In Italia si registra l'aumento di nuovi positivi al Coronavirus: ma cosa sta accadendo?

26.02.2021 19:00 di Redazione Perugia24.net   Vedi letture
In Italia si registra l'aumento di nuovi positivi al Coronavirus: ma cosa sta accadendo?

In sette giorni i casi di nuovi positivi al Coronavirus sono aumentati del 10% con spie rosse in 41 province. Il numero di decessi è rimasto sostanzialmente stabile preoccupa la risalita della curva, +3,5%, delle terapie intensive. Cosa è accaduto, dunque, nella settimana dal 17 al 23 febbraio? È successo che siamo alle porte della terza ondata, quella delle varianti. Lo spiega il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta che ieri ha diffuso i dati del monitoraggio indipendente della Fondazione. Dopo 4 settimane di stabilità nel numero dei nuovi casi si rileva un’inversione di tendenza con un incremento che sfiora il 10%, segno della rapida diffusione di varianti più contagiosi. La progressiva diffusione della variante inglese sta determinando impennate di casi in ben 74 Province su 107, ma quelle che destano più allarme sono le 41 Province dove l’incremento dei nuovi positivi supera il 20%. È la mappa delle spie rosse dove, secondo tutti gli esperti, è indispensabile identificare tempestivamente i focolai e chiudere facendo tante zone rosse ad hoc. O così o il lockdown generale. Troppe fiale di vaccino – una su quattro secondo l’ultimo report del ministero della Salute – restano nei frezeer. In cima alla classifica dei nuovi contagi c’è la provincia di Frosinone, nel Lazio, che passa da 2,2% nuovi positivi della settimana tra il 10 e il 16 febbraio al 95,1% della settimana dopo. Al secondo posto la provincia di Fermo, nelle Marche, che addirittura passa da -53,7% a +83,8 ma anche in Toscana le cose non vanno affatto bene: nella provincia di Arezzo il trend registra da -7,5% nuovi casi positivi a 83,1%, in quella di Siena da 20,7% a 64,7%. In Emilia Romagna Bologna balza da 15,9% a 49,9%. Sul fronte ospedaliero, l’occupazione da parte di pazienti Covid supera in 4 Regioni la soglia del 40% in area medica e in 8 Regioni quella del 30% delle terapie intensive, che, a livello nazionale, dopo 5 settimane di calo fanno registrare un’inversione di tendenza. Sul picco dei contagi pesano non solo le varianti ma anche la lentezza di messa a regime di una vera campagna di vaccinazione di massa. Ci sono difficoltà organizzative e una situazione molto diversa da regione a regione. «Non a caso – aggiunge Gili – è stato somministrato solo il 14% delle dosi di Astrazeneca, destinate a persone «fuori» da ospedali e Rsa come insegnanti e forze dell’ordine di età inferiore a 65 anni». E poi ci sono i vaccini che mancano: le dosi inizialmente previste per il primo trimestre 2022 sono dimezzate, da 28,3 a 15,7 milioni. Il premier Mario Draghi avrebbe detto che non ci sono «scuse» per le aziende farmaceutiche che dimezzano le forniture. Intanto i dati di ieri del ministero della Salute indicano che il numero dei nuovi casi di infezione da SarsCoV2 è balzato a 19.886 in sole 24 ore: il 21% in più rispetto ai 16.424 del giorno precedente.