Ad Assisi celebrati gli 800 anni dalla morte di San Francesco alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

05.10.2026 11:10 di  Redazione Perugia24.net   vedi letture
Ad Assisi celebrati gli 800 anni dalla morte di San Francesco alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Nella solennità del 4 ottobre, festa di San Francesco, tornata ad essere festa nazionale, il mondo si è ritrovato ad Assisi per Francesco e Francesco raggiunge il mondo per ispirare pace, dialogo e cura della casa comune. Migliaia di persone, insieme ad ambasciatori, presidenti di Regione e sindaci di città capoluogo radunate per celebrare gli 800 anni dalla morte del Poverello, e in prima fila il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e il Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi a rappresentare il Governo. Alle 9,35 il presidente Mattarella è arrivato sul piazzale antistante la Basilica Superiore accolto dal custode del Sacro Convento, fra Marco Moroni, dalla Presidente della regione Umbria Stefania Proietti, dal Presidente della Provincia di Perugia Massimiliano Presciutti e dal sindaco di Assisi Valter Stoppini. La santa messa è stata presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi e ha visto l’offerta dell’olio e l’accensione della Lampada Votiva dei Comuni d’Italia da parte del sindaco di Assisi, Valter Stoppini. Il cardinale Zuppi, nella sua omelia, ha affermato: «Francesco scrive ai reggitori delle nazioni perché scelgano la pace. Allora laudato sì, Signore, perché frate Francesco povero è sempre un operatore di pace e rende ricchi gli altri, non possiede tutto perché ama tutto. Noi non staremo mai bene se possediamo ma solo se regaliamo». Dopo la conclusione della celebrazione eucaristica, si sono tenuti i discorsi dalla Loggia del Sacro Convento. Ha parlato anzitutto il Custode del Sacro Convento fra Marco Moroni a nome della Famiglia francescana. Egli ha dichiarato, rivolgendosi in modo particolare agli ambasciatori e ai rappresentanti di Paesi accreditati presso la Repubblica italiana: «Vorremmo ricordare oggi uno scritto poco conosciuto di san Francesco: la Lettera ai reggitori dei popoli: eccellenze, ottocento anni dopo, proprio da Assisi, vorremmo in qualche modo ripetere il suo gesto e affidarvi idealmente una lettera che nasce dalla sua memoria. Vi chiediamo di esserne messaggeri presso i popoli e i governi che rappresentate. [...] Da Assisi e dal mondo sale ancora una richiesta di pace, che la vita di ogni persona vale più di una frontiera conquistata, di un interesse economico difeso, di una supremazia affermata. [...] Ottocento anni dopo la sua morte, dunque, Francesco non ci consegna soltanto una memoria da custodire, ma ci ricorda che è possibile sperimentare la presenza viva dell’Altissimo e buon Signore, Creatore e Redentore, Amore che avvolge ogni creatura. Per questo possiamo ancora credere nella fraternità, quando prevale la contrapposizione; nella dignità di ogni essere umano, quando viene violata; nella cura della casa comune, quando prevale l’interesse immediato; nella pace, quando la guerra torna a essere considerata inevitabile». In seguito ha preso la parola il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Celebrare Francesco, oggi, qui al Sacro Convento, in questo importante anniversario, significa riflettere su un apparente paradosso, forse inspiegabile per una mentalità piuttosto diffusa. Come è stato scritto in una sua importante biografia, Francesco «non offriva una risposta politica alle ingiustizie sociali, al problema del male nel mondo”. Francesco chiedeva solamente di vivere, in povertà, pace e letizia, con i suoi fratelli e le sue sorelle, al seguito di Cristo e vivendo il messaggio del Vangelo, invitando al “privilegio della povertà evangelica”, esortazione che lo rendeva distinto dai movimenti pauperistici dell’epoca. Per questa scelta, radicale e sconvolgente agli occhi del mondo, l’uomo che, per sé e per i suoi seguaci volle la denominazione umile di “frati minori”, è diventato una delle figure più significative, più conosciute, più amate della storia universale». A seguire sui maxischermi è stato trasmesso l’Angelus di papa Leone XIV, che sarà nuovamente ad Assisi tra il 25 e il 27 ottobre prossimo per celebrare il quarantennale dello Spirito di Assisi istituito nel 1986 da San Giovanni Paolo II, durante il quale il Pontefice ha ricordato l’esperienza terrena di Francesco d’Assisi come dell’operaio nella vigna del Signore: «Proprio oggi, nell'ottavo centenario della morte, desidero ricordare un operaio che ha lavorato con gran frutto nella vigna del Signore, San Francesco d'Assisi. A San Francesco, Gesù stesso chiese di riparare la sua Chiesa». Il giorno precedente, sabato 3 ottobre, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli si è tenuta la solenne celebrazione eucaristica “nel Transito di San Francesco”, memoria viva di quella notte del 1226 nella quale Francesco volle essere deposto «nudo sulla nuda terra», consegnando fino all’ultimo respiro la propria vita a Dio. La santa messa è stata presieduta da fra Marco Vianelli, Ministro provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna, alla presenza dei frati, delle autorità religiose, politiche e di numerosi fedeli e pellegrini giunti ad Assisi per vivere uno dei momenti centrali dell’anno centenario. La celebrazione si è aperta con la tradizionale processione delle Confraternite, accompagnate dallo Storico Cantiere di Marino e da Valeria De Luca, Frate Jacopa 2026. Nella mattinata, nel Refettorietto del convento della Porziuncola, De Luca aveva ricevuto il riconoscimento «Frate Jacopa – Rosa d’Argento» 2026, conferito dal Custode della Porziuncola, fra Saul Tambini. Un legame, quello con Jacopa dei Settesoli, che nella memoria del Transito restituisce alla celebrazione la dimensione concreta della cura, dell’amicizia e della prossimità che accompagnarono Francesco negli ultimi giorni della sua vita.