Podista fermato per due mesi dalle gare con l'accusa di una spinta (?) ad un giudice

11.09.2019 16:44 di Redazione Perugia24.net   Vedi letture
Fonte: Carlo Caravelli
Podista fermato per due mesi dalle gare con l'accusa di una spinta (?) ad un giudice

Fosse accaduto nel calcio, in pochi ne sarebbero rimasti incuriositi. Ma se una squalifica (che non sia di doping) viene emessa nel podismo, ovvio che possa destare perlomeno un po' più di interesse. Ebbene, un podista è stato sanzionato con 60 giorni di stop dalle gare perché avrebbe dato una spinta ad un giudice in occasione della procedura di iscrizione, per di più di un altro atleta della propria società. Il fatto sarebbe avvenuto in occasione della gara di Solomeo dello scorso 24 marzo e lo stesso giudice ha poi inviato un esposto alla Fidal nazionale. In realtà però lo si è scoperto solo ora, visto che quella mattina nessuno si è accorto della spinta. Tra l'altro l'incolpato non si è presentato a Roma (per motivi di lavoro) alla seduta del tribunale federale Fidal, non fornendo così direttamente la propria versione dei fatti. Lo stesso giudice, che era alla sua prima gara (o quasi) si è forse sentito più frustrato che offeso da una frase (smentita dal diretto interessato) del tipo “la Fidal ti tiene solo per compassione...”. Secondo quanto si è appreso attraverso la memoria difensiva, il fatto sarebbe avvenuto con il giudice stesso nemmeno interessato alla procedura di iscrizione, in quanto al momento anche inoperoso e in disparte. Si sarebbe quindi intromesso in maniera provocatoria, nemmeno interpellato, nel discorso tra il podista ed un'altra giudice, inducendo lo stesso podista a chiedere se lui 'stava lì solo per compagnia' e ricevendo la risposta 'io sono giudice e posso farlo'. Secondo lo stesso podista "qui sarebbero terminati i contatti con lo stesso giudice". Negando il benchè minimo contatto fisico ed anche quindi la spinta. Secondo i giudici, il podista ha agito “con inosservanza dei principi di lealtà, probità, correttezza sportiva e disciplina”. Appare forse più realistico, a titolo informativo, quanto si legge nella memoria difensiva. “Sarebbe stata mia intenzione reperire testimoni per avvalorare quanto accaduto, ma, semplicemente, mi è impossibile farlo non potendo avere un fatto su cui poter realmente testimoniare, né che vi sia stato uno scambio verbale con toni alti. Rimango sorpreso per il fatto che a fine gara, al momento delle premiazioni, mi sono intrattenuto a conversare con lo stesso giudice ed altri in un contesto di assoluta tranquillità. Se avessi avuto la sensazione di aver urtato la sensibilità dello stesso giudice non avrei avuto alcuna difficoltà a porgere le mie più sentite scuse in uno spirito di amicizia, di educazione e di collaborazione sia per lo spirito del quieto vivere ed anche per far parte di un mondo come quello dell'atletica leggera che privilegia l'aspetto sociale dello star bene insieme”. Non c'è dubbio che si tratta di una vicenda tutto sommato singolare…

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