Attenzione: anche le criptovalute entrano nel calcolo dell'Isee

19.01.2026 22:55 di  Redazione Perugia24.net   vedi letture
Attenzione: anche le criptovalute entrano nel calcolo dell'Isee

Negli ultimi anni le criptovalute sono state percepite come un mondo parallelo rispetto alla fiscalità “tradizionale”. Con l’ultima manovra, però, questo confine viene definitivamente superato: le criptoattività entrano ufficialmente nel calcolo dell’ISEE, diventando a tutti gli effetti parte del patrimonio rilevante ai fini delle prestazioni sociali.

Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma di un cambio di paradigma che può avere effetti concreti su famiglie, giovani investitori e contribuenti che finora non avevano mai collegato criptovalute e accesso ai benefici pubblici.

Per capire cosa cambia davvero, lo abbiamo chiesto a Filippo Angeloni, consulente finanziario indipendente di Athena SCF. Con sede a Perugia, ma operante in tutto il territorio nazionale.

Fino a oggi, l’inclusione delle cripto nell’ISEE era una zona grigia. In assenza di una previsione esplicita, molti contribuenti non le consideravano nel patrimonio, mentre altri le inserivano in via prudenziale. Con le nuove regole, non c’è più spazio per interpretazioni: le criptovalute entrano formalmente nel perimetro ISEE e devono essere dichiarate.

Il valore da indicare non è banale. Il criterio previsto ricalca quello già utilizzato per i conti finanziari: si considera il maggiore tra il valore al 31 dicembre e la giacenza media annua, convertendo ovviamente il controvalore in euro. Questo passaggio introduce una complessità operativa significativa, soprattutto per chi ha effettuato più movimenti durante l’anno o utilizza più piattaforme.

“Molti sottovalutano questo aspetto”, spiega Angeloni. “Calcolare correttamente la giacenza media di un portafoglio cripto non è immediato e difficilmente è un’operazione che si può improvvisare. Ma l’impatto sull’ISEE può essere rilevante, anche con patrimoni non enormi.”

Il punto centrale è che l’ISEE non misura la capacità di produrre reddito, ma la disponibilità patrimoniale. Di conseguenza, anche cripto detenute in ottica di lungo periodo, senza alcuna vendita o realizzo, possono influenzare l’accesso a bonus, agevolazioni e prestazioni sociali: dall’assegno unico a contributi universitari, fino a riduzioni su servizi pubblici.

Questo passaggio segna un cambio di approccio più ampio da parte dello Stato. Le criptovalute non vengono più trattate come un fenomeno marginale o residuale, ma come asset patrimoniali a tutti gli effetti, da includere nei meccanismi di valutazione della ricchezza complessiva del nucleo familiare.

Secondo Angeloni, il rischio principale è la sottovalutazione: “Molti investitori cripto non si rendono conto che oggi il tema non è solo la tassazione delle plusvalenze. Anche senza vendere nulla, la semplice detenzione può avere conseguenze indirette molto concrete.”

L’inserimento delle cripto nell’ISEE si inserisce infatti in un contesto più ampio di maggiore tracciabilità e integrazione con il sistema fiscale, che nei prossimi anni sarà rafforzato anche da strumenti come la DAC8 e lo scambio automatico di informazioni tra intermediari.

Il messaggio che emerge è chiaro: l’epoca in cui le cripto vivevano in una sorta di limbo amministrativo è finita. Questo non significa demonizzare lo strumento, ma richiede un livello di consapevolezza e pianificazione più elevato rispetto al passato.

“Oggi – conclude Angeloni – chi investe in criptovalute deve ragionare come chiunque altro detenga asset finanziari: sapere dove impattano, come vengono valutati e quali effetti producono nel tempo. Ignorare questi aspetti non è più un’opzione.”