Sostenibilità digitale: la chiave per rileggere la scuola e le tecnologie nell’epoca di Covid-19

01.04.2020 22:57 di Redazione Perugia24.net   Vedi letture
Sostenibilità digitale: la chiave per rileggere la scuola e le tecnologie nell’epoca di Covid-19

Da anni si parla di didattica digitale nella scuola, ma per comprenderne davvero l’importanza ed il ruolo è servito scontrarsi con un’emergenza che nessuno pensava di dover vivere. Il Coronavirus ha cambiato le prospettive di tutti: insegnanti, studenti, genitori. Ed ha costretto ad un cambiamento repentino che sconta la difficoltà della scuola di sposare le logiche del digitale. Come spesso succede, e non solo nella scuola, nonostante gli investimenti del Piano Nazionale Scuola Digitale in Italia e i circa 45 miliardi di euro investiti nel periodo 2014-2020 dall’Unione Europea tra Fondo sociale europeo, Fondo europeo di sviluppo regionale e programma Erasmus+ per supportare gli Stati membri in materia di istruzione e formazione nello sviluppo delle competenze digitali, si è compresa l’importanza delle tecnologie digitali attraverso un’emergenza. Emergenza che ha trovato molte scuole impreparate, a volte improvvisate e solo in qualche caso pronte a vedere nel digitale uno strumento fondamentale per continuare a essere scuola. Ma c’è voluta una circolare ministeriale per ribadire che “deve realizzarsi attività didattica a distanza, perché diversamente verrebbe meno la ragione sociale della scuola stessa, come costituzionalmente prevista” e per chiarire che non si può parlare di didattica a distanza quando si provvede soltanto a caricare materiale su un registro elettronico, confidando che i ragazzi lo guardino, e rinunciando completamente all’interazione con questi ultimi.

La scuola digitale esiste?

Il ritardo dell’Italia rispetto al digitale non è certo una novità, vista la quartultima posizione nell’indice europeo DESI da quattro anni a questa parte, non solo per accesso ai servizi digitali ma anche per le competenze in tale ambito. Competenze che per quanto riguarda i docenti, secondo il report Educare digitale di Agcom del 2019 tracciato su dati Miur, porta solo il 47% di questi ad affermare di utilizzare quotidianamente nelle proprie attività formative le tecnologie. Secondo lo stesso rapporto esiste una separazione abbastanza rilevante tra le scuole in cui i docenti utilizzano quotidianamente gli strumenti digitali e quelle in cui il loro impiego è ridotto: nel 17,6% delle scuole l’attività didattica è svolta con tecnologie digitali dall’intero corpo docente quotidianamente, a fronte di uno 0,5% delle scuole in cui è completamente assente un approccio digitale alle lezioni dal momento che nessun docente utilizza tali strumenti. In generale i dati del report Agcom evidenziano la difficoltà da parte delle scuole nel fornire una corretta formazione digitale, aggravata dalla spesso inadeguata situazione infrastrutturale che vede solo il 9% delle suole primarie, l'11,2% delle secondarie di primo grado e il 23” delle scuole superiori ha disponibilità di banda internet di qualità. Solo l’8,6% dei docenti, inoltre, utilizza la Rete per gestire piattaforme di apprendimento interattivo, con una importante eterogeneità sia nel corpo docente che nelle diverse discipline. Dati che portano a pensare che la scuola digitale, purtroppo, sia ancora solo una felice visione di quello che ci si augura diventerà in futuro.

