Il calcio e la differenza tra "bene comune" e "bene individuale": l'esempio di Orvietana-Prato
Il pallone è bello, anche, perché alimenta la discussione e il confronto di opinioni non sempre convergenti. E, meno male che ognuno abbia le opportunità per esprimere le proprie idee liberamente. Rimanendo sui binari dell’educazione e del rispetto la comparazione dei pareri può far crescere il livello del dibattito. A esempio, tra una lezione tecnica e una prova tattica non sarebbe male rinfrescare ai giocatori le differenze che esistono tra: “bene comune" e "bene individuale”. Il primo trae la sua dalla filosofia greca, mentre, quello “individuale”, meno datato parrebbe risalire al periodo dell’illuminismo. Accostati a un gioco di squadra, il bene comune si fa preferire, in quanto partecipe della crescita e della valorizzazione di un gruppo con benefici evidenti per tutto ciò che a questo gira intorno. Differentemente dal "bene individuale" che può minare i rapporti alla base vanificando quanto costruito insieme. Il bene comune si sposa bene con “qualità e intelligenza” come hanno ben illustrato due protagonisti della partita fra Orvietana e Prato. Damiano Rinaldini, trequartista in forza alla squadra ospite, ha trenta anni. Ha preso parte a oltre 350 partite fra serie C e D. A Orvieto, prima di ieri, era stato visto con le maglie di Pianese e Grosseto. E’ personaggio nel quale si fondono bene qualità e intelligenza. Venturi, allenatore dei toscani, lo ha lanciato nella mischia solo al minuto 74, al profilarsi del momento decisivo. Esattamente due minuti dopo il fantasista, tra l’altro cresciuto proprio nel vivaio pratese, si è incuneato, palla al piede, in uno stretto corridoio sulla destra. Messi seduti buona parte dei difensori, è andato vicino alla linea di fondo, da dove, egoisticamente, avrebbe anche potuto cercare la conclusione in porta. Ha deciso, invece, per un assist calibrato verso la testa di Cela che ha ben approfittato dell’opportunità segnando il goal della vittoria. Gianmarco Caon, autore della rete per il vantaggio biancorosso e, protagonista abituale per determinazione e impegno, ha avuto fra i piedi il pallone del doppio vantaggio con il quale chiudere i conti firmando una doppietta. Più semplice e costruttivo appoggiare la sfera a Simic, meglio piazzato e con visuale libera. Ha preferito tentare la conclusione personale, facendo prevalere il “bene individuale” intervenuto, però, a suo sfavore come a quello della squadra. Gianmarco ha sei anni in meno rispetto a Rinaldini. Avrà tempo e modo per riflettere e modellare, qualora lo voglia, in maniera diversa tale l’atteggiamento. Cartellino giallo a Riccardo Tilli per non aver resistito in situazione identica, seppur non reiterata e meno eclatante.