La Sirio Perugia vuol giocare nel "suo" PalaBarton davanti ai propri trofei: quando arriverà l'ok del Comune?
La Sirio Perugia Volley è rinata e vuol tornare a casa, ovvero in quel PalaBarton dove è diventata grande e dopo per prima ha portato la pallavolo internazionale e dove sono esposti tutti i propri trofei. Eppure, ad oggi non si sa ancora dove si allenerà e dove giocherà la formazione iscritta al campionato di serie B1 femminile. La dirigenza del club ha chiesto di poter tornare a disputare le partite nel luogo che l’ha resa immortale, il palasport di Pian di Massiano, suo naturale quartier generale da sempre. L’amministrazione comunale sino ad ora non si è espressa, le lungaggini burocratiche hanno fatto passare tempo inutilmente arrivando all’inizio della preparazione atletica di fatto senza alcuna risposta ufficiale. La speranza è che sia trovata una soluzione, quella che tanti tifosi che si sono innamorati della pallavolo grazie alla Sirio si aspettano, anche perché gli spazi serali per potersi allenare ci sono e le partite al sabato non costituiscono un ostacolo agli impegni delle attuali squadre di serie A. La sensazione, però, è che questa operazione sia osteggiata proprio dalle squadre maggiori, e che gli uffici competenti siano stati messi sotto scacco proprio da queste. Nel frattempo, le settimane scorrono e la formazione dell’allenatore Fabio Bovari si è trovata costretta a cominciare le sedute tecniche in altra sede. Manca solamente un mese dal fischio d’inizio ufficiale della competizione, un tempo breve che dovrebbe essere utilizzato per familiarizzare con il proprio campo da gioco, privare la squadra del ruggito del proprio pubblico e degli appassionati sarebbe inaccettabile. La burocrazia non può e non deve congelare la passione, né può tenere in ostaggio l'identità di un intero movimento sportivo. Restituire il palasport alle biancorosse è un atto dovuto alla città, alla sua storia. Oltre che per la squadra maggiore del club, ci sono degli interrogativi anche per il settore giovanile. La campagna pubblicitaria messa in piedi dalla dirigenza ha riscosso successo e sono fioccate tante iscrizioni per il minivolley, ma anche sotto questo aspetto la richiesta di spazi per poter svolgere l’attività non hanno avuto risposta. La questione qui è delicata perché le famiglie devono poter organizzare gli impegni dei propri figli (scuola, catechismo, musica, corsi di lingua, ecc.) ed hanno necessità di sapere subito come incastrare gli orari. Adottare metodi pratici di pianificazione condivisa e stabilire una routine quotidiana chiara è ciò che tutti auspicano, ma per trasformare questo desiderio in realtà serve un impegno da parte delle istituzioni, le quali sono chiamate a dare un supporto strutturale per non lasciare le famiglie da sole a gestire il peso della logistica quotidiana. È necessario scongiurare la concentrazione della gestione delle palestre pubbliche nelle mani di pochi soggetti, garantendo un accesso equo e pluralista agli spazi sportivi comunali.