Il grido di allarme della comunità di moldavi e romeni in Umbria per il problema-badanti

01.10.2026 10:28 di  Redazione Perugia24.net   vedi letture
Fonte: Antonello Menconi
Il grido di allarme della comunità di moldavi e romeni in Umbria per il problema-badanti

Interviene Silvia Lavadari, presidente e rappresentante legale della comunità di moldavi e romeni in Umbria. "L’emergenza invisibile delle badanti: se la cura dei nostri anziani perde l’anima tra sfruttamento e ipocrisia - sottolinea - l'Umbria e l’Italia intera affondano in una crisi silenziosa, specchio di una società che si professa moderna ma che, nei fatti, rimane ancorata alla logica dello sfruttamento. Nel 2026 ci raccontiamo di essere evoluti e al passo coi tempi, eppure basta varcare la soglia di migliaia di case per scoprire la vergogna nascosta dell’assistenza agli anziani. Un welfare parallelo e privatizzato, che regge sulle spalle di lavoratrici e lavoratori costretti a subire turni massacranti e umiliazioni economiche. Dalle famiglie si pretende tutto: dedizione totale, reperibilità h24, giorni senza pause e una pazienza che rasenta l’impossibile per gestire responsabilità enormi. In cambio, però, si offre la solita miseria. Cifre che dovrebbero far vergognare chiunque le proponga, ma che vengono accettate per disperazione. È l'emergenza invisibile delle badanti, un settore dove la cura della fragilità rischia di perdere definitivamente la propria anima. Il copione, purtroppo, è sempre lo stesso e si ripete identico nei nostri quartieri e nei nostri borghi. Siamo tutti pronti a commuoverci in pubblico, a riempirci la bocca con parole come "amore per i genitori" o a vantarci della solidità della “famiglia unita”. Ma quando arriva il momento di passare del tempo reale con i nostri vecchi, o di pagare dignitosamente chi se ne prende cura al posto nostro, improvvisamente spariscono tutti. È l’altra faccia della medaglia, quella che nessuno ha il coraggio di ammettere ad alta voce: si fanno i conti sull’eredità, si pianificano i calcoli sul “dopo”, ma si azzera il rispetto per chi, nel presente, si spacca la schiena. Diventa maledettamente comodo lasciare il lavoro pesante agli altri per poi fingersi figli devoti durante le visite della domenica. La verità è nuda e glaciale: non si può parlare di valori se non si rispetta chi lavora. Non si può parlare di civiltà se si paga un professionista della cura come se si stesse comprando un favore sottobanco. E, soprattutto, non si può parlare di amore se si scarica l'intero peso emotivo e fisico sulle spalle di un estraneo sottopagato. C'è una frase scomoda che molti non vogliono sentire, ma che deve diventare il fulcro di una riflessione collettiva: se non puoi o non vuoi pagare il giusto contratto, rimboccati le maniche e fallo tu. Pretendere sacrifici estremi dagli altri quando noi stessi non siamo disposti a farli è la forma più pura e cristallina di ipocrisia.Chi assiste un anziano non è una stampella sociale a basso costo da sfruttare finché serve. È una persona, spesso una donna straniera lontana dai propri affetti, che tiene in piedi ciò che i singoli e lo Stato non riescono o non vogliono gestire. Oggi più che mai serve una scelta di campo: o si paga dignitosamente chi lavora, o ci si mette all’opera in prima persona. Non esistono terze vie, non ci sono scuse né favole da raccontare. Finché questa verità non entrerà nella cultura e nella testa di tutti, tutto ciò che nel 2026 chiamiamo “progresso” rimarrà soltanto un’etichetta vuota. E, come comunità, continueremo a portarne la vergogna. Estremamente attuale e urgente, una realtà difficile con cui purtroppo ci scontriamo ogni giorno.Ci teniamo moltissimo alla pubblicazione di questo pezzo per poter finalmente far sentire la nostra voce e accendere i riflettori su una situazione che merita ascolto e risposte. Il Suo aiuto sarebbe fondamentale per dare risonanza a questa battaglia".