullah Baig, esperto di sicurezza con oltre vent’anni di esperienza in aziende
globali come WhatsApp, PayPal e Mastercard, che ha recentemente avviato
un’azione legale contro Meta sollevando interrogativi cruciali su governance,
trasparenza e protezione degli utenti nell’era dell’intelligenza artificiale.
Tra le voci più incisive del giornalismo investigativo europeo, Carole Cadwalladr,
finalista al Pulitzer e firma delle inchieste su Cambridge Analytica, porterà al festival
la sua analisi sul potere delle piattaforme digitali e delle élite tecnologiche e sulle
nuove minacce alla democrazia.
Il tema dell’innovazione tecnologica e dell’intelligenza artificiale sarà affrontato anche
da Emily Brown, Journalism Director di Microsoft, impegnata nello sviluppo di nuovi
strumenti e modelli per supportare le redazioni nell’adozione dell’AI e nella
trasformazione digitale.
Infine, Mukul Devichand, responsabile delle iniziative sull’intelligenza artificiale del
New York Times, guiderà la riflessione su come l’AI stia trasformando il ruolo
dell’editor e il concetto stesso di prodotto giornalistico, sempre più fluido,
personalizzato e dinamico.
Sul rapporto tra editoria e intelligenza artificiale ci sarà Caspar Llewellyn Smith,
Chief AI Officer di Guardian News & Media, incaricato di esplorare l’uso dell’AI in
tutto il gruppo editoriale. Ex giornalista e già responsabile di prodotto e strategia
digitale, porterà al festival una questione cruciale: cosa accade quando i chatbot e le
risposte automatiche diventano sempre più il punto d’accesso alle notizie,
sostituendo il traffico verso i contenuti originali con sintesi o risposte spesso
inaffidabili?
Sul fronte dell’intelligenza artificiale applicata all’informazione sarà presente anche
Olle Zachrison, responsabile News AI di BBC News e cofondatore del Nordic AI
Journalism Network. Il suo lavoro è centrato sull’introduzione dell’AI generativa nei
processi redazionali e editoriali e si lega a uno dei panel più emblematici del festival:
come si “edita un liquido” in un’epoca in cui i contenuti generati dall’AI sono
personalizzati, probabilistici, dinamici e non più perfettamente controllabili come un
articolo tradizionale.
NUOVE PIATTAFORME, NUOVO PUBBLICO: le news da Tik Tok a Mastodon e
Bluesky
Dal web decentralizzato al giornalismo che ritrova la propria voce
Sulle nuove infrastrutture della conversazione pubblica interverrà Felix Hlatky,
direttore esecutivo di Mastodon, una delle piattaforme simbolo del web
decentralizzato e non-profit. La sua presenza segnala l’attenzione del festival per un
nodo sempre più strategico: il rapporto tra giornalismo e reti sociali aperte, in un
tempo in cui i media cercano spazi meno opachi, meno dipendenti dagli algoritmi e
più compatibili con autonomia editoriale, moderazione robusta e qualità
dell’informazione.
Nel dibattito sulle piattaforme di microblogging il festival ospiterà anche Rose Wang,
Chief Operating Officer di Bluesky Social, che insieme a Felix Hlatky di Mastodon
permetterà di osservare da vicino due delle esperienze più interessanti emerse nel
tentativo di costruire uno spazio sociale online meno dipendente da algoritmi chiusi e
più aperto agli utenti, ai media e alla trasparenza delle regole.
Un’altra voce chiave sul futuro del rapporto con il pubblico sarà quella di Lea
Korsgaard, cofondatrice e direttrice di Zetland, media danese diventato un caso
internazionale di membership journalism con oltre 70 mila membri. Korsgaard lavora
da anni all’incrocio tra giornalismo, tecnologia e sviluppo del business editoriale, e a
Perugia porterà anche il manifesto della sua “Romantic School of journalism”:
un’idea di giornalismo capace di tornare a creare legami emotivi e profondi con i
lettori, superando la semplice logica informativa e recuperando la dimensione umana
della relazione con il pubblico.
