Citata per danni perchè rimasta incinta! La storia di Lara, pallavolista con il desiderio di diventare madre...

11.03.2021 13:21 di Redazione Perugia24.net   Vedi letture
Fonte: Antonello Menconi
Citata per danni perchè rimasta incinta! La storia di Lara, pallavolista con il desiderio di diventare madre...

Questa storia è talmente incredibile che sembra pura finzione. Ed invece è la verità. La pallavolista Lara Lugli ha reso pubblici i problemi legali nati con la dirigenza della sua squadra in seguito a una sua gravidanza. La storia si riferisce alla stagione 2018-2019, quando Lugli giocava per il Volley Pordenone in B-1 (oggi chiamato Maniago Pordenone), di cui era anche capitana. La vicenda ha riportato al centro della discussione il mancato riconoscimento del professionismo femminile e del lavoro sportivo e l’assenza di garanzie e tutele, compresa quella per la maternità. Nel 2018-19, quando aveva 38 anni, Lara Lugli giocava con il Volley Pordenone. All’inizio di marzo comunicò alla società di essere incinta, e il suo “contratto” fu interrotto. Un mese dopo ebbe un aborto spontaneo. I problemi legali iniziarono quando Lugli chiese alla società il saldo dello stipendio di febbraio, mese in cui aveva continuato a giocare e ad allenarsi regolarmente. Dopo una serie di richieste inevase, il suo avvocato inviò un’ingiunzione di pagamento alla quale la società rispose con un atto di citazione. L’accordo sottoscritto da Lugli prevedeva la risoluzione dello stesso per giusta causa in caso di gravidanza. L’atleta era tenuta «ad astenersi da comportamenti che in qualsiasi modo» potessero «essere in contrasto con gli impegni assunti» e il mancato rispetto delle obbligazioni avrebbe portato a dei provvedimenti «proporzionali alla gravità delle singole inadempienze», cioè sanzioni pari al 10 per cento del compenso mensile. Nell’atto di citazione della società si dice che a seguito del ritiro di Lugli «la squadra aveva avuto un calo di risultati» e che gli sponsor si erano ritirati: il «comportamento» di Lugli, si legge, aveva dunque causato «un danno» alla società che nell’atto era stato anche quantificato.

Nell’atto di citazione si dice anche: «La signora Lugli che all’epoca dell’ingaggio aveva 38 anni compiuti, ha taciuto al momento della trattativa contrattuale la sua intenzione di avere dei figli». E dunque, in conclusione, si dice: considerando «la violazione della buona fede contrattuale», la risoluzione del contratto e «il danno causato» l’importo della sanzione andrà calcolato almeno nella misura di quello stipendio di febbraio non corrisposto. Nel post su Facebook, Lugli dice che il suo contratto, «come succede a tutte le atlete in questo paese», si era interrotto quando lei aveva comunicato la gravidanza: «Anche se non sono una giocatrice di fama mondiale, questo non può essere un precedente per le atlete future che si troveranno in questa situazione, perché una donna se rimane incinta non può conferire un danno a nessuno e non deve risarcire nessuno per questo».

Franco Rossato, presidente del Pordenone, ha risposto che «solo quando è arrivata l’ingiunzione di pagamento» loro si sono opposti e hanno «attivato le clausole del contratto. Citare le parole del freddo atto serve a farci sembrare dei mostri, quando invece ci siamo solo difesi di fronte alla richiesta di un rimborso non dovuto».