Giovanni Tedesco racconta Luciano Gaucci "Ci bacchettava, ma perchè ci voleva bene..."

04.02.2020 12:25 di Redazione Perugia24.net   Vedi letture
Giovanni Tedesco racconta Luciano Gaucci "Ci bacchettava, ma perchè ci voleva bene..."

Giovanni Tedesco ai microfoni di “Stadio Aperto”, trasmissione di TMW Radio, parla dello scomparso presidente Gaucci, della sua carriera da calciatore e delle nuove sfide nelle vesti di allenatore.

Che presidente è stato per te Luciano Gaucci?

“Tante volte si parlava di Gaucci come persona vulcanica, ma io avendolo vissuto da vicino so come era dal punto di vista umano. Alla firma del contratto tutti dovevamo mettere il telefono fisso a casa in modo che ci potesse rintracciare sempre per motivarci in qualsiasi momento, ci bacchettava perché ci voleva bene e pensava anche alle nostre famiglie oltre che solo a noi in quanto calciatori. In quel Perugia sono passati tanti giocatori e allenatori importanti grazie a lui. Il problema di questi presidenti vulcanici sono le persone che si mettono attorno che poco capiscono di calcio e condizionano gli atteggiamenti”.

Quale episodio, legato a Gaucci, custodisci con più affetto?

“Se devo dire un momento dico la vittoria dell’Intertoto. Abbiamo battuto squadre di livello internazionale, è stata un’annata fantastica. Ricordo che dopo un Real Madrid-Roma dove grazie ad un gol di Totti, i giallorossi batterono i madrileni campioni d’Europa in carica mi chiamò e mi disse che se nel fine settimana avessimo battuto la Roma saremmo diventati campioni d’Europa. Alla fine del primo tempo vincevamo per 2-0 e poi pareggiammo 2-2. Negli spogliatoi ci disse che non eravamo campioni ma eravamo co…(ride,ndr)”.

Ti piacerebbe allenare il Palermo?

“Si, è un mio sogno allenare il Palermo. Spero che un giorno questo mio desiderio si possa avverare. Per quanto riguarda il presente del Palermo, sento dire che non gioca bene al calcio. Io penso che l’importante sia vincere per uscire da questa categoria, giocare bene al calcio è difficile in queste categorie”.

Nella tua carriera hai visto tanti giocatori talentuosi, chi ti ha impressionato di più?

“Ne ho visti tanti, ma quello che più mi ha impressionato è stato Batistuta. Ricordo che avevo 20 anni e lui era incredibile anche dal punto di vista umano oltre che tecnico. Miccoli era un talento naturale e Cavani era fisicamente un mostro e aveva sempre fame di gol, ma se devo indicare un calciatore che alla prima partita mi ha stupito per l’approccio dico Javier Pastore. Il suo modo di accarezzare la palla e di muoversi mi ha emozionato”.

Come è stata la tua esperienza a Malta?

“È una mentalità differente, una cultura calcistica differente. È un campionato in grande crescita e diversi allenatori italiani si stanno avvicinando alle squadre maltesi. Io nella mia esperienza mi sono tolto anche delle soddisfazione in Europa League. È un’esperienza che consiglio perché a me è servita per crescere come allenatore, ora però mi piacerebbe allenare in Italia e credo di essere pronto”.