A spostare lo sguardo sul confine tra satira, strategia editoriale e ridefinizione del
valore della newsroom sarà Jordan LaFlure, executive editor di The Onion, testata
satirica diventata un punto di riferimento globale. La sua presenza è interessante
proprio perché costringe a porre una domanda centrale per il giornalismo nell’era
dell’AI: se i contenuti diventano sovrabbondanti e automatizzati, qual è il valore
umano, distintivo e insostituibile di una redazione?
A raccontare le nuove sintassi del giornalismo sarà invece Dave Jorgenson, il volto
che ha trasformato l’account TikTok del Washington Post in un caso globale di
successo, capace di raggiungere milioni di utenti con linguaggi ironici, nativi digitali e
pienamente giornalistici. Dopo aver lasciato il quotidiano nel 2025 per fondare Local
News International, Jorgenson rappresenta una frontiera decisiva del mestiere:
come fare giornalismo serio senza rinunciare a voce, personalità e leggerezza,
parlando soprattutto a pubblici giovani che altrove non incontrano più le notizie.
MODELLI EDITORIALI, FUNDING, FUTURO ECONOMICO DEI MEDIA
Come si sostiene il giornalismo di interesse pubblico
Tra i protagonisti della riflessione sul futuro dell’informazione, Marcus Brauchli, già
direttore del Washington Post e del Wall Street Journal, oggi investitore globale nei
media digitali, porterà una visione strategica sui profondi cambiamenti
dell’ecosistema dell’informazione negli ultimi venticinque anni, tra rivoluzione
tecnologica, concentrazione dei media e crisi della fiducia.
Sul fronte del giornalismo investigativo e indipendente, Monika Bauerlein, CEO del
Center for Investigative Reporting e già alla guida di Mother Jones, racconterà come
il modello non profit stia ridefinendo le possibilità di sostenibilità e impatto del
giornalismo, in un contesto segnato da polarizzazione politica e trasformazioni
economiche.
Dal Sudafrica arriverà Jillian Green, direttrice del Daily Maverick, testata
indipendente che sotto la sua guida è passata da startup coraggiosa a una delle
newsroom più solide e premiate del continente africano. Ha accompagnato il
giornale durante una delle più grandi inchieste sul potere in Sudafrica, i GuptaLeaks,
e ha lanciato la più importante unità giornalistica dell’Africa australe dedicata alla
crisi climatica. La sua esperienza parla direttamente al futuro dei media indipendenti:
come costruire fiducia, comunità e sostenibilità senza inseguire l’algoritmo a ogni
costo.
Un ruolo chiave nel dibattito sul finanziamento del giornalismo pubblico e
indipendente sarà affidato a Kathy Im, direttrice Journalism and Media della
MacArthur Foundation, una delle principali figure mondiali nel sostegno filantropico
all’informazione di interesse pubblico. Ha contribuito alla nascita di Press Forward e
gestisce un portafoglio da 30 milioni di dollari l’anno dedicato a giornalismo non
profit, storytelling documentario e civic media.
Sul terreno del finanziamento internazionale interverrà Nishant Lalwani, CEO
dell’International Fund for Public Interest Media, il primo fondo collaborativo globale
dedicato al giornalismo con status di organizzazione internazionale. Con una rete di
staff distribuita tra America Latina, Nord America, Europa, Africa e Asia, Lalwani
rappresenta uno dei nodi strategici del dibattito sulla sostenibilità dell’informazione di
interesse pubblico, proprio mentre il finanziamento internazionale al giornalismo
indipendente si restringe e cresce l’urgenza di strutture locali e regionali più robuste.
Sul fronte del giornalismo non profit interverrà Robin Sparkman, presidente di
ProPublica, la newsroom investigativa che ha vinto otto Pulitzer ed è diventata un
modello globale di giornalismo ad alto impatto sostenuto da una forte struttura
organizzativa. La sua esperienza, che unisce reporting, fundraising, governance e
strategia, aiuta a leggere un altro grande asse di questa edizione: il rapporto tra
modelli editoriali, sostenibilità economica, leadership femminile e servizio pubblico.
Dal Brasile arriverà Natalia Viana, cofondatrice e direttrice di Agência Pública, la più
grande newsroom non profit dell’America Latina. Giornalista investigativa, autrice di
libri sulla violenza politica e i diritti umani, membro di importanti board internazionali
dedicati all’integrità dell’informazione, Viana porterà a Perugia un doppio sguardo:
da un lato la crisi globale del finanziamento al giornalismo, dall’altro il potere
crescente delle Big Tech e la necessità di inchieste capaci di raccontarne l’influenza.
