Domani Walter Sabatini presenterà a Perugia il proprio libro autobiografico insieme a Valerio Mastrandrea
Walter Sabatini, tra i più noti direttori sportivi del calcio italiano, presenterà il proprio libro autobiografico domani, mercoledì 12 aprile, alle ore 18 (non più quindi venerdì come annunciato in un primo momento) all’Università per Stranieri, in quella che sarà sarà l’anteprima della decima edizione del festival di letteratura ispano-americana, in programma dal 7 all’11 giugno tra Perugia e Castiglione del Lago. Insieme a Sabatini, a parlare del suo Il mio calcio furioso e solitario (Edizioni Piemme), in uscita l’11 aprile, l’attore e regista Valerio Mastandrea. Ex calciatore, straordinario talent scout, dirigente di Lazio, Palermo, Sampdoria, Inter, Bologna, ma soprattutto dell’amatissima Roma e, recentemente, della miracolosa Salernitana, Sabatini non ha mai temuto di essere considerato eccessivo, visionario, scontroso, persino maledetto. Per lui vita e pallone sono inesorabilmente intrecciati, in una matassa che solo ora ha deciso di dipanare tra le pagine di questo libro intriso del suo stile inconfondibile, scritto in forma di lettera al figlio Santiago ma capace di svariare da Totti a Pasolini, da Pelé a García Márquez, da Spalletti a Joyce. Un racconto da cui emergono tutto il suo genio e tutta la sua sregolatezza, che rievoca senza ipocrisie splendori e miserie dello sport nazionalpopolare per eccellenza. E insieme la storia personale di Sabatini, fatta di momenti drammatici e di fallimenti più che di riconoscimenti: la storia di un uomo tormentato e controcorrente, «cervello di sinistra, corpo di destra», ma rimasto fede le al bambino che durante le estati al mare sognava il clima invernale della Serie A, fra nebbia, stadi e pallone. “Il calcio è una tragedia, con le sue sconfitte mortifere, carriere ribaltate per un calcio d'angolo sbagliato, tiri sbilenchi in tribuna, speranze di intere comunità frantumate. Se Eschilo e Sofocle, o lo stesso Shakespeare, avessero conosciuto il calcio, avrebbero rappresentato le loro tragedie mettendo negli anfiteatri calciatori e allenatori, e il pubblico a rappresentare il coro”.