Giocare in casa aiuta davvero? Cosa dice la scienza sul fattore campo
Giocare in casa, davanti al proprio pubblico, specialmente in ambito calcistico, è davvero un vantaggio?
In Serie A, il fattore campo viene considerato anche nel calcolo delle quote scommesse, ma quanto pesa davvero? E soprattutto, cosa ci dice la scienza?
Il fattore campo non è un bonus fisso e non dipende soltanto dal pubblico. Giocare davanti ai propri tifosi può influenzare la prestazione della squadra e, in determinate circostanze, anche le decisioni arbitrali. Ma quando si parla di Home Advantage entrano in gioco altri fattori quali la familiarità con lo stadio, l'assenza di lunghi spostamenti, le abitudini della squadra e le caratteristiche dell'ambiente in cui si disputa la partita.
A fornire un'occasione unica per separare almeno alcuni di questi fattori è stata la pandemia di Covid-19. Per diversi mesi, infatti, molte partite professionistiche si sono disputate a porte chiuse, in un contesto ideale per un esperimento naturale: le squadre continuavano a giocare nel proprio stadio, ma senza il sostegno del proprio pubblico.
I risultati mostrano che l'assenza degli spettatori può ridurre una parte del vantaggio casalingo, ma non lo elimina completamente.
La definizione di Home Advantage
Il concetto di vantaggio del fattore campo, definito con l’acronimo HA (Home Advantage), ha attirato diverse ricerche nell’ambito della psicologia dello sport, contribuendo a chiarire la reale portata del fenomeno.
Il fenomeno è osservabile quando, nel lungo periodo, una squadra ottiene risultati migliori giocando nel proprio stadio rispetto a quando gioca in trasferta. Le possibili spiegazioni sono diverse e possono essere divise, in maniera semplificata, in due gruppi.
Da una parte ci sono i vantaggi oggettivi del giocare in casa: la squadra non deve affrontare un lungo viaggio, conosce il terreno di gioco e mantiene le proprie abitudini pre-partita.
Dall'altra c'è il cosiddetto crowd effect, cioè l'effetto prodotto dalla presenza del pubblico. I tifosi possono influenzare la prestazione dei giocatori, aumentare la pressione sugli avversari e, secondo diversi studi, condizionare anche alcune decisioni arbitrali.
Queste componenti sono difficili da separare quando ogni partita viene disputata davanti a uno stadio pieno.
La pandemia ha però modificato completamente le condizioni dell'esperimento.
Stadi vuoti: un esperimento naturale sul fattore campo
Il periodo delle partite a porte chiuse ha permesso ai ricercatori di osservare quello che succede in mancanza di una delle principali differenze tra una partita in casa e una trasferta: la presenza del pubblico.
Uno degli studi citati nella letteratura sul fenomeno è quello di Sors, Murgia, Agostini e colleghi, che ha analizzato proprio il rapporto tra pubblico e decisioni arbitrali (lo studio su PubMed).
Il principio è semplice: se una parte del vantaggio della squadra di casa dipende dalla pressione esercitata dagli spettatori, in uno stadio vuoto questa componente dovrebbe ridursi.
Cosa è successo senza il pubblico?
Uno studio particolarmente ampio ha analizzato 4.844 partite appartenenti a 15 campionati di 11 Paesi, confrontando il periodo precedente alla pandemia con quello delle partite disputate senza spettatori.
I risultati hanno evidenziato una riduzione del vantaggio della squadra di casa durante le partite a porte chiuse, sia in termini di punti conquistati sia per alcuni indicatori della prestazione (studio scientifico sulle partite a porte chiuse).
Il pubblico sembra inoltre avere un ruolo particolarmente interessante nelle decisioni arbitrali, ma la ricerca non dichiara che gli arbitri "favoriscono" volontariamente la squadra di casa. Si parla invece del possibile fenomeno di bias inconscio prodotto dalla pressione ambientale. Con uno stadio rumoroso, l’arbitro prende le decisioni all'interno di un ambiente nel quale decine di migliaia di persone possono reagire contemporaneamente a ogni avvenimento. Quando si elimina il pubblico diminuisce la differenza tra le sanzioni assegnate alle due squadre: si registrano cambiamenti soprattutto nell'assegnazione di falli e cartellini e in alcune decisioni più sensibili della partita.
Quali altri fattori fanno la differenza?
Anche con uno stadio completamente vuoto, la squadra di casa continua a giocare nel proprio ambiente. Tra i possibili fattori ci sono:
familiarità con il campo: dimensioni e caratteristiche del terreno di gioco;
assenza del viaggio: evita alla squadra di casa spostamenti e cambiamenti di routine;
conoscenza dello stadio e degli spazi: spogliatoi a contesto della gara;
routine pre-partita: non varia da quella abituale;
fattori psicologici: la sensazione di giocare nel proprio ambiente;
pressione esercitata sul pubblico avversario: quando i tifosi sono presenti.
L’impatto di ognuno di questi elementi può cambiare a seconda del campionato, dello stadio e della partita. L’Home Advantage non può quindi essere considerato come una percentuale identica per tutte le squadre.
E il fattore campo? É lo stesso in tutti gli stadi?
No. Uno stadio particolarmente capiente e rumoroso può creare una pressione diversa rispetto a un impianto sportivo con un pubblico meno numeroso. Allo stesso modo, la distanza che la squadra ospite deve percorrere può avere un peso maggiore in alcune competizioni rispetto ad altre.
Per questo motivo sarebbe riduttivo considerare il fattore campo come un semplice moltiplicatore da applicare automaticamente al risultato di ogni partita. È più corretto considerare il vantaggio casalingo come una variabile, non una costante.
E in Serie A?
Il calcio italiano offre un caso particolarmente interessante perché le peculiarità degli stadi sono molto diverse tra loro. Capienza, distanza dagli spalti, atmosfera, affluenza, temperamento delle tifoserie e caratteristiche dell'impianto possono cambiare sensibilmente da una città all'altra.
Per stabilire se gli stadi di proprietà generano di fatto un maggiore Home Advantage servirebbe un'analisi statistica specifica. Non basta quindi che una squadra ottenga molti punti in casa per attribuire automaticamente il risultato al fattore stadio o pubblico.
Quanto conta davvero giocare in casa?
La conclusione più corretta è meno semplice del vecchio concetto del "dodicesimo uomo". Giocare in casa offre ancora un vantaggio, ma non esiste un unico fattore in grado di spiegarlo.
Il pubblico è una componente importante, può influenzare l’atmosfera della partita, la prestazione dei giocatori e alcune decisioni arbitrali. Gli studi sulle partite a porte chiuse hanno fornito alcune delle prove più interessanti proprio perché hanno permesso di osservare cosa succede quando questa componente viene improvvisamente eliminata.
Tuttavia il vantaggio casalingo non scompare del tutto. La squadra continua a beneficiare della familiarità con il proprio stadio, dell'assenza del viaggio e di una routine consolidata. Inoltre, l'entità dell'Home Advantage può variare sensibilmente in base al campionato, alla squadra e all'ambiente.
La domanda non è se giocare in casa favorisca o meno la vittoria, ma quali siano gli elementi che rendono una partita in casa diversa da una trasferta e qual è il peso di ciascun fattore.