Alla giornalista Ilaria Solazzo il "Premio Segni di Pace" assegnato a Palazzo Valentini a Roma
Nella prestigiosa cornice di Palazzo Valentini a Roma, assume particolare rilievo il Premio Segni di Pace a Ilaria Solazzo, con un riconoscimento che rappresenta non solo un traguardo personale, ma anche la conferma di un percorso professionale orientato alla promozione di valori come il dialogo, la cultura e il rispetto reciproco. Nel corso della sua carriera ha realizzato un numero significativo di interviste, distinguendosi per la capacità di entrare in sintonia con i suoi interlocutori. Il suo approccio si fonda su una visione del giornalismo come strumento di conoscenza e relazione. Il Premio Segni di Pace viene infatti assegnato a personalità che si distinguono per il loro contributo alla diffusione di messaggi positivi nella società e attraverso il suo lavoro, lei ha dimostrato infatti come la comunicazione possa diventare uno strumento di connessione tra le persone, superando barriere e differenze. In un’epoca in cui l’informazione tende spesso alla rapidità e alla superficialità, Solazzo sceglie la strada dell’approfondimento, valorizzando le storie individuali e mettendo al centro la dimensione umana. Le sue interviste diventano così occasioni per raccontare percorsi artistici, successi e difficoltà, ma anche per riflettere sul ruolo della cultura nella società contemporanea. Parallelamente all’attività giornalistica, Ilaria Solazzo ha sviluppato anche un percorso nella scrittura, contribuendo con articoli, riflessioni e contenuti editoriali che spaziano dalla letteratura all’attualità culturale. Questo doppio binario – giornalismo e scrittura – le consente di mantenere uno sguardo ampio e articolato, capace di cogliere le trasformazioni e le evoluzioni del mondo dello spettacolo e della comunicazione. Il valore del suo impegno è stato riconosciuto anche attraverso importanti premi e attestazioni. Guardando al futuro, Ilaria Solazzo sembra destinata a rafforzare ulteriormente il proprio ruolo nel giornalismo culturale e nello storytelling contemporaneo. In un contesto mediatico in continua evoluzione, la sua figura si distingue per la capacità di coniugare tradizione e innovazione, mantenendo sempre al centro la qualità dei contenuti. Ed è proprio questa attenzione alla parola, intesa come strumento di verità e relazione, a rendere il suo lavoro significativo e riconoscibile.
Incontriamo Ilaria Solazzo per una conversazione che va oltre il suo percorso professionale, entrando nella dimensione più personale fatta di affetti, luoghi del cuore e valori autentici.
Quali sono i luoghi che sente più vicini al Suo cuore?
"Senza dubbio, le posso dire con sincerità, che l’Umbria occupa un posto speciale nella mia vita. È una terra che considero quasi una seconda casa, non solo per la sua bellezza naturale, ma anche per i legami affettivi che mi uniscono a essa. Ho parenti a cui voglio bene: zii e cugini che vivono in provincia di Perugia... E questo rende ogni viaggio ancora più significativo. Sono fiera dei miei familiari e di ogni loro piccolo e grande successo. A loro auguro di cuore ogni bene".
C’è una città in particolare che la rappresenta maggiormente?
"Direi Assisi. È un luogo che mi trasmette pace e serenità. La figura di San Francesco d'Assisi è per me un punto di riferimento importante: il suo messaggio di semplicità, amore e rispetto per il prossimo è più attuale che mai".
L’Umbria viene spesso definita il “polmone verde d’Italia”. Che rapporto ha con questo territorio?
"È un’espressione che trovo perfetta. In questo “polmone verde” ho costruito negli anni tante amicizie sincere. È una regione che invita alla riflessione, alla lentezza, al contatto autentico con le persone. Ogni volta che vi torno, ritrovo un equilibrio interiore che altrove è più difficile raggiungere".
Quale ricordo particolare legato a una Sua visita ad Assisi?
"Ricordo con grande piacere un pranzo in un ristorante davvero prelibato ad Assisi, gestito da un eccellente ristoratore di nome Andrea. È stata un’esperienza gastronomica straordinaria: mi ha fatto assaggiare diverse specialità umbre, tutte curate nei minimi dettagli. Non era solo cibo, ma un vero e proprio viaggio nei sapori della tradizione".
Quanto conta mantenere vivi i valori legati alla tradizione e all’autenticità?
"Conta moltissimo. Io credo ancora nei valori veri e sani: il rispetto, la sincerità, la gentilezza, l'educazione. In un mondo che corre veloce, penso sia fondamentale fermarsi e riscoprire ciò che conta davvero. L’Umbria, in questo senso, è una maestra silenziosa".
Possiamo dire che questi valori influenzano anche il lavoro?
"Assolutamente sì. Nel mio lavoro cerco sempre di essere coerente con ciò in cui credo...per me è importante trasmettere autenticità e rispetto per le storie che racconto. In Umbria ho intervistato Stefano Lupi, Sauro Pellerucci, Eleonora Pieroni, Folco Napolini, Luca Angelosanti, Francesco Morettini, Eusebio Belli e Cristian Costa, solo per farne alcuni nomi. Tuttavia, nutro grande stima anche per tutti coloro che non posso menzionare: ogni incontro professionale ha avuto per me un valore importante".
In questo anno così significativo, legato alla figura di San Francesco d'Assisi, quale augurio?
"Quello che tutti imparino a pesare le parole. Le parole possono diventare lame affilate se usate con imprudenza e impulsività. Credo sia fondamentale recuperare la capacità di riflettere prima di parlare, essere più empatici e meno duri nei confronti degli altri. Ho vissuto esperienze molto difficili a causa del comportamento di una persona che frequenta un noto santuario. Ritengo che certi atteggiamenti siano lontani dai veri valori cristiani: una persona autenticamente credente non diffonde calunnie né manipola gli altri. Quanto accaduto è stato per me profondamente spiacevole e inaccettabile. Situazioni del genere fanno riflettere su quanto sia importante la coerenza: non basta mostrare simboli esteriori di fede se poi nel cuore e nelle parole si coltivano sentimenti negativi. Personalmente, preferisco ispirarmi agli insegnamenti di Papa Francesco nella vita quotidiana, cercando di agire con rispetto, onestà e umanità, piuttosto che limitarmi a gesti formali privi di autentico significato".
Un ultimo pensiero sull’Umbria?
"È una terra che porto e sempre porterò nel mio cuore. Non è solo un luogo geografico, ma uno spazio dell’anima dove vi torno volentieri ogni volta che ho bisogno di ritrovare me stessa".