Ripensare la scuola sostenibile

“L’emergenza di questi giorni ha dimostrato che cambiare si può, quando si deve perché costretti. Ma è proprio in questi momenti – sottolinea Stefano Epifani, Presidente del Digital Transformation Institute ed autore del libro Sostenibilità Digitale – che dobbiamo avere la capacità di guardare al cambiamento con razionalità e giudizio. Non possiamo dimenticare che l’attività didattica rappresenta un elemento fondamentale nella crescita dei ragazzi, soprattutto in un momento difficile e confuso come quello che stiamo vivendo. È importante quindi che si ricorra alla tecnologia digitale per ripensare la didattica in un quadro di sostenibilità. Il che vuol dire riconcepire i modelli didattici velocemente - ed auspicabilmente con efficacia - per adattarli a questo nuovo, imprevisto contesto. Per farlo le tecnologie sono delle alleate indispensabili, ma dobbiamo guardare ad esse inserendole in un quadro più amplio, che è quello della sostenibilità digitale. Dobbiamo cioè considerarle strumenti abilitanti per la realizzazione di modelli che siano concepiti per supportare studenti, insegnanti e famiglie. E questo vale in questo momento, ma vale tanto più quanto si voglia considerare questo momento come una fase di cambiamento che è destinata a lasciare il mondo diverso da com’era prima del coronavirus. E se qualcosa di buono dobbiamo sforzarci di trovare in questa situazione, è che ai mille effetti negativi si affianchi quello positivo di averci spinto a riflettere sul ruolo della tecnologia nella società, e lo abbia fatto ispirato ai principi di sostenibilità esplicitati in Agenda 2030, quel quadro di riferimento definito dalle Nazioni Unite che mai come oggi pare attuale anche nei Paesi più sviluppati”.

Quando la banda larga diventa risorsa e strumento di sostenibilità

Non si può non partire dalle basi, ovvero dalla disponibilità della Rete. Come riportato nel libro Sostenibilità Digitale “la banda larga rappresenta una vera e propria infrastruttura di base, trasversale a tutti gli obiettivi di Agenda 2030. Senza banda larga non c’è Rete, e senza Rete non c’è possibilità di sviluppare processi di trasformazione digitale”. Ma senza Rete non è possibile neppure ipotizzare la didattica a distanza e “dare accesso a strumenti di formazione anche nelle aree più remote del globo” come recita il goal 4 di Agenda 2030, diventa impossibile. È bene quindi comprendere oggi il ruolo che sta avendo la rete nelle nostre vite, anche per ricordarci, usciti dall’emergenza, che la sua presenza in ogni scuola deve diventare una vera e propria priorità.

Il cloud computing è strumento di sostenibilità per la scuola

Già oggi gran parte dei servizi digitali utilizzati dalle scuole, come per esempio il registro elettronico, sono figli della tecnologia cloud, che esattamente come la banda larga si considera “tecnologia abilitante”: ovvero indispensabile per lo sviluppo dei servizi che su di essa si basano. Tuttavia, dobbiamo stare bene attenti, quando si scelgono soluzioni nel cloud, non soltanto alla dimensione strettamente inerente le loro caratteristiche tecnologiche. Si deve infatti guardare anche a temi come il rischio di rimanere “prigionieri” della piattaforma scelta per la presenza di eventuali “switching cost”, ossia costi (non soltanto in termini economici) che si devono affrontare quando si decide di cambiare piattaforma. Si deve poi considerare quanto la soluzione in cloud che si sceglie sia aperta ad integrazioni di terze parti, o come sia possibile eventualmente estrarre i contenuti sviluppati al suo interno per gestirli autonomamente, qualora fosse necessario. Insomma, come riportato nel libro di Stefano Epifani, si devono bilanciare bene l’aspetto di chiusura e quello di apertura, consistenti anche nella comodità di fruire di piattaforme gestite da altri nella consapevolezza che ciò comporta affidarsi a servizi proprietari. “La Rete – si legge in Sostenibilità Digitale – nasce e si sviluppa sui concetti di libertà e apertura. Concetti che sono stati elementi fondamentali per il suo sviluppo. Tuttavia, la platform economy ha ridotto il livello di apertura della Rete che, con il predominio delle piattaforme, sta progressivamente rinchiudendo gli utenti in giardini murati tanto belli quanto insidiosi per i loro potenziali effetti”. Ed ecco, allora, che il ruolo della scuola ora più che mai diventa fondamentale, visto che può dare agli studenti e ai cittadini di domani gli strumenti adatti a utilizzare in modo consapevole, non solo da utenti spettatori, servizi e piattaforme utili, ma con meccanismi che devono essere conosciuti per non essere subiti.

