Cosa fare in Umbria per salvare il turismo: le proposte

22.05.2020 11:40 di Redazione Perugia24.net   Vedi letture
Cosa fare in Umbria per salvare il turismo: le proposte

“Tax credit, esenzione dell’Imu, esonero dalla Tosap, voucher vacanza, fondi per la promozione e gli

investimenti, un fondo per il danno indiretto da Covid-19 e le agenzie di

viaggio ed infine ammortizzatori sociali. Il Governo ha dato prova, con

l’ultimo Decreto Rilancio, di considerare il turismo una risorsa strategica

per il Paese, mentre la Regione non ha ancora emanato ordinanze e protocolli

per la riapertura completa del settore, compreso l’extralberghiero,

impedendo di fatto anche i movimenti intraregionali”. I consiglieri

regionali Fabio Paparelli, Michele Bettarelli, Simona Meloni e Tommaso Bori

(Pd) bocciano la politica turistica della Regione nell'attuale fase 2

dell’emergenza e aggiungono che la strategia di promozione scelta 

“rischia di essere del tutto improvvisata ed inefficace, se non è

inquadrata in una strategia generale di rilancio del settore. Assurda poi

appare l’immagine della Cascata, come di altri beni e strutture, veicolati

in TV ma ancora chiusi al pubblico”. “Mentre gli operatori umbri – spiegano i quattro consiglieri Dem - dopo

il Dpcm del 17 maggio, che consentiva la riapertura del settore, attendono i

necessari protocolli e le ordinanze correlate, la Regione invece di

condividere con gli operatori di settore e con il Consiglio regionale un

serio masterplan di azioni da mettere in campo, come prevede peraltro la

legislazione turistica Regionale, improvvisa operazioni di promozione senza

dedicare un solo euro al grido di aiuto delle imprese e di chi vive attorno

al settore. Le imprese chiedono fondi per sopravvivere, per pagare affitti,

canoni e bollette, per affrontare le spese della riapertura e di una stagione

estiva che non dà grandi speranze. E’ sbagliata e anche dannosa l’idea

di assegnare risorse ai Comuni per la promozione e non per la costruzione del

prodotto turistico. Una scelta - avvertono - che fa tornare indietro

l’Umbria di 20 anni, buttando alle ortiche il lavoro fatto sul ‘brand

Umbria’ e sulla promozione unitaria del prodotto correlato”.

“Abbiamo avuto modo – proseguono - di ascoltare il grido di dolore di

numerose associazioni del settore delle ricettività anche nel corso delle

audizioni in seconda commissione mercoledì scorso, dove addirittura hanno

raccontato di aver elemosinato un incontro con la Giunta da settimane, ma

senza successo, rimanendo del tutto inascoltati. Il settore non ha bisogno di

dilettantismo ma di risorse fresche e di concertazione con gli operatori e le

loro rappresentanze”. “La Regione – concludono Paparelli, Bettarelli, Meloni e Bori - deve

stanziare fondi per assicurare la liquidità alle imprese che si trovano a

dover onorare i canoni di affitto, i costi delle utenze, i costi dei

dipendenti. Ma servono anche azioni che possano supportare il mondo dei

lavoratori stagionali, che rischia di subire un pesante contraccolpo con la

riduzione delle presenze. Il settore ha urgente necessità di azioni concrete

e non di pannicelli caldi e la Regione non può voltarsi dall’altra parte.

Servono atti concreti immediati, a partire da protocolli sanitari e procedure

certe, come fatto da tempo in altre regioni, per consentire una riapertura, a

partire dal 3 giugno, in completa sicurezza”.