Lutto nel calcio umbro: con Vittorio se ne va un gran bel pezzo di storia

01.01.2021 17:49 di Redazione Perugia24.net   Vedi letture
Lutto nel calcio umbro: con Vittorio se ne va un gran bel pezzo di storia

Il mondo del calcio umbro piange Valde Vittorio Aisa. Come scrive Nicola Agostini su Eccellenzacalcio.it, si è spento nella notte, ad 84 anni, dopo aver combattuto con una malattia, lo storico presidente del Todi. Nei 30 anni della sua gestione, il club biancorosso ha scritto pagine indelebili del calcio umbro arrivando a sfiorare la serie C. Ma, parlando di Valde Vittorio Aisa, i risultati sono la minima parte del personaggio. Figura dal carisma incredibile, mai fuori posto nelle dichiarazioni, capace di gestire la società allo stesso tempo come un’azienda ma con l’affetto che un padre riserva ai figli. Il ricordo del presidentissimo affidato a due simboli del calcio tuderte, Massimiliano Belli e Lorenzo Tarpani.
LE PAROLE DI MASSIMILIANO BELLI - “Per me Valde Vittorio Aisa – sottolinea Massimiliano Belli - è stato un secondo padre. A lui sono legate le mie fortune calcistiche ma, soprattutto, la mia esperienza lavorativa. Ha sempre avuto una grandissima fiducia in me e io lo ringrazierò per sempre. Mi legano a lui mille ricordi, da lui ho imparato praticamente tutto. Indimenticabili i viaggi di lavoro in macchina. Lui alla guida, io seduto a fianco. Quando iniziavamo a parlare di calcio, che fosse Todi o Milan, l’altra sua grande passione, si concentrava talmente tanto che perdeva la cognizione di cosa stesse facendo. E’ capitato più di una volta, così, che a luglio ci trovassimo a fare 10 km in macchina con il tergicristallo acceso con un solo che spaccava le pietre. Ed era dura farglielo notare. “Presidente, ha visto che sole?” E lui si metteva a ridere… Persona di una generosità fuori dal comune. Non sono mai riuscito a dargli del tu per una forma di rispetto che si riserva solo ai grandi uomini come lo è stato lui”.
IL RICORDO DI LORENZO TARPANI - “Valde Aisa è stato una mosca bianca nel mondo del calcio. Non l’ho mai sentito alzare la voce in tutti questi anni. Anche quando le cose non andavano bene, ti parlava guardandoti in faccia senza mai urlare. Poche parole, misurate, che ti arrivavano dritte. Credo che abbia vinto meno di quello che avrebbe meritato. Avremmo e avrei potuto dare ancora di più per un presidente come lui. Mi vengono in mente due flash immediati. Il primo risale al 18 aprile 2014, la domenica in cui mi premiò, insieme a Vittorio Spazzoni, per i 250 gol con la maglia del Todi. Appena consegnata la targa mi disse: “Via, non perdere tempo, vatti a scaldare che adesso devi segnarne altri 250 con questa maglia”.
Il secondo ricordo risale al 2007. Io ero a Nocera, lui voleva che tornassi a Todi. Avevo parlato col ds Filippo Montori ma non ero convinto di tornare. A quel punto il presidente mi portò in azienda, dove non ero mai stato, mi fece accomodare nel suo ufficio, chiuse la porta e mi disse con la sua pacatezza, sorridendo: “Tu lo sai, sì, che adesso finché non firmi a vita per il Todi, non usciamo da questo ufficio?”. E da quel giorno non me ne sono più andato...”.