I social network sono strumento di sostenibilità per la scuola

A scuola, quando si parla di social network, il pensiero corre subito ai rischi che essi presentano: cyberbullismo, fake news, sexting e così via. Tutti rischi prevenuti – in maniera tranchant – attraverso il semplice divieto di usarli in orario scolastico. Ciò risolve solo una parte del problema (che peraltro in una situazione come quella attuale torna in tutta la sua potenza, visto che i ragazzi non sono fisicamente nella scuola) ma esclude anche la possibilità di comprendere le regole e le dinamiche di strumenti che, ben utilizzati, offrono grandi opportunità. Ne stiamo vedendo oggi – con le famiglie in larga parte segregate in casa – il ruolo come strumenti di coesione sociale. I social network infatti, come spiegato nel libro di Stefano Epifani, diventano “alleato insostituibile per lo sviluppo economico e sociale, purchè se ne comprendano le regole e se ne sfruttino adeguatamente le dinamiche”. E questo vale in occidente, ma anche nei paesi meno sviluppati: nel libro è riportato il caso di Digital Green, progetto attivo in India, Ghana ed Etiopia, basato su un social network “orientato alla condivisione di video finalizzati a informare i piccoli imprenditori agricoli sui loro diritti, e formali al miglioramento delle pratiche agricole attraverso un mezzo semplice e immediato”. Certo, si deve talvolta uscire dal ristretto novero dei social network “mainstream”, quelli più diffusi, e pensare a strumenti più specifici, verticali, pensati per il target di riferimento. Oppure comprendere come, anche quelli conosciuti, possano offrire delle grandi opportunità se adeguatamente sfruttati. In ogni caso i Social Network oggi rappresentano una risorsa che non si può ignorare, nella vita come nella didattica.

La sfida della sostenibilità digitale

“L’emergenza che stiamo vivendo – conclude Stefano Epifani – dimostra come gli obiettivi di sviluppo sostenibile portati avanti da Agenda 2030 ed il Framework dei diritti umani al quale essi si riferiscono, siano tutti attuali e di impatto globale. Troppo spesso abbiamo pensato che mete come “combattere la fame” o “garantire sanità equa per tutti” fossero lontane dalla nostra realtà. COVID-19 ci dimostra come il mondo sia molto più piccolo di quanto ci piacerebbe pensare, e decisamente interconnesso. È così per il Coronavirus, ma è così anche per temi forse meno sentiti (o che riteniamo ci riguardino solo marginalmente) ma parimenti importanti, come il cambiamento climatico o l’istruzione. Temi rispetto ai quali Agenda 2030 pone grande attenzione, e rispetto ai quali la tecnologia rappresenta un portentoso strumento. Ma come ogni strumento, dobbiamo ascriverlo ad un quadro di riferimento più amplio, così che se ne possano comprendere le corrette modalità di implementazione. Cosa vuol dire, quindi, pensare – e ripensare – la didattica e la scuola in questo momento? Vuol dire, ovviamente, capire come ripensare i processi perché siano gestiti a distanza, ma anche e soprattutto comprendere come la funzione che esse ricoprono evolva e sia di supporto in un contesto difficile come quello che gli studenti, le studentesse e le loro famiglie stanno vivendo. Ed in questo il concetto di Sostenibilità Digitale è fondamentale. La tecnologia ha una funzione di rideterminazione profonda sia dei processi che del senso di ciò che si fa a scuola: perché tale rideterminazione contribuisca allo sviluppo di una società migliore non si può prescindere dal ruolo dei principi di sostenibilità utilizzati come guida e sostegno per supportare lo sviluppo tecnologico e, attraverso di esso, della scuola e della società tutta”.