DIRITTI, GENERE, PATRIARCATO
Accanto ai grandi nomi del giornalismo investigativo, della libertà di stampa e del
racconto di guerra, la XX edizione del Festival porta a Perugia anche alcune delle
voci più autorevoli del dibattito internazionale su diritti, democrazia, modelli editoriali,
intelligenza artificiale e nuove forme di repressione.
Tra queste, Mona Eltahawy, scrittrice e intellettuale femminista tra le più
riconoscibili sulla scena globale, fondatrice della newsletter FEMINIST GIANT e
autrice di saggi diventati punti di riferimento sul patriarcato e sulla rivoluzione
sessuale in Medio Oriente. Il suo ritorno a ijf rafforza un messaggio cruciale: la
giustizia di genere non è un tema laterale, ma una lente indispensabile per leggere
con accuratezza politica, economia, tecnologia e crisi climatica, e per ripensare in
profondità il giornalismo stesso.
Tra le testimonianze più importanti del festival ci sarà quella di Zahra Joya,
giornalista afghana, fondatrice e direttrice di Rukhshana Media, agenzia che
racconta la vita delle donne e delle ragazze in Afghanistan sotto il regime talebano.
Le sue reporter firmano spesso sotto pseudonimo per proteggere la propria identità.
Costretta a fuggire nel Regno Unito dopo la presa del potere da parte dei talebani,
Joya continua a dirigere la testata dall’esilio. Inserita da Time tra le Women of the
Year e dalla BBC tra le cento donne più influenti, porterà a Perugia il racconto di un
giornalismo che resiste nel cuore di quello che sempre più osservatori definiscono
un sistema di apartheid di genere.
Tra i nomi più prestigiosi del giornalismo narrativo statunitense ci sarà Amy Wallace,
scrittrice e firma di testate come The New Yorker, Vanity Fair, GQ, Wired e New York
Times Magazine, due volte coinvolta in staff premiati con il Pulitzer e coautrice del
memoir di Virginia Giuffre Nobody’s Girl, bestseller immediato del New York Times.
La sua presenza introduce nel festival anche il nodo del patriarcato, del potere e
della rappresentazione delle sopravvissute agli abusi, a partire dal caso
Epstein-Maxwell, allargando ancora una volta il perimetro del programma oltre la
cronaca e dentro le strutture profonde del potere sociale e mediatico.
NUOVE SINTASSI, NUOVI FORMATI, NUOVI PUBBLICI
Dal documentario al teatro, fino ai linguaggi nativi digitali
A completare questo mosaico globale arrivano a Perugia altre figure decisive del
giornalismo investigativo, della riflessione sulle autocrazie, dei nuovi linguaggi e
della trasformazione dei media negli ultimi vent’anni — proprio gli anni attraversati e
spesso anticipati dal Festival Internazionale del Giornalismo.
Tra queste, András Pethő, cofondatore di Direkt36, uno dei pochissimi centri di
giornalismo investigativo in Ungheria non controllati dal potere politico, porterà un
caso esemplare di come l’inchiesta possa cambiare forma e impatto. Il suo
documentario The Dynasty, dedicato all’impero economico della famiglia di Viktor
Orbán, è diventato un fenomeno inaspettato: più di un milione di visualizzazioni in un
solo giorno su YouTube, oltre quattro milioni nei mesi successivi, una risonanza tale
da costringere lo stesso premier ungherese a reagire pubblicamente.
Tra i protagonisti dei nuovi linguaggi del racconto giornalistico ci sarà David
Schraven, editore di CORRECTIV, la principale newsroom investigativa non profit
tedesca. Reporter premiato, autore di graphic report e promotore di grandi inchieste
civiche, Schraven porterà a Perugia una riflessione innovativa sul rapporto tra arte e
giornalismo: come trasformare le indagini in teatro, performance e racconto dal vivo,
per restituire tempo, complessità e profondità a un pubblico sempre più frammentato
e distratto dai social.
Dall’India arriverà Abhinandan Sekhri, cofondatore e CEO di Newslaundry, una
delle realtà indipendenti più riconoscibili del panorama mediatico indiano. La sua
traiettoria professionale, sospesa tra satira, produzione audiovisiva e giornalismo,
aiuta a comprendere come in paesi dove la pressione del potere politico sui media è
fortissima servano al tempo stesso modelli economici indipendenti e nuove forme di
narrazione capaci di costruire rapporto diretto con il pubblico.
A questa riflessione si collega anche la presenza di Aman Sethi, direttore di
openDemocracy, autore e reporter pluripremiato che ha raccontato migrazioni, diritti
del lavoro, nazionalismi, salute pubblica e democrazia in India e nel resto del mondo.
Il suo panel pone una domanda che parla perfettamente ai vent’anni del festival e
alle due decadi di trasformazioni dell’ecosistema mediatico: dopo la viralità, dopo il
dominio delle piattaforme e dopo l’illusione che bastasse raggiungere alcune élite
per produrre impatto, quale spazio resta ai piccoli editori indipendenti?
SICUREZZA, SALUTE MENTALE, RESILIENZA
Il costo invisibile del mestiere
Dall’Italia arriva una delle figure più autorevoli dell’informazione globale: Alessandra
Galloni, direttrice di Reuters e prima donna a guidare l’agenzia nei suoi 170 anni di
storia. Premi internazionali, una lunga esperienza tra Reuters e Wall Street Journal,
Galloni porterà a Perugia una riflessione decisiva sul costo psicologico del mestiere
giornalistico in un tempo segnato da burnout, trauma, minacce autoritarie e
pressione continua: un tema sempre più centrale, perché un giornalista logorato o
messo a tacere dall’esaurimento è anche una voce sottratta allo spazio pubblico.
Quest'anno, per la prima volta, il Festival ospita un Safety Hub, organizzato da
ACOS Alliance in collaborazione con numerose organizzazioni internazionali per la
sicurezza dei giornalisti e dei media. Aperto permanentemente durante il Festival
presso il Centro Alessi, il Safety Hub offrirà un'ampia gamma di attività ed eventi
collaterali volti a rafforzare le conoscenze, le competenze e la resilienza in materia di
sicurezza dei giornalisti. Il Safety Hub fungerà anche da punto d'incontro e centro di
informazione per coloro che desiderano entrare in contatto con esperti e
organizzazioni in materia di sicurezza e scoprire di più sugli strumenti e le risorse a
loro disposizione. Le attività includono seminari sulla sicurezza per giornalisti, analisi
antispyware dei dispositivi (computer e cellulari), prove e dimostrazioni di strumenti
di sicurezza, chatbot e corsi online, nonché opportunità di entrare in contatto con
organizzazioni, esperti e risorse in materia di sicurezza.
GIORNALISMO ITALIANO E NUOVI EQUILIBRI GLOBALI: GUERRE, DIRITTO
INTERNAZIONALE E SFIDE DELL’INFORMAZIONE
Nella giornata conclusiva del Festival Internazionale del Giornalismo, sabato 18
aprile, gli appuntamenti in lingua italiana porteranno a Perugia alcune voci del
panorama giornalistico, accademico e culturale italiano, per interrogarsi sulle
trasformazioni più profonde del nostro tempo. Dalle guerre in corso alla crisi del
diritto internazionale, dalla ridefinizione degli equilibri geopolitici al ruolo
dell’informazione in un ecosistema sempre più frammentato e polarizzato, il dibattito
si concentrerà sui nodi cruciali che attraversano il presente.
Dall’Ucraina al Medio Oriente, dall’Iran all’Africa, all’Afghanistan passando per le
nuove tensioni tra potenze globali e le sfide dell’integrazione europea, il programma
italiano offrirà strumenti di lettura per comprendere un mondo segnato da conflitti
interconnessi, propaganda, disinformazione e trasformazioni tecnologiche. Al centro,
ancora una volta, il ruolo del giornalismo come presidio democratico, spazio di
responsabilità pubblica e strumento essenziale per orientarsi nella complessità.
La giornata di appuntamenti in lingua italiana, comincerà la mattina con
“OSSIGENO – notizie che fanno respirare”, la rassegna stampa in podcast di
Chora News che propone ogni settimana uno sguardo costruttivo sull’attualità,
raccontando non solo le crisi ma anche le soluzioni ai grandi problemi. Il racconto è
affidato alle voci di Francesco Zaffarano, Head of Product di Chora & Will Media, e
Silvia Boccardi, giornalista multimediale e co-fondatrice del collettivo Flares, da
anni impegnata nel racconto di diritti, migrazioni e scenari internazionali.
Tra gli appuntamenti di maggiore rilievo del programma italiano: “Il fronte della
giustizia. Dialogo sulla Corte Penale Internazionale” che metterà a confronto il
giornalismo di frontiera e il diritto internazionale. A dialogare saranno Rosario
Aitala, il magistrato italiano, Primo Vice-Presidente della Corte Penale
Internazionale, firmatario di un mandato di cattura a Putin, e per questo condannato
in contumacia da un tribunale di Mosca, assieme sul palco con Nello Scavo, inviato
di punta del quotidiano Avvenire. L’incontro esplorerà le funzioni e le sfide della CPI
nell’attuale contesto globale, tra tensioni crescenti tra giustizia internazionale e
ragioni di Stato, misure coercitive contro le giurisdizioni indipendenti e necessità di
difendere verità, responsabilità penale e dignità umana. Un confronto sul senso della
giustizia internazionale in un tempo in cui la sua tenuta coincide, sempre più, con la
tenuta stessa della civiltà democratica; il monologo di Roberto Saviano, tra le voci
più incisive e riconoscibili del giornalismo e della cultura contemporanea, da anni
impegnato a raccontare i rapporti tra potere, violenza, criminalità e libertà.
In un tempo segnato da guerre, crisi e trasformazioni globali, il racconto diventa uno
strumento essenziale per comprendere la complessità del presente e avvicinare
mondi solo apparentemente lontani. Il panel 'Il potere delle storie' mette al centro la
forza plasmante delle storie nel dare forma alla realtà e nel costruire nuove chiavi di
lettura del nostro tempo.
A confrontarsi sono Mario Calabresi, giornalista, scrittore e fondatore di Chora
Media, già direttore de La Stampa e la Repubblica, e Francesca Mannocchi,
giornalista e autrice pluripremiata che da anni racconta guerre, migrazioni e diritti
umani dalle principali aree di crisi del mondo.
E ancora: tra memoria e presente, “Anni ’70 – terrore e diritti”, è uno
spettacolo-racconto che attraversa il decennio più lungo e drammatico del
Novecento italiano: anni di sangue, bombe e sequestri, ma anche di conquiste civili
e diritti. A guidare questo viaggio tra ombre e luci della storia repubblicana saranno
Benedetta Tobagi, storica, giornalista e scrittrice, tra le voci più autorevoli nello
studio dello stragismo e della memoria civile italiana, e Mario Calabresi, giornalista
e scrittore, fondatore e direttore di Chora Media. Entrambi figli di vittime del
terrorismo — il giornalista Walter Tobagi e il commissario Luigi Calabresi —
porteranno sul palco anche una memoria personale che attraversa uno dei capitoli
più dolorosi e decisivi della storia italiana.
L’Europa sarà al centro di due incontri. Il primo, “Ucraina: la guerra dell’Europa”,
panel che affronta il conflitto non solo come emergenza militare ma come banco di
prova morale e democratico per il continente europeo. Quattro anni dopo l’invasione
su larga scala, sul fronte ucraino si combatte anche una battaglia per la libertà, la
sovranità e l’autodeterminazione dei popoli. A raccontarla da prospettive diverse
saranno Nello Scavo, giornalista e autore del libro Il salvatore di bambini - Una
storia ucraina; Marta Serafini, inviata del Corriere della Sera, che negli ultimi anni
ha documentato i fronti di guerra dall’Ucraina al Medio Oriente; e Karolina
Chernoivan, paramedica, fixer e fotografa ucraina di Odesa, che collabora con
reporter internazionali e racconta la guerra dal punto di vista di chi la vive nel proprio
Paese. Modera Arianna Ciccone, cofondatrice del festival e autrice di un recente
diario di viaggio in Ucraina pubblicato su Valigia Blu.
Il secondo incontro s’intitola “Fronte europeo: da Tirana a Kyiv, il nuovo impulso
all’integrazione EU”, dedicato a una delle partite più delicate e decisive per il futuro
dell’Unione. La Commissione guidata da Ursula von der Leyen punta ad accelerare
l’allargamento a Est entro il 2029, ma il percorso resta segnato da incognite
geopolitiche, resistenze interne e nodi irrisolti: dalla Moldavia con la questione
Transnistria all’Ucraina ancora in guerra, fino ai Balcani occidentali sospesi da anni
tra promesse e rinvii. A interrogarsi sulle contraddizioni e sulle possibilità reali di
questa nuova stagione europea saranno Andrea Braschayko, giornalista freelance
e studioso di politica dell’Europa orientale, collaboratore di Il Foglio, Valigia Blu ed
East Journal; Francesco Brusa, corrispondente specializzato sull’Europa
centro-orientale e sulla Turchia, collaboratore di MicroMega, il manifesto e
Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa; e Luisa Chiodi, politologa e direttrice
di OBCT, da anni osservatrice attenta delle trasformazioni politiche e civili nello
spazio post-comunista.
Lo sguardo si allargherà poi al continente africano con “La nuova guerra fredda in
Africa”, un incontro che prova a leggere i nuovi equilibri globali a partire da uno dei
territori più contesi del pianeta. Tra sfruttamento delle risorse, conflitti civili, forniture
militari, influenza ideologica e relazioni con le guerre in Ucraina e Medio Oriente,
l’Africa è oggi attraversata da una fitta rete di interessi in cui Stati Uniti, Russia e
Cina si affiancano ai Paesi del Golfo, alla Turchia, all’Iran e ad altri attori regionali. A
raccontare questa geografia del potere, che intreccia vecchie logiche imperiali e
nuove alleanze, sarà Antonella Sinopoli, giornalista e studiosa dell’Africa
subsahariana, oggi collaboratrice di Nigrizia e Valigia Blu, da anni impegnata a
raccontare dal Ghana e dall’Italia le trasformazioni politiche, sociali e culturali del
continente.
Tra i temi centrali del programma italiano anche la crisi climatica, affrontata
nell’incontro “Raccontare e contrastare la crisi climatica in Italia: dati, territori e
responsabilità”. L’Italia è in prima linea nel Mediterraneo che si surriscalda: siccità,
desertificazione, alluvioni e ondate di calore rendono sempre più evidente la
distanza tra gli obiettivi di neutralità climatica e le politiche realmente messe in
campo. Il panel partirà dai dati e dai territori per analizzare i ritardi dell’adattamento e
della mitigazione, ma anche il ruolo del giornalismo nel seguire nel tempo le scelte
politiche e nel rendere visibili responsabilità e occasioni mancate. A discuterne
saranno Elisabetta Tola, giornalista scientifica e data journalist, caporedattrice de Il
Bo Live e voce di Radio3 Scienza; Emanuele Bompan, giornalista ambientale e
geografo, direttore di Materia Rinnovabile; e Sara Segantin, giornalista, scrittrice e
ambasciatrice del Patto Climatico Europeo.
Il Medio Oriente ritorna al centro della riflessione con “Siria, un anno dopo la
caduta del regime”, dedicato a un Paese ancora sospeso tra speranze fragili e
nuove minacce. A più di un anno dalla fine del regime, la democratizzazione avanza
lentamente, la ricostruzione resta bloccata, la giustizia di transizione non è partita e
le tensioni settarie continuano ad alimentare il rischio di nuove fratture. I massacri
sulla costa e a Sweida, le tensioni con le comunità curde e le incursioni israeliane
rendono ancora più instabile il quadro. A offrire chiavi di lettura e testimonianze
saranno Asmae Dachan, giornalista, fotografa e scrittrice italo-siriana, docente di
arabo multimediale all’Università di Macerata e autrice di Diario di Siria; ed Enrico
De Angelis, ricercatore e analista dei media nella regione MENA, cofondatore di
SyriaUntold e consulente per organizzazioni internazionali impegnate nella libertà di
stampa e nello sviluppo dei media.
Un altro dei nodi più drammatici del presente sarà affrontato nell’incontro “Donne
afghane: violate da bambine, negate da adulte”. Dopo il ritorno al potere dei
talebani, l’Afghanistan è precipitato in una delle più gravi crisi dei diritti umani
contemporanei: matrimoni infantili in aumento, istruzione vietata oltre i dodici anni,
espulsione progressiva dal lavoro e cancellazione delle donne dallo spazio pubblico.
A raccontare questa realtà sarà Silvia Redigolo, responsabile comunicazione e
raccolta fondi della Fondazione Pangea ETS, impegnata da anni sul campo nel
sostegno alle donne afghane attraverso programmi di microcredito, formazione e
supporto psicologico. Con lei Laura Cappon, inviata Rai e autrice del podcast Le
ultime dottoresse dell’Afghanistan, che ha raccolto negli ospedali di Kabul, Panshir
ed Helmand le voci di dottoresse e infermiere costrette a lavorare mentre il regime
smantella la formazione delle future professioniste della sanità. Un confronto
necessario su un Paese in cui la negazione dei diritti femminili rischia di trasformarsi
anche in una devastante crisi sanitaria.
La libertà di stampa e le sue condizioni materiali saranno al centro del panel
“Giornalisti sotto attacco: minacciati, querelati, spiati”. In Italia come altrove, fare
giornalismo significa sempre più spesso operare in un clima di intimidazione,
sorveglianza e precarietà, mentre propaganda e disinformazione restringono gli
spazi del dibattito pubblico.
A partire da casi concreti, l’incontro mette a fuoco le nuove forme di pressione che
colpiscono il lavoro giornalistico. Lo racconta Raffaele Angius, giornalista
investigativo di IrpiMedia, che ha indagato il caso dello spyware “Graphite”
sviluppato da Paragon Solutions, riportando al centro il tema della sicurezza delle
fonti nell’era delle tecnologie intrusive. Accanto alle minacce digitali emergono quelle
giudiziarie, come nel caso di Giorgio Mottola, inviato di Report (Rai 3), destinatario
di una richiesta di risarcimento danni da parte di un partito di governo per
un’inchiesta televisiva, in un episodio denunciato come querela temeraria. A
completare il quadro è Amalia De Simone, videoreporter d’inchiesta Rai3 premiata
per il suo lavoro su criminalità e mafie, che porta l’attenzione sulle intimidazioni e sui
rischi concreti affrontati dai cronisti sul campo.
L’Iran sarà raccontato attraverso il prisma della lotta delle donne e della resistenza
civile nell’incontro “Iran: la rivoluzione, la resistenza”. Dalla morte di Mahsa Amini
al movimento Donna, Vita, Libertà, il Paese continua a rappresentare uno dei fronti
più vivi e dolorosi della battaglia contro l’autoritarismo. A offrire prospettive diverse e
complementari saranno Luciana Borsatti, a lungo corrispondente Ansa dal Cairo e
da Teheran, autrice di Iran. Il tempo delle donne; Parisa Nazari, attivista del
movimento Donna, Vita, Libertà, da anni impegnata a raccontare in Italia la
repressione e le lotte dei suoi connazionali; e Paola Rivetti, professoressa associata
di scienze politiche alla Dublin City University e autrice del recente Storia dell’Iran.
Rivoluzione, guerra e resistenza (1979-2025), uscito per Laterza nel 2026.
Il tema dell’autodeterminazione nel fine vita attraverserà invece “Di chi sono i
nostri giorni? La disobbedienza per la libertà dei corpi”, un incontro che
intreccia informazione, memoria e responsabilità pubblica attorno a una domanda
radicale: a chi appartiene davvero il tempo della nostra vita? A guidare il dialogo
sarà Valentina Petrini, giornalista d’inchiesta, autrice e opinionista televisiva, firma
di Millennium FQ e collaboratrice de La Stampa. Al centro dell’incontro la
testimonianza di Vittorio Parpaglioni Barbieri, autore e sceneggiatore che si è
autodenunciato per aver accompagnato la madre Sibilla Barbieri al suicidio assistito
in Svizzera, e di Stefano Massoli, produttore video e attivista per i diritti delle
persone con disabilità e il fine vita, marito della giornalista Laura Santi, protagonista
di una lunga battaglia civile per il diritto all’autodeterminazione. L’incontro è in
memoria di Laura Santi. Gli interventi musicali sono a cura di Pasquale Filastò.
Più inatteso e insieme profondamente politico sarà “La felicità come bene
collettivo e il ruolo dell’informazione”, che si interroga su che cosa significhi oggi
scegliere di stare bene insieme anche nello spazio pubblico del giornalismo. Come si
esce dal circolo vizioso dei social, dei capri espiatori e dell’odio online che
alimentano polarizzazione e profitto per le piattaforme lasciando le persone sempre
più sole? A partire dal libro di Giulia Blasi, La felicità è un atto politico, e
dall’esperienza artistica e politica del duo drag Karma B, il panel esplorerà felicità,
educazione alle relazioni e risposta all’odio online come pratiche concrete e
condivise. A fare spazio alle domande sarà Pasquale Quaranta, giornalista e primo
Diversity Editor d’Italia, per un incontro pop e partecipato pensato anche come
celebrazione dei vent’anni del festival.
La guerra dell’informazione sarà invece il cuore del panel “Guerra ibrida e
propaganda: Russia, USA, Europa”, dedicato alle nuove forme di conflitto che si
combattono non solo sul terreno militare ma anche su quello della cultura, delle
piattaforme digitali e della manipolazione del consenso. Dalla propaganda del
Cremlino alle reti mediatiche e politiche del mondo MAGA negli Stati Uniti, fino alle
nuove destre europee, think tank, campagne di disinformazione e movimenti
grassroots contribuiscono oggi a ridefinire gli equilibri politici globali e a mettere alla
prova la tenuta delle democrazie liberali. A discuterne saranno Tonia Mastrobuoni,
corrispondente di Repubblica dalla Germania e dall’Europa orientale; Giovanni
Savino, storico e docente di storia contemporanea all’Università Federico II di
Napoli, specialista di Russia e nazionalismi nello spazio post-sovietico; e Marco
Arvati, analista e giornalista che collabora con Valigia Blu, con un focus sulla politica
statunitense e sul mondo conservatore americano.
I conflitti contemporanei e i loro intrecci saranno al centro di “Trame di guerra”,
l’incontro che mette in dialogo due inviati di guerra tra i più autorevoli del panorama
italiano. Partendo dal libro Trame di guerra (Mondadori), Lorenzo Tondo,
corrispondente del Guardian dal Sud Italia e reporter di lungo corso sui fronti più
caldi del Mediterraneo e del Medio Oriente, dialogherà con Nello Scavo, inviato di
Avvenire e autore di importanti inchieste sulla guerra in Ucraina e sui crimini contro i
civili. Dall’Ucraina alla Palestina, dalla Siria all’Iran, il confronto proverà a decifrare il
filo invisibile che lega i conflitti globali di oggi: armi, interessi geopolitici, propaganda
e catene di conseguenze che attraversano confini e continenti.
Su Gaza si concentrerà uno degli incontri più delicati dell’intero programma italiano:
“Gaza: raccontare l’impossibile”. In un luogo segnato da assedio, distruzione e
crisi umanitaria, il lavoro dei giornalisti consiste oggi nel trovare le parole, verificare i
fatti e restituire dignità alle storie delle persone mentre la guerra continua. In dialogo
Francesca Caferri, inviata per il Medio Oriente di la Repubblica, e Ruwaida Kamal
Amer, giornalista e filmmaker che vive e lavora a Gaza, metteranno a confronto due
sguardi complementari sul conflitto: quello di chi racconta la guerra per il pubblico
internazionale e quello di chi la vive e la documenta dall’interno, ogni giorno. Un
incontro sul senso stesso del giornalismo in uno dei contesti più complessi e
pericolosi del mondo.
Uno dei capitoli più urgenti della trasformazione contemporanea sarà affrontato in
“IA: etica, norme, potere”. Ora che l’intelligenza artificiale riscrive lo spazio
pubblico, produce realtà personalizzate e modifica profondamente capacità critiche,
creatività, relazioni e vite emotive, la domanda non riguarda più soltanto le regole ma
anche la possibilità di restare umani dentro la mareggiata dell’artificiale. A
interrogarsi sui limiti dell’automazione, sulle norme necessarie e sulle implicazioni
etiche e politiche di questa rivoluzione saranno Bruno Saetta, avvocato esperto di
nuove tecnologie e collaboratore di Valigia Blu, e Fabio Chiusi, ricercatore freelance
e autore del volume La fortezza